|
|||||||
|
|
Voglia di libertàdi Giovanni Basini - 24 dicembre 2006 L'amore per la libertà è globale. E' stato questo il messaggio della manifestazione del 21 dicembre di fronte all'ambasciata iraniana di Roma, promossa da una folta schiera di movimenti politici giovanili e realtà associative. Ogni violazione di libertà, ogni impedimento ai giovani di poter intervenire direttamente nel dibattito pubblico deve poter stimolare l'azione di chi opera, con la sua attività, politica o civile, nel variegato universo del confronto tra opinioni. Per questo, i primi a dover cogliere la responsabilità di intervenire devono essere proprio i movimenti giovanili. Forza Italia Giovani questa responsabilità l'ha percepita. Ed il 21 dicembre, sotto la guida della coordinatrice nazionale Beatrice Lorenzin e dal segretario generale Francesco Pasquali, era in piazza. Il movimento è stato ben supportato anche dalla presenza del coordinatore nazionale del partito, Sandro Bondi, e del capogruppo alla Camera, Elio Vito. Era necessario farlo, non solo per il fatto in sé, ma anche per ribadire un concetto base applicabile nella questione mediorientale. La via da seguire, per rendere liberi questi popoli e questi Paesi, non è di certo il piagnisteo terzomondista, che rovescia ciecamente la colpa di situazioni totalitarie addosso all'Occidente, per poi ricadere in una sistematica indulgenza verso chi, in quei Paesi, la dittatura la esercita davvero; è invece una costante affermazione della difesa dei diritti umani. Come afferma Nathan Sharansky, nel suo In difesa della democrazia, non è che questi popoli non vogliano la libertà e la democrazia. Semplicemente, la loro negazione si è integrata in essi. Tramite la repressione, la paura e la rassegnazione. La via per uscirne, dunque, è continuare a far vedere che coloro i quali conoscono quella libertà e quella democrazia si fanno carico di affermarle anche dove non sono presenti. E tutto questo è ancora più positivo se a farlo sono i giovani. E' una generazione, questa, che non cade nelle contraddizioni dell'ideologia giovanilista, che parla del futuro a mo' di slogan. Ma è una generazione che si fa anche carico del presente, per poter crescere e decidere al meglio. Lo vediamo a Teheran in questi giorni (dove sfidare un governo che incarcera persino i blogger può vuoler dire mettere a repentaglio la propria vita), ma l'abbiamo visto in Libano, con migliaia di giovani che scendevano in piazza dopo l'assassinio di Hariri, rivendicando il loro «no» ad un'occupazione siriana che, con la luogotenenza di Hezbollah, strozzava la loro possibilità di crescere in un Paese libero in cui è possibile affermarsi grazie alle proprie scelte, non in conseguenza ad un'adesione a determinate posizioni. Lo stesso, poi era avvenuto in Ucraina, dove il movimento arancione, formato per lo più da giovani, chiedeva elezioni vere. E' per questo che la globalizzazione può voler dire promozione di diritti umani; il fulcro di tutto questo devono essere le giovani generazioni. Il fondamentalismo, il terrorismo e l'ideologia si rivolgono soprattutto a loro, perché cercano di piegarle a strumento dei propri obiettivi politici. La politica di Ahmadinejad ne è un esempio: sollevando l'incubo sionista, cerca di convogliare la veemenza del suo popolo contro un nemico esterno e, soprattutto, cerca di maturare una generazione alimentata dall'odio. I giovani iraniani si stanno rifiutando di crescere così. E tutti i giovani liberi hanno ora la responsabilità e il dovere di supportarli. Giovanni Basini |
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.191 del 18/12/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||