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6 marzo 2008
 
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L'equivoco del dissenso

di Armando Pannone - 4 gennaio 2007

E' utile ricordare ai militanti e simpatizzanti comunisti, specialmente ai più giovani, che il dissenso è parte organica ed essenziale di ogni democrazia moderna. Così com'è previsto e regolamentato dagli ordinamenti statuali, costituisce uno stimolo per l'azione politica di governo e contribuisce ad elevare il tasso di partecipazione dei cittadini. Inoltre, proponendo su temi controversi diversa interpretazione e soluzione, esercita un'azione importante di critica costruttiva che giova sicuramente ad arricchire la coscienza civile collettiva. Il dissenso non è dunque appannaggio della sinistra.

Chi non è d'accordo, o è contro, comunque in dissenso, anche esprimendolo con insulti e sbeffeggiamenti pesanti, sappia di essere liberale. Il problema delle attuali società evolute non è tanto il dissenso quanto la sua degenerazione, che sfocia in manifestazioni violente, antisistemiche, ma questo è altro tema. Quello che qui importa sottolineare è che coloro che credono di essere contro, affascinati dal volto eroico del comunismo ribelle, eternamente giovane, col mondo in tasca e la libertà negli occhi, non incarnano l'ideale comunista, bensì quello liberale. Il comunismo, infatti, è per sua natura totalitario. Non ammette dissenso. Di nessun genere, ad ogni costo. Pena la sua stessa sopravvivenza. Il comunismo reale è quello filtrato clandestinamente in Occidente dai poeti, dagli scrittori e dai dissidenti russi, riga dopo riga, con le parole intrise nel dolore e nel sangue. Pagine in cui respiravi i singhiozzi per la libertà al di là del Muro, le umiliazioni morali e le privazioni materiali respirate con l'aria fredda e il gelo della cortina. Che strano. Noi giovani occidentali sognavamo una società libera, eguale, guardando al mito russo (e rosso) come all'ideale da inseguire e da attuare. Le battaglie per il sei politico, il Sessantotto, le grandi adunate sindacali, le conquiste sociali.

I giovani al di là del Muro, invece, sognavano quello che avevamo noi: il lusso di poter imprecare contro il sistema, i politici, case decenti, niente file e nessuno che ti denunci al partito. Già, perché il dissenso occidentale, filosovietico, era idealizzato, rinchiuso in una torre d'avorio inattaccabile dal tempo e dalla verità. Nei Paesi comunisti, sino alla perestrojika, nessuno poteva lamentarsi. Nessuno poteva andarsene. Solgenicjin, Sakharov, sono nomi che forse non dicono niente ai giovani di oggi che discutono di libertà sui blog. Forse sono stati dimenticati anche dai giovani di un tempo, che pure, in Europa, discutevano di politica ad ogni angolo o ne scrivevano. I due giganti russi del pensiero libero che ho citato erano (sono) esempi, persone che hanno osato ribellarsi all'opprimente cappa di omogeneizzazione del pensiero, lottando per la libertà d'espressione. Hanno fatto filtrare nella nostra comoda porzione d'Europa il ritratto vero di un regime comunista che non ammette sorriso né speranza. Non ha nessun interesse per l'uomo né per la sua libertà. Arcipelago Gulag, Una giornata di Ivan Denisevic sono testi che bisognerebbe leggere e commentare per comprendere il dramma di chi ha vissuto nell'incubo di una denuncia per attività sovversiva, anche anonima, spesso falsa, ed è sparito in Siberia per anni, nei campi di lavoro e rieducazione. Rieducazione, una parola infame. Significa doversi pentire del proprio modo di pensare e di essere, rinunciare ad esprimersi da uomo libero. Il più grande delitto verso l'umanità.

Tutto questo dolore, queste umiliazioni, queste battaglie di libertà per testimoniare di se stessi e del proprio diritto a vivere e ad esistere come essere umano, i giovani comunisti di oggi non li hanno vissuti. Considerano naturale parlare di politica, andare in piazza, magari insultare gli avversari. Beh, non è così. Stanno solo esercitando in modo liberale un diritto conquistato a caro prezzo da generazioni di vittime del pensiero unico che li hanno preceduti. Sta a questi giovani non svilire questo patrimonio di idee ed impegnarsi in un dissenso colto, costruttivo e sereno con le altre espressioni politiche, per onorarne la memoria ed il sacrificio.

Il socialismo democratico ha senz'altro un posto di rilievo nella tradizione politica europea. Allo stato, acquisita la tendenza al bipolarismo come naturale evoluzione democratica del sistema, può ben contrapporsi, ideologicamente, alla cultura liberale. Le due componenti possono alternarsi, coesistere, scontrarsi. Odiarsi no, mai.. Gli uomini vanno, le idee restano. Se lo scopo è il benessere materiale e spirituale dell'uomo, nella sua condizione personale e collettiva, si può ben indirizzare il dissenso verso forme costruttive di critica e di progetto sociale condiviso. Fare qualcosa per e non contro, a prescindere. Ciò che si deve combattere non è il diverso, il pensiero dell'altro. E' il non potersi esprimere. E' il crimine di un sistema contro la libertà.

! Armando Pannone
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