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In cammino verso lo sviluppoI quindici anni della BERS e le lezioni apprese dal processo di transizione verso la democrazia e l'economia di mercato nei Paesi ex comunistidi Raffaele Boldracchi - 6 gennaio 2007 La Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) é una istituzione finanziaria internazionale fondata nel 1991 a seguito dell'abbattimento del Muro di Berlino e controllata da due istituzioni europee e da 60 Paesi, tra cui l'Italia. Lo scopo della BERS é quello di promuovere la transizione verso la democrazia e l'economia di mercato per i Paesi dell'Europa centro-orientale, dell'ex Unione Sovietica e della Mongolia. A fine 2005, la BERS aveva firmato investimenti per un totale di oltre 30 miliardi di euro relativi a progetti il cui costo totale superava i 50 miliardi di euro (www.ebrd.com). Per festeggiare i 15 anni d'attivitá, la BERS ha organizzato, assieme al Royal Institute for International Affairs (Chatham House) di Londra, una conferenza durante la quale sono stati presentati i primi findings del rapporto «Life in transition: a regional survey» preparato dalla BERS, in collaborazione con la World Bank, e basato su 29.000 interviste rappresentative delle popolazioni dei suoi Paesi di operazione. I risultati di questo survey riguardano la percezione dell'impatto del processo di transizione sulla vita delle persone con specifico riferimento alla loro vita prima dell'inizio del processo di transizione, ai loro timori odierni ed al futuro dei loro figli. Il processo di transizione é stato assai complesso ed irto di difficoltá, come confermato dal rapporto «Life in transition: a regional survey» con i suoi risultati relativi all'impatto percepito, al tipo di sistema politico «ideale» ed al livello di corruzione esistente nei vari Paesi. Solo il 30% degli intervistati sarebbe incline a credere di vivere meglio adesso che a fine anni '80 ma, nonostante questa percezione, la maggioranza degli intervistati si mostra soddisfatta della sua vita attuale e pensa che i figli vivranno una vita migliore. Un secondo aspetto degno di nota riguarda il fatto che, quando richiesti di commentare sul tipo di sistema politico - democratico o «autoritario» sull'attuale modello cinese - e sul sistema economico preferito tra economia di mercato e pianificazione centralizzata, la grande maggioranza delle preferenze vada ad un sistema che combini democrazia ed economia di mercato, con poche preferenze per il modello cinese che associa un sistema autoritario all'economia di mercato. Questi risultati variano grandemente da Paese a Paese. Mentre i Paesi di recente adesione alla UE mostrano di dare una chiara preferenza (ma non l'unanimitá) a democrazia ed economia di mercato, gli altri Paesi mostrano interessanti variazioni. Alcuni Paesi ad uno stadio di transizione non molto avanzato (come Montengro e Mongolia) mostrano un supporto entusiastico per democrazia e libero mercato identificati nella panacea alle loro attuali difficoltá; Paesi dove un nuovo sistema democratico ed economico é stato introdotto, ma in concomitanza con scandali, crisi politiche e crescita della corruzione (come Russia e Armenia), mostrano un livello assai inferiore di supporto ed é ancora grande l'attrazione verso un governo di «uomini forti». Un discorso a parte merita la percezione della corruzione: il 63% dei nuovi Paesi membri della UE, il 75% di quelli dell'Europa sud-orientale ed il 63% dell'ex URSS e Mongolia pensano che il livello attuale di corruzione non sia inferiore a quello di fine anni '80. I risultati del survey vanno associati al grado di successo registrato dalle istituzioni dei vari Paesi nell'assicurare un'efficace messa in atto del processo di transizione. La BERS, in uno studio cofinanziato con il Giappone, ha cercato di trarre lezioni sul ruolo delle istituzioni in relazione alla crescita economica, al mercato del lavoro, al settore finanziario e al fare impresa. Democrazia e rispetto del diritto, valori condivisi, meritocrazia e supporto alla integrazione internazionale sono cruciali per crescere economicamente. Per le istituzioni politiche preposte a supportare una crescita economica sostenibile é rilevante il potere assicurare l'esistenza di un solido sistema di checks and balances attivi sia sul livello legislativo che su quello esecutivo. Altrettanto importanti sono la stabilitá costituzionale e l'esistenza di forti diritti politici e libertá civili che permettano lo sviluppo di valori democratici. In questo contesto, é fondamentale che le istituzioni politiche trovino i loro fondamenti in un insieme di valori e convincimenti largamente diffusi tra la popolazione. Accenti troppo marcati sulla equitá distributiva potrebbero avere degli indesiderati effetti economici. E' dimostrabile che i Paesi che pongono, nella loro politica dei redditi e dei salari, una maggiore attenzione al merito mostrano una maggiore crescita economica rispetto a quei Paesi dove l'accento é invece posto sulla tendenza a garantire un minimo reddito a larghi strati della popolazione lavorativa indipendentemente dal merito. Le politiche commerciali devono essere accompagnate da istituzioni che garantiscano la messa in atto degli accordi internazionali e che siano pronte a supportare il cambiamento - particolarmente in relazione al mercato del lavoro - richiesto da una efficace integrazione internazionale. Il processo di transizione é ancora in itinere e molti Paesi non hanno ancora completato il processo di transizione da una iniziale allocazione del lavoro poco efficiente ad una piú efficiente. Questo processo, associato ad una serie di problemi macroeconomici - quali la messa in atto di politiche monetarie restrittive, o i ritardi nel mettere in atto le riforme necessarie per rispondere ai negativi effetti della crisi finanziaria russa del 1998 - potrebbero avere contribuito ad un aumento della disoccupazione ancora a due cifre in troppi Paesi in transizione. Persistono larghi strati di disoccupati che mostrano le caratteristiche della non occupabilitá, con capacitá professionali non in linea con quanto richiesto dal mercato del lavoro, o con profili professionali di disoccupati che vivono nelle regioni «sbagliate». Il rapporto indica come i Paesi con maggiori tassi di disocupazione potrebbero esserlo per avere delle istituzioni che non hanno identificato e/o messo in atto le politiche occupazionali piú appropriate. Il processo di transizione richiede cambiamenti nelle modalitá con cui i capitali vengono allocati ai vari investimenti e la trasformazione da un sistema bancario controllato dallo Stato ad un insieme di banche orientate al mercato. Questa metamorfosi richiede la messa in atto di tutta una serie di riforme comprendenti, inter alia, una liberalizzazione dei servizi finanziari, la ristrutturazione e la privatizzazione di banche pubbliche, l'entrata sul mercato di nuove banche, anche straniere, e lo sviluppo di leggi e regolamenti finanziari. Questo processo é stato compiuto, o é in corso d'opera, nei Paesi in transizione contribuendo a migliorare l'efficienza del sistema bancario e grazie all'introduzione di nuovi prodotti finanziari, arrivando anche a semplificare l'accesso al credito per milioni di micro e PMI, autentico motore dello sviluppo. Restano tuttavia aperte diverse sfide. Ovviamente, la prima e piú immediata sfida sará - per le banche nazionali dei nuovi Paesi membri - quella di sapere resistere alla maggiore pressione concorrenziale posta dal mercato interno. Un sostegno alla competitivitá delle banche nazionali dovrebbe venire da un continuo progresso nell'attuazione di riforme legali e normative che incoraggino il consolidamento di piccole banche a carattere regionale per potere raggiungere economie di scala. Il mercato deve comunque restare aperto e competitivo, favorendo o, almeno, non frapponendo ostacoli all'entrata di banche straniere. I Paesi meno avanzati nel processo di transizione hanno ancora un sistema bancario parzialmente controllato dalla mano pubblica e questi Paesi dovranno apprendere come gestire questa transizione nel settore bancario dall'esperienza dei Paesi piú avanzati nel processo di transizione. Le performances delle imprese nazionali sono cruciali per una sostenibile crescita e le imprese devono essere sostenute dalle istituzioni nei loro sforzi per migliorare la competitivitá internazionale. La ricerca della BERS ha identificato cinque fattori chiave per il miglioramento della competitivitá delle imprese e per assicurare un'efficace sinergia tra istituzioni, pressioni competitive e sviluppi tecnologici. Fondamentale é la necessitá di ridurre il gap tecnologico al fine di potere competere con gli altri Paesi piú avanzati. Ovviamente, come perseguire l'obiettivo dipende strettamente da quanto sia largo il gap da riempire e dalla capacitá del sistema Paese a reperire le necessarie risorse. La competizione é benefica ed agisce sulla produttivitá delle imprese esistenti con tre modalitá: la minaccia dell'arrivo sul mercato nazionale di nuove imprese puó aumentare l'efficienza delle imprese esistenti, l'arrivo di nuove imprese e la scomparsa di imprese esistenti implica, generalmente, la sostituzione di imprese a bassa produttivitá con imprese a maggiore produttivita, e le nuove imprese possono insegnare, indirettamente, alle imprese esistenti come migliorare la loro efficienza. Privatizzazione=migliori performances. Nei Paesi in transizione, le imprese private mostrano, generalmente, migliori risultati delle imprese statali. Nuove imprese, inoltre, mostrano migliori risultati delle imprese privatizzate. Investimenti esteri diretti come catalizzatore dello sviluppo economico. Gli IED possono aiutare il Paese ad accelerare la riduzione del gap tecnologico e possono portare al miglioramento delle capacitá manageriali con uno spillover effect. Ovviamente, le istituzioni devono garantire agli investitori la certezza del diritto nella protezione degli investimenti e regole trasparenti senza interferire nelle attivitá delle imprese private. La qualitá del cosiddetto «business environment» gioca infine un ruolo fondamentale nelle attivitá delle imprese anche se alcuni aspetti sono piú importanti, cambiando caso per caso, degli altri. Generalmente, sono quattro i fattori determinanti nella definizione di un business environment favorevole agli IED: politico (stabilitá, democrazia, coesione), economico (contesto macroeconomico, accesso al credito, fiscalitá, etc.), sociale (criminalitá organizzata, microcriminalitá, corruzione, forza dei sindacati, etc.), tecnologico (disponibilita di personale qualificato, brevetti esistenti, etc.). Raffaele Boldracchi |
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Ragionpolitica, periodico on line n.193 del 3/1/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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