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I record di Benedetto, un Papa che sa parlare al cuore (e alla ragione) degli uominidi Gianteo Bordero - 6 gennaio 2007 I numeri parlano chiaro: nel 2006, secondo i dati diffusi dalla Prefettura della casa pontificia, Benedetto XVI ha stabilito un clamoroso record di presenze dei fedeli agli Angelus, alle udienze generali, alle celebrazioni liturgiche in san Pietro, con un totale di oltre 3 milioni e 222 mila persone accorse ad ascoltarlo. Perfino le performances di Giovanni Paolo II sono state doppiate. Papa Ratzinger, considerato da gran parte dei media, al momento della sua elezione, come un rigido inquisitore, come un freddo teologo che avrebbe trovato difficoltà nel comunicare con le «grandi folle» a cui aveva abituato il suo predecessore, si sta dimostrando invece come un punto di riferimento e d'attrazione eccezionale del nostro tempo, un uomo capace di affascinare e conquistare chi lo ascolta. Ma quali sono le ragioni di tale «successo»? La prima ragione è che, contrariamente a quanto sostenevano coloro che conoscevano solo superficialmente il cardinale Ratzinger, Benedetto XVI possiede un carisma della parola fuori dal comune: sa comunicare a un tempo in modo semplice e profondo. Semplice, perché riesce a farsi comprendere da chiunque vada ad ascoltarlo e perché riesce a rendere chiaro con poche parole il senso dei suoi discorsi e della sua proposta; profondo, perché introduce chi lo ascolta in un cammino di approfondimento, di scoperta, di ri-meditazione delle sue parole. E' un dono raro, questo. Tanto che lo stile oratorio e di scrittura di Papa Ratzinger, il suo modo di argomentare, viene studiato e proposto come modello nella sua Germania. Ma c'è una ragione ancor più profonda che spiega il record di presenze stabilito da Benedetto XVI, una ragione che va oltre la forma e lo stile con cui egli sa attrarre a sé milioni di persone. Che cosa va dicendo, da ormai quasi due anni a questa parte, Joseph Ratzinger al nostro tempo, ai cristiani come ai non cristiani? Qual è la sua proposta? A che cosa mirano i suoi discorsi? Lo ha detto lui stesso, neppure troppo velatamente, in molti dei suoi interventi: nel tempo del relativismo dogmatico, in cui niente è più considerato come certo e vero se non una strana «dittatura dell'io e delle sue voglie», in cui «al crescere delle nostre possibilità (tecnologiche e di manipolazione della vita, ndr) non corrisponde un uguale sviluppo della nostra energia morale», in cui la stessa dignità umana e la stessa natura umana vengono minacciate (teoricamente e praticamente) sin nei loro fondamenti, l'uomo non smette di cercare, non smette di avere fame e sete della verità e della certezza, non smette di sentire dentro di sé l'urgenza di un significato, di una risposta alle domande e ai drammi della vita. Per questo la proposta di Benedetto XVI è, come i suoi discorsi, semplice e profonda, punta a far riscoprire a un tempo gli aspetti essenziali della natura umana e del cristianesimo, per mostrare che fede e ragione non sono in contrasto l'un con l'altra, che ciò che la ragione così intensamente e ardentemente cerca ha trovato, nella storia, una risposta, un compimento, una «incarnazione». Per questo, con tanta insistenza, Papa Ratzinger denuncia i limiti di quella cultura dominante che, prima ancora che rappresentare una minaccia per la fede, è una minaccia per l'uomo e per la sua felicità: riducendo lo spazio e le possibilità della ragione «a ciò che è misurabile e sperimentabile», questa cultura tende a privare l'uomo di ciò che veramente conta, di ciò che veramente può aprirgli le porte del significato, della gioia, dell'eternità. Da qui l'invito ai cristiani di «vivere una fede che proviene dal Logos, dalla Ragione Creatrice, e che perciò è anche aperta a tutto ciò che è veramente razionale», e l'inviato ai laici a vivere e a pensare «veluti si Deus daretur, come se Dio ci fosse», perché «il tentativo, portato all'estremo, di plasmare le cose umane facendo a meno di Dio ci conduce sempre di più sull'orlo dell'abisso, verso l'accantonamento totale dell'uomo». E' in questa proposta che stanno le ragioni del «successo» di Benedetto XVI, spesso ignorato dai media ma non da coloro che, con il cuore semplice e pieno di desiderosa attesa, corrono tutte le domeniche o i mercoledì ad ascoltarlo, a far tesoro delle sue parole, per risentire in esse l'eco viva di una Presenza che sola può colmare quel bruciante desiderio di verità, di felicità, di bellezza che nessun potere umano e nessun dominio tecnico potranno mai estirpare del tutto dal cuore dell'uomo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.193 del 3/1/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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