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6 marzo 2008
 
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La verità del Vangelo è la verità della pace

di Raffaele Iannuzzi - 9 gennaio 2007

Benedetto XVI è un genio cristiano. La sua teologia, omogenea alla tradizione cattolica, apre spazi inediti di originalità, nel senso più radicale del termine: ricomprensione dell'origine della realtà. Un'origine non originata, come teorizza un pensatore cattolico molto vicino al Pontefice, Ferdinand Ulrich. La tematizzazione della pace prodotta dal teologo Ratzinger è della medesima struttura teologica della dottrina tradizionale, alla quale viene a sovrapporsi, con un nuovo accento non più riducibile ad ideologia clerical-progressista, l'idea di Maritain e di Paolo VI dell'umanesimo integrale. La pace viene così ricondotta alla duplice radice teologica ed antropologica. La radice teologica è data dalla creazione di Dio assunta, al modo dei Padri greci, alla redenzione; la radice antropologica viene desunta dalla creaturalità della persona, che veicola un fondamento naturale imprescindibile per cogliere il vertice della cultura moderna, la soggettività, il soggetto, l'io.

Benedetto XVI fonda la pace sulla relazione originaria fra il Creatore e Redentore e la creatura, all'interno della quale si esprime la natura della persona, non un dato ideologico o soggettivistico, ma, al contrario, il segno tangibile di una «grammatica naturale», impermeabile tanto all'ideologia quanto all'astratta metafisica naturale. Il teologo Ratzinger è, come al solito, perfettamente coerente con la sua teologia del Lògos Ragione-Amore, senza, d'altro canto, trascurare il dramma storico della guerra, generatore di un'inquietante assenza di ordine religioso e violenza contro la persona, e, insieme, l'equivoco del pacifismo irreligioso, ideologico e gnosticheggiante, frutto del «secolo» elevato a cifra del senso ultimo della storia. Enzo Bianchi è il teorico clerical-progressista di questo emotivismo pietistico di origine gnostica.

La pace, per contro, nell'ordito filosofico-teologico declinato nel discorso del Papa, torna decisamente a sostanziare la verità dell'ordine naturale e della persona. Un ordine omogeneo e profondamente estraneo al relativismo nichilistico, definito giustamente e rigorosamente violento e disumano, figlio di una degenerazione ideologica della filosofia illuministica dei diritti umani. Questi ultimi sono retoricamente proclamati ed assunti, con protervia ideologica, come corpi estranei alla verità della creazione e dell'ordine naturale scaturente dall'azione creatrice libera e gratuita di Dio. Benedetto XVI elabora, così, una serrata critica all'Onu come sistema positivistico di diritto e imposizione di un formalismo dispotico. Un dispotismo legale fondato su base procedurale. In questa posizione filosofica, la razionalità critica del Papa si avvicina spontaneamente agli esiti ultimi del pensiero occidentalista ed anti-formalistico della Magli, che associa correttamente la deriva anti-cristiana e nichilista del'Europa all'invasione islamica del nostro vecchio e stanco Continente. Diversi linguaggi per affermare, con il medesimo accento critico, la deriva nichilistica e, paradossalmente, colma di relativismo autocratico, ormai dominante in Europa e nei nuovi «apparati ideologici di Stato» (Althusser).

Il Vangelo della verità cattolica diventa, nell'ordine del discorso finemente intessuto da Benedetto XVI, un nuovo lessico della laicità. Al linguaggio laico si deve infine un nuovo significato della parola più equivoca del nostro tempo, la parola «pace». Un linguaggio laico prodotto in un singolare laboratorio politico, la Chiesa di Dio. Non si tratta della teologizzazione della politica, l'ennesima ideologia clericale, secondo Papa Ratzinger, ma, ben più produttivamente e radicalmente, della ridefinizione di un'intelligenza della fede aperta alle vicende della storia, un intellectus fidei capace di rideclinare, come criterio di intelligenza della storia, il grande disegno filosofico-teologico dell'enciclica Fides et ratio di Giovanni Paolo II. Se per Glucksmann il nichilismo ha due facce, una attiva ed una passiva, una che genera morte e un'altra che la subisce, come fa oggi l'Europa, per il genio cristiano che parla alla storia ed alle civiltà il problema è la falsa certezza del relativismo dei diritti, la pulsione disgregatrice ad essa immanente, il falso fondamento del diritto positivo, l'anti-umanesimo tardomoderno.

La secolarizzazione è già memoria antica, in gioco ora è l'esito ultimo di questo plurisecolare fenomeno, la cancellazione di qualsiasi residuo di razionalità organicamente legata alla natura umana ed alla vita. Neanche il nazismo pagano riuscì in tale impresa; si sta rivelando realizzabile nei documenti eurocratici e dell'Onu. Anche arrraverso il postulato ideologico e gnostico della «pace». La risposta a questa offensiva ideologica non è la teologia clericale o la contrapposizione frontale, ma la ragion critica moderna alleata del secolo moderno, il Lògos di Cristo diffuso nell'arena tragica e creatrice della storia.

! Raffaele Iannuzzi
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Ragionpolitica, periodico on line n.194 del 9/1/2007
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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