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6 marzo 2008
 
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La Chiesa nel mirino

di Gianteo Bordero - 9 gennaio 2007

Quanto novello fervore cattolico - persino reazionario, a tratti - e quanto improvviso zelo anticomunista nei titoli dei giornali italiani che ieri in prima pagina rilanciavano la vicenda delle dimissioni dell'arcivescovo di Varsavia, monsignor Stanislaw Wielgus, e della sua collaborazione con i servizi segreti polacchi negli anni del regime rosso! Sembra, di colpo, che le punte di diamante del laicismo nostrano, folgorate sulla via di Damasco, abbiano preso a cuore la buona causa dell'anticomunismo e dell'ortodossia cattolica, scavalcando a destra perfino l'ultra-conservatore (a detta loro) Ratzinger. Ma, appunto, trattasi soltanto di apparenza. Vediamo perché.

Che cosa muova questa nuova crociata moralista e zelantemente rigorista è presto detto: colpendo Wielgus, i nuovi dottori della legge vogliono colpire la Chiesa, riversando ancora una volta (come tutte le volte in cui, per un verso o per l'altro, se n'è presentata l'occasione o soltanto il pretesto) sulla Chiesa nel suo insieme le colpe e gli errori dei suoi membri. Ricordate l'anno 2000 e i cosiddetti «mea culpa» di Giovanni Paolo II? La lettura che se ne diede fu quella di una grande auto-condanna della Chiesa, di un impietoso processo a duemila anni di storia e di tradizione. Ci volle tutta la perizia dell'allora cardinale Ratzinger per spiegare che non erano in discussione le «colpe della Chiesa» (secondo l'espressione usata dalla vulgata laicista e catto-lesionista), ma gli errori di alcuni suoi membri in determinati momenti del tempo. Allora il cardinale usò parole dure per descrivere l'atteggiamento di coloro che, con processi sommari e privi di reale visione prospettica, mettevano senza distinguo alla gogna (anche dentro la stessa Chiesa) il passato, venti secoli di storia; Ratzinger accostò tale atteggiamento a quello degli scribi e dei farisei di cui parlano i Vangeli e nei confronti dei quali Gesù usò espressioni taglienti come una lama: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti che dite: "Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri non ci saremmo associati a loro per versare il sangue dei profeti"».

Parole che risuonano ancora oggi più attuali che mai di fronte alla vicenda di monsignor Wielgus e all'uso chiaramente strumentale che ne è stato fatto, da più parti, per attaccare la Chiesa. Lo ha rilevato lucidamente il direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, commentando alla Radio Vaticana le dimissioni del nuovo arcivescovo di Varsavia. Se da un lato Lombardi ha riconosciuto che Wielgus «con il suo comportamento negli anni passati del regime comunista in Polonia ha compromesso gravemente la sua autorevolezza, anche presso i fedeli», e da qui l'adeguatezza della soluzione adottata con le dimissioni, dall'altro ha rilevato che «l'attuale ondata di attacchi alla Chiesa cattolica in Polonia, più che di una sincera ricerca di trasparenza e di verità, ha molti aspetti di una strana alleanza fra i persecutori di un tempo ed altri suoi avversari e di una vendetta da parte di chi, nel passato, l'aveva perseguitata ed è stato sconfitto dalla fede e dalla voglia di libertà del popolo polacco».

L'atteggiamento di molti media nostrani, tradizionalmente laicisti e anticlericali, fa dunque da grancassa a quella che padre Lombardi definisce la «strana alleanza fra i persecutori di un tempo ed altri suoi (della Chiesa, ndr) avversari». E' una lettura azzardata, quella del direttore della sala stampa vaticana, o trova invece qualche fondamento in rebus? Per il professor Peter Raina, uno dei maggiori esperti di storia della Chiesa polacca, basta osservare l'uso che da un po' di tempo alcuni soggetti stanno facendo dei dossier del servizio segreto polacco per capire che la denuncia di padre Lombardi è tutt'altro che campata per aria. Intervistato da Zenit.org nel luglio scorso, quando già circolavano documenti su esponenti del clero polacco e su membri di Solidarnosc, Raina osservava: «Tutto quanto succedeva e succede nei vecchi archivi dei Servizi comunisti è una cosa strana e fuori d'ogni regola... Secondo la decisione del Parlamento polacco gli archivi dei Servizi Segreti dovrebbero già da tempo stare nei magazzini del cosiddetto Istituto della Memoria Nazionale, ma non è così. Una parte degli archivi è stata trattenuta nel Ministero e, paradossalmente, per mettere ordine negli archivi vengono impiegati gli ex dipendenti dei Servizi. Possiamo solo immaginare quali sono i risultati di tale lavoro».

Ecco, i risultati iniziano ad essere sotto i nostri occhi, e probabilmente - come osservava ancora padre Lombardi - il caso Wielgus non sarà l'unico della serie. Tutto fa brodo, per i nemici vecchi e nuovi della Chiesa, per screditarne l'immagine agli occhi del mondo. Tanto più oggi, nel momento in cui Benedetto XVI ha ingaggiato senza finzioni una battaglia frontale con il laicismo dogmatico del nostro tempo, ogni occasione per mettere in qualche modo in difficoltà il Papa viene amplificata e usata come arma contro di lui e contro la stessa Chiesa.

Ciò non toglie il fatto che la vicenda di Wielgus e la sua collaborazione con i comunisti abbiano portato alla luce un periodo drammatico per la Chiesa. Ma una cosa è una vicenda ormai appartenente al passato, altra cosa è l'uso strumentale che oggi di tale vicenda si fa per screditare chi da quegli anni, seppur tra luci e ombre come accade per ogni storia umana, è uscito vincitore. Il comunismo ferì (e lo fece in maniera profonda) anche la Chiesa polacca, ma non ne intaccò mai, come è risultato evidente, la capacità di resistenza. Molti di quelli che oggi speculano sul caso Wielgus e pontificano dalle pagine dei giornali, invece, in quegli anni alle fonti del comunismo si abbeveravano gaudenti, convinti che il futuro avrebbe avuto il volto di Marx e che la Chiesa sarebbe stata spazzata via dalle nuove «magnifiche sorti e progressive». Il loro fariseismo di oggi è fuori luogo, fuori tempo, fuori tema.

! Gianteo Bordero
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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