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Pacs sinistridi Mario Secomandi - 11 gennaio 2007 L'Unione, in una forma o nell'altra, in un modo o nell'altro, per via parlamentare o per il tramite indiretto di scorciatoie regionali e locali, non dà affatto segni di voler rinunciare alla presentazione di un disegno di legge mirante al riconoscimento pubblico dei diritti per le coppie di fatto, sia etero che omosessuali. Ciò, com'era del resto prevedibile e per certi versi scontato, data l'importanza capitale e dal profilo eticamente sensibile che riveste la materia dell'estensione alle convivenze dei diritti fino ad ora concessi soltanto alla famiglia naturale, non può che far scatenare subito un acceso dibattito. La sinistra, con il suo bagaglio ideologico di marcata impronta radical-progressista e laicista, sta portando avanti e percorrendo il sentiero, nonostante non poche astruserie ed ambiguità, che conduce all'equiparazione giuridica e sostanziale, a livello di diritti, benefici, tutele, agevolazioni e sussidi da ricevere da parte statale, delle convivenze alla famiglia fondata sul matrimonio stabile ed indissolubile tra un uomo ed una donna. E' proprio questo il punto. Ed è proprio su ciò che inevitabilmente nel Paese avrà luogo uno scontro e una battaglia politica, ma anche culturale e simbolica. Chi è contrario ai Pacs dovrà per forza di cose porre l'accento, pubblicamente e mediaticamente, sull'indispensabilità del ruolo della famiglia naturale e legittima. Dovrà difendere e battersi per la promozione della centralità ed il primato del nucleo familiare monogamico tradizionale, ciò che peraltro è anche sancito dall'articolo 29 della Costituzione, laddove si afferma che «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». Di conseguenza, la parificazione sostanziale tra famiglia ed unioni di fatto andrebbe a profilarsi come misura suscettibile d'incostituzionalità. Non è soltanto in gioco una lotta semplicistica tra laici e cattolici, dal momento che molti italiani, che siano credenti o non credenti, considerano la famiglia naturale come la cellula fondamentale e l'architrave portante della società, come il luogo privilegiato per portare avanti un progetto di vita tra un uomo ed una donna e per educare i figli. Qui è in gioco il futuro stesso della nostra società. Che cosa dobbiamo intendere per democrazia liberale? Che lo Stato debba essere assolutamente neutrale ed agnostico rispetto ai valori e principii che stanno a fondamento di qualsivoglia ordinamento? O non, piuttosto, che la politica, dalla cui attività provengono leggi erga omnes, valevoli cioè per l'intera comunità civile, debba incentivare quelle forme di vita che più contribuiscono al bene comune? La democrazia si può reggere solo su valori forti ed incrollabili. Il percorso intrapreso dalla sinistra in direzione dell'equiparazione sostanziale delle coppie di fatto alla famiglia legittima è inaccettabile e va per ciò stesso respinto, perché cozza con il diritto naturale, con la ragione e con il buon senso. E' la famiglia che va difesa, e dunque essa merita un regime giuridico unico, speciale e particolare; non è equiparabile ad altre forme di unione, perché è in quella, e non in queste, che la persona può intraprendere un sano cammino di crescita e di maturazione della identità, collaborando così alla crescita della stessa comunità. Per questo il matrimonio prevede doveri oltre che diritti: doveri di coabitazione, di cura reciproca, di condivisione dei bisogni della famiglia. Le coppie di fatto, invece, assumono solitamente i connotati di unioni volubili, in cui i conviventi non si impegnano con un vincolo a rimanere uniti. Per questo la vera discriminazione, a ben guardare, non è quella messa in atto da chi si oppone all'estensione dei diritti della famiglia alle coppie di fatto, ma è invero quella perseguita dai propugnatori dei Pacs, che vogliono attribuire ai conviventi gli stessi diritti dei coniugi, ma non gli stessi doveri e responsabilità.
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Ragionpolitica, periodico on line n.194 del 9/1/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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