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La «moscheizzazione»di Gianni Baget Bozzo - tratto da Panorama del 12 gennaio 2007 Giuliano Amato ha iniziato a suo modo la fase 2, e non in una prospettiva ottimistica. Ha dichiarato di temere, nei prossimi anni, una ondata populista come quella avvenuta in Olanda con l'affermazione di Pim Fortuyn: ciò vuol dire che al centro del problema politico italiano rimane la questione dell'immigrazione. Un cambio culturale è sempre complesso e non si risolve col tempo, anzi col tempo può aggravarsi. Amato aveva cominciato la sua azione politica, in questa legislatura, in stretta collaborazione con Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista: di qui la proposta di riduzione a cinque anni dei tempi per la concessione della cittadinanza italiana agli immigrati e l'avallo alle proposte di Ferrero sulla sanatoria per coloro che erano rimasti esclusi, l'anno passato, dall'applicazione della legge Bossi-Fini. Oggi Amato pone la questione più delicata legata all'immigrazione, quella della differenza islamica, e solleva il tema del controllo dei finanziamenti che raggiungono le comunità islamiche italiane per la costruzione delle moschee. Il problema fondamentale che il mondo musulmano si pone è quello di conservare l'identità islamica degli immigrati: ciò viene fatto, in modo particolare, dalle correnti fondamentaliste, che vedono nell'immigrazione dai Paesi musulmani una possibilità di riconquista islamica delle terre europee. Mentre l'immigrazione dai Paesi musulmani avviene per motivi economici ed è sospinta dal fascino della vita occidentale, le correnti fondamentaliste considerano le migrazioni una grande occasione per entrare nelle terre cristiane assediate per secoli dall'Islam con la guerra e con la pirateria. La moschea non è un luogo di culto nel senso occidentale del termine, ma il luogo di consolidamento politico della comunità islamica; la predica del venerdì riguarda le sorti della comunità islamica nel mondo e tende a stabilire una identità globale: la religione musulmana comprende anche la sfera politica. Coprire l'Italia con una rete di moschee corrisponde ad un disegno che non nasce dagli immigrati in quanto tali, ma dalle potenze economiche e finanziarie del mondo musulmano. Nei decenni passati la «moscheizzazione» è stata un obiettivo dei Paesi ricchi dell'Islam, particolarmente dell'Arabia Saudita, in Africa. La «moscheizzazione» del territorio offre sicuramente possibilità alla diffusione dell'islamismo politico, anche se non è principalmente sul tema del terrorismo che si deve mettere l'accento. Il terrorismo non è un momento fondamentale del mondo islamico, ma lo è la conquista di una presenza musulmana in terre occidentali per ottenere che gli immigrati islamici siano governati in modo il più possibile conforme alla shari'a, condizione che l'Islam ha ottenuto in Paesi occidentali e multiculturali come il Canada. Per la prima volta Amato pone in sede politica un problema che è quello dell'integrazione del mondo islamico nella società occidentale in alternativa alla costituzione di una civiltà separata che impone le sue leggi ed è sostenuta da una potente comunità mondiale. L'entità dei finanziamenti indica che vi è il sospetto di un disegno politico islamico che va ben al di là dell'immigrazione: quello della crisi culturale dei Paesi occidentali mediante il multiculturalismo. L'immigrazione islamica non nasce da motivi religiosi, ma la potenza religiosa musulmana tende a crearli come avamposto dell'Islam in terra occidentale e cristiana. E' di qui che può nascere l'ondata di rigetto che Amato teme e di cui egli si avvede soltanto ora.
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Ragionpolitica, periodico on line n.194 del 9/1/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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