RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

L'ombra della discriminazione

di Armando Pannone - 16 gennaio 2007

La discriminazione mina ogni rapporto umano, sociale, personale. Inibisce la crescita interiore e vanifica l'essenza stessa delle relazioni umane. Il Cristianesimo e le dottrine filosofiche illuminate hanno bandito il trionfo del pregiudizio, predicando la cultura dell'accoglienza, dell'amore verso il prossimo, anteponendola al culto del Sé. In questo scorcio di XXI secolo è facile accorgersi che il concetto di discriminazione è strutturalmente mutato, divenendo un'astrazione; al più, una velleità..

Nelle intenzioni di Papa Benedetto diffondere la cultura dell'accoglienza è l'unica maniera per un'accoglienza nel rispetto di un'identità spirituale da non dimenticare, però. Un concetto universalistico, come universale è il messaggio di Cristo per gli uomini. L'Europa, invece, prosegue dritta verso un nichilismo distruttivo che ne dissecca le radici cristiane e tollera a stento ogni altro afflato religioso popolare. Papa Benedetto è instancabile nei suoi attacchi al relativismo dilagante, che declina in senso ideologico i concetti di accoglienza e di discriminazione. Nella cultura comunista che serpeggia in Europa, sembra che ogni Stato debba aprioristicamente accogliere ogni forma di diversità, di minoranza, senza alcuna capacità di confrontarla con i propri standard, per una reale integrazione tra popoli su di un unico territorio. Dal concetto di patria, desueto perché i popoli che, in Europa, insistono su di un territorio vivono in regime di separazione di fatto, preoccupati solo di non venire in conflitto, si è giunti alla derubricazione della nozione di identità. E' il crollo della tesi illuministica del contratto sociale. La società deve riscrivere le regole. Giusto, ma se queste vengono meno, di colpo, sarà il collasso della coscienza civica condivisa e la confusione regnerà sovrana. Negli Stati Uniti, tutti i popoli ed ogni uomo si sentono americani perché ciascuno ha diritto ad una piena libertà nella sfera privata ed è soggetto all'unica autorità statuale in tema di doveri collettivi. Regole ed ambiti chiari, netti ed il sistema funziona. In Europa, si è scelta un'altra strada. Si cambiano le regole in corsa, adattandole, sovrapponendole, disapplicandole a seconda del momento politico. In Francia si propone un nuovo modello di società, aperto alla tolleranza della poligamia, in rispetto ai costumi islamici. In questa campagna di propaganda per la corsa all'Eliseo si è anche avanzata l'ipotesi di aprire alle unioni di fatto ed alla possibilità di adozione per le coppie omosessuali.

In Italia, sempre per applicare concettualmente una politica dell'accoglienza declinata in senso laicistico, in qualche scuola si è pensato di rinunciare al presepe, in qualche cimitero ci si è interrogati sull'uso delle croci, in nome di un disturbo arrecato all'altro, al diverso. Un disturbo che neanche ha sfiorato la mente dei diretti interessati, ma la voglia di accoglienza estrema a tutti i costi raggiunge vette impensabili sino a qualche tempo fa. Lo sconcerto regna tra gli strati popolari, il nerbo della nostra collettività, italiana ed europea. Da un lato la lotta esterna alla Chiesa ed alla religiosità è acerrima ed ogni cristiano che osi manifestare la propria fede, pubblicamente, o è deriso, compatito o discriminato. Dall'altro, la declinazione rossa dell'accoglienza erode dall'interno della nostra società i capisaldi della nostra cultura, delle tradizioni giuridiche e dell'identità popolare. Il parametro del merito è completamente affossato, l'iniziativa privata è vista come malsano tentativo di crescere, il dissenso è scoraggiato o comprato. Tecniche che l'Europa sembrava avesse dimenticato, con la caduta del Muro. Non è così e l'incertezza spaventa i genitori ed i nostri ragazzi. Le regole sono necessarie per armonizzare, per integrare. Non sono una barriera, un laccio burocratico alla libertà d'espressione. Al contrario, evitano il caos. Per riscriverle occorre un processo lento, di maturazione del diverso e di reciproco assorbimento.

Oggi, invece, il diverso ha la predominanza in ogni campo. Cosa sarà dei ragazzi che vanno a scuola con profitto, non hanno in tasca il coltellino, non usano droghe e cercano onestamente un lavoro? Cosa sarà dei genitori che cercheranno ancora di insegnare loro i valori con cui sono cresciuti, in un mondo che macina emozioni e sentimenti in un unico film senza trama né senso?

Il vero pericolo dell'accoglienza laicisticamente intesa è la discriminazione all'contrario. L'apartheid del normale, del semplice, del popolare. Un pericolo che il cattocomunismo ha contribuito a diffondere, nella ostinata e perduta speranza di trovare un punto d'incontro tra comunismo e dottrina sociale della Chiesa. La vera accoglienza è quella del cuore, non della ragione, che mira solo ad una convenienza politica. Siamo da sempre un popolo ospitale. Parlare di regole è da democratici. Per i comunisti sembra che solo accennarvi sia reazionario. Questa insofferenza è la vera radice dell'incomunicabilità e della discriminazione.

! Armando Pannone
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.195 del 16/1/2007
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata