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La liturgia dell'odiodi Armando Pannone - 23 gennaio 2007 Il mondo antagonista è in fermento. Tutti a Vicenza, dagli all'americano. Si sfoderano gli striscioni contro gli Stati Uniti e Berlusconi (lui c'entra sempre, per i comunisti), le bandiere della pace. Oh bella ciao, abbasso il Vaticano e tutta l'orgia ideologica che accompagna simili manifestazioni di intolleranza. Pochi notano la profonda contraddizione dell'odio sparso a piene mani contro l'America e gli inni alla pace, al dialogo, alla tolleranza, anche tra i cattolici. Ricordano quei calciatori che posano per i fotografi con la maglietta del fair play e dopo se le suonano di santa ragione. Ipocrisia, nient'altro che ipocrisia. L'Italia galleggia nella mezza misura, nell'arte sublime dello scaricabarile, del nì a mezza bocca, del coraggio vigliacco. Poi vanno tutti, in America, a sorridere e stringere mani. Un flash. Al tempo del colera, a Napoli, mancavano i vaccini. I medici americani allestirono nelle scuole veri e propri ospedali da campo per la profilassi di un'intera città. Ero in fila con mio padre e ricordo quelle scene, con i napoletani che ringraziavano i dottori americani per quello che stavano facendo. In quest'Italia, specialmente al Sud, dove il degrado è l'unica promessa mantenuta, non dovremmo dimenticare il bene che abbiamo ricevuto. In questo Mezzogiorno che straparla di politica per i giovani e di cose da fare con le stesse frasi rivolte a chi era giovane nel dopoguerra, varrebbe la pena ricordare che la ricostruzione è stata avviata col prezioso contributo statunitense, che lo hanno amato davvero, il nostro Paese. Il degrado no, è tutta opera nostra. Noi siamo bravissimi con le parole, però. A Napoli i ragazzini si ammazzano per niente e ancora si parla di perdono sociale senza pentimento, di pietà per l'assassino. E per la vittima? Diciamo che è stato sfortunato? Colpa della società, degli altri, dunque: poverino. Come siamo convincenti evocando buone intenzioni, facciamo sempre bella figura. Il fallimento di ogni politica di prevenzione, anche morale, è sancito dall'abbassamento dell'età dei giovani che delinquono. Tutti bandiscono la parola repressione come argine al dilagare della violenza, ma, intanto, si continua a morire. E nessuno, oltre alle fiaccolate, ai temi in classe ed ai manifesti d'indignazione può realmente fare qualcosa Odio e parole. Una lugubre liturgia. La politica dell'accoglienza: altro tema in cui facciamo mostra di grandezza d'animo. Senza nessun accenno al rispetto per le nostre identità culturali, religiose e politiche. Tutti a bordo. Se poi vengono commessi dei reati, anche gravi, beh, è colpa di una società repressiva, che non accoglie, perciò, zitti. Unica condizione: non devi essere americano. Altrimenti non puoi restare da noi, non sei gradito. Noi siamo per la pace. Inaccettabile teorema comunista. Le contraddizioni culturali che alimentano l'odio sociale si stratificano in un unico brodo di coltura: il comunismo. Un comunismo all'italiana, però. Con i soldi in tasca e la libertà garantita. E'il bello della democrazia, questo poter parlare, anche dissentire in santa pace. Le passate generazioni l'hanno conquistata a caro prezzo, questa libertà, fianco a fianco con gli americani. Oggi, che ci sentiamo maturi, superiori, saliamo in cattedra e parliamo di equivicinanza, di limitazioni allo strapotere ebraico, di apertura al diverso partendo dal di dentro del nostro corpus giuridico in un'opera di erosione che provocherà il crollo del portato della nostra civiltà. Non ci serve più l'America, pontifichiamo di democrazia, di sovranità nazionale, riempiendoci la bocca di diritti dell'uomo. Dalle parole ti aspetteresti una civiltà perfetta, matura, armonizzata nelle sue diverse componenti. Una società in grado di garantire benessere e sicurezza ai propri membri. Nei fatti, siamo molto lontani da tutto ciò. Un Paese come il nostro, in questo momento storico, spaccato dall'odio di classe, attraversato da migrazioni scomposte di masse eterogenee senza alcuna regola da dover rispettare se non quella dell'odio verso l'America, non può dare lezioni agli Stati Uniti. Soltanto un'Italia serena, con una lungimirante politica economica e sociale improntata alla sussidiarietà, orgogliosa delle proprie radici non è seconda a nessuno. Ma quest'Italia è amica dell'America. Viceversa, ha solo l'arrogante pretesa ideologica di dar lezioni di democrazia a chi l'ha applicata davvero, nella sua storia profondamente intrecciata al cammino dell'umanità, dall'Illuminismo in poi. L'Italia dell'odio comunista smarrisce la ragione e sprofonda nel baratro della demagogia. Conosco un solo modo per dire NO a tutto questo odio ingiustificato, per dire grazie agli amici americani, per gridare la fierezza dell'essere italiano, cattolico, occidentale e come tale cittadino del mondo, tollerante e libero di scegliere chi amare e frequentare. Scriverlo, pensarlo, proporlo: not in my name. Non in mio nome l'odio per l'America, il rifiuto della sua grande democrazia. grazie, invece, agli Stati Uniti. A titolo personale, insieme alle mie scuse sentite per quest'odio assurdo di una minoranza del nostro Paese. So di non essere una voce isolata. Per fortuna, almeno metà del Paese non è comunista.
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Ragionpolitica, periodico on line n.196 del 23/1/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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