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Scorie radioattive, souvenir d'Italie

di Diego Ermini - 23 gennaio 2007

L'accordo intergovernativo Italia-Francia firmato lo scorso 24 novembre dal Ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani e dal Ministro Francese Loos , che è entrato in vigore il 24 di questo mese, dopo esattamente due mesi, stabilisce che le ultime 235 tonnellate di combustibile irraggiato presente ancora sul territorio italiano presso le ex centrali nucleari e gli impianti del ciclo del combustibile saranno portate al riprocessamento in Francia. Protagoniste: Sogin Spa, società di gestione impianti nucleari, creata nel 1999 da Pierluigi Bersani ed incaricata di «decommissionare» gli impianti e di gestire i rifiuti e l'AREVA francese. Le scorie risultanti dal trattamento - a cura di AREVA, appunto - ritorneranno in Italia entro il 2025.

Il che significa due cose. In primis, che la linea del governo Berlusconi favorevole al riprocessamento all'estero del combustibile nucleare, anziché allo stoccaggio a secco in sito, è rimasta inalterata, in quanto riconosciuta valida, anche nell'iniziativa politica dell'attuale governo. In seconda istanza che i problemi veri sono rimandati. Infatti il governo Prodi si deve preoccupare di studiare e realizzare il famigerato deposito unico nazionale per le scorie nucleari se non vogliamo che il materiale di risulta del riprocessamento se lo debbano portare a casa gli esponenti dell'attuale maggioranza e, magari metterlo in cantina. Scherzi a parte, la questione è veramente seria.

Se è vero, infatti, che il governo di centrodestra aveva messo mano al problema della realizzazione del deposito unico nazionale, salvo subire gli attacchi del caso per l' «affaire Scanzano», sembra adesso che il riprocessamento all'estero sia solamente un modo per l'attuale maggioranza di nascondere la polvere sotto il tappeto, rimandando la soluzione della sistemazione definitiva delle scorie radioattive a data da definire e accontentandosi, per il momento, di non aver rinnovato il mandato del Commissario delegato per l'emergenza rifiuti nucleari, Gen. Carlo Jean. Del resto l'alternativa al riprocessamento sarebbe stata - come detto sopra - lo stoccaggio a secco negli attuali siti nucleari, mediante la realizzazione di depositi ad hoc, il che avrebbe visto l'opposizione delle comunità locali le quali, comunque, temono da molto tempo la realizzazione nel proprio territorio del deposito unico nazionale.

Così, oltre al danno della cessazione in Italia delle attività nucleari dal lontano 1987, anno del famoso referendum anti-nucleare, anche la beffa di dover gestire una crisi non da poco, quella, cioè, di risolvere in modo definitivo e preferibilmente indolore per le comunità locali la «questione scorie», con la costante opposizione ad ogni soluzione eventualmente individuata da parte di verdi ed ambientalisti vari, che agiscono da forza di lotta e di governo.

Alfonso Pecoraro Scanio, appena insediatosi come ministro dell'Ambiente, aveva fatto riferimento alla possibilità di realizzare uno o più depositi definitivi europei, così da investire l'Ue del problema. Una soluzione che, almeno al momento, appare non percorribile. D'altro canto, già durante l'era del governo Berlusconi la sinistra aveva criticato l'eventualità di portare tutte le scorie radioattive all'estero, mediante eventuali accordi bilaterali. Insomma, in pieno stile sinistrorso, l'attuale governo continua a proporre soluzioni fantascientifiche o a dire semplicemente no a quelle prese in considerazione dal governo precedente. Non resterà che raccogliere un po' di scorie... e portarcele a casa come souvenir d'Italie.

Diego Ermini

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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