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Gli struzzidi Gabriele Cazzulini - 25 gennaio 2007 In una sola parola si può condensare un universo di significati. Ma nemmeno mille parole in fila sarebbero capaci di dire «sì» o «no» se prive di qualunque senso. Perché allora continuare ad usare parole vuote? Capita quando gli autori ignorano il potere delle parole. Ma quando chi parla è al potere le sue parole producono effetti che coinvolgono tutti. Allora sarebbe interessante, anzi fondamentale, capire cosa vuol dire «soluzione politica» per l'Afghanistan. Lo chiedono a gran voce i tifosi della sinistra più arrabbiata, ma non sanno definire concretamente cosa sia. Un cambiamento di regime, dalla dittatura teocratica alla democrazia rappresentativa, non è forse una soluzione politica? Anche se la neonata democrazia afgana risulta troppo gracile per vivere e sopravvivere fuori dall'incubatrice del sostegno internazionale, non per questo la democrazia è qualcosa che sta fuori dalla politica. Allora perché la sinistra ideologicamente più intransigente commette un errore così madornale ignorando che la democrazia afgana sia proprio quella soluzione politica, difettosa ma perfettibile, che va cercando con tanta foga? La risposta c'è. Secondo gli automatismi mentali della sinistra l'impiego degli eserciti è sempre e comunque una colpa, un reato, una violenza. Ecco scattare il riflesso condizionato del pacifismo: addio alle armi e, postilla scritta in calce ma illeggibile, ognuno s'arrangi da sé. Ognuno per sé e... - e basta, perché intanto anche Dio è stato demilitarizzato. Insomma dietro alla «soluzione politica» e ai vessilli arcobalenati della pace ci sta la concreta volontà del disimpegno, del pilatesco lavarsi le mani, del fregarsene di cosa succeda fuori dal focolare domestico. Ficcare la testa nella sabbia della metafisica per evitare di prendere contatto con i problemi della realtà. Ecco il ritratto della sinistra radicalmente disimpegnata. Se la politica estera italiana si fa nello zoo, è ovvio che le sue parole divengano incomprensibili, proprio perché spogliate di qualunque senso reale. A meno che la testa, sotto la sabbia, scambi la fantasia per realtà. E allora escono fuori solo vaneggiamenti e utopie, progetti che non stanno in piedi perché non hanno né capo né coda. Anzi, tanto più le idee s'immergono negli abissi dell'utopia, tanto più i problemi della realtà si allontanano e non creano problemi. Ma davvero qualcuno, proprio tra i banchi della sinistra più a sinistra, crede davvero che i talebani si possano sconfiggere a colpi di parole e manifestazioni? Neanche i più irriducibili lo ritengono verosimile, però ci credono, lo dicono e lo predicano. Perché hanno capito un segreto: in Italia le utopie strappa lacrime, i sogni impossibili, la fratellanza universale e la tolleranza per tutto e tutti, sono inganni che però funzionano ancora. Sono un'efficace risorsa per farsi strada in politica perché sono la cocaina che assicura il disimpegno politico e civile, sono l'ecstasy che fa scrollare di dosso le responsabilità e lanciar alla ricerca dei sogni, risvegliandosi poi a terra e senza idee. La politica del disimpegno utopico genera un ingente profitto, vendendo aria fritta in cambio di potere reale. Gli struzzi di Rifondazione, dei Comunisti di Diliberto e dei Verdi non stanno bluffando. Credono davvero in quello che dicono, perché l'utopia è la loro unica forma di realtà. Alla fine l'unico pacifismo dovrà subirlo proprio la sinistra radicale, perché dovrà deporre le armi nella sua sterile guerra con i moderati dell'Unione. Però non lo farà perché convinta della falsità delle sue tesi. Tornerà sui suoi passi solo perché imposto dallo stesso meccanismo di potere che sfrutta l'utopia della pace. L'obiettivo sarà comunque centrato: rivendicare una presenza, un potere, un'influenza sul governo. Agli struzzi basta questo: continuare a scambiare la fantasia per realtà, credendolo vero.
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Ragionpolitica, periodico on line n.196 del 23/1/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore editoriale: Alessandro Gianmoena, Direttore responsabile: Aurora Franceschelli, Redazione: Gianteo Bordero © 2003-2009 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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