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«Cancella il debito», sette anni dopo. Guinea Conakrydi Anna Bono - 27 gennaio 2007 «Cancella il debito», cantava Jovanotti al Festival di Sanremo del 2000 rivolgendosi all'allora presidente del Consiglio italiano Massimo D'Alema, e nel 2001 l'Italia ha condonato i debiti di due Stati africani, lo Zambia e la Guinea Conakry, grazie anche all'intervento della Conferenza Episcopale Italiana che ha raccolto i fondi necessari nell'ambito della Campagna Giubilare del 2000. Dare ampia e documentata informazione su che cosa è successo dopo in Zambia e Guinea dovrebbe essere preoccupazione costante della Cei e del ministero degli Affari Esteri: si tratta di verificare come sono stati usati i soldi degli italiani che hanno contribuito all'iniziativa. Non farlo è ingiusto nei confronti dei donatori, tanto più se le cose non sono andate per il verso giusto e, per giunta, se nel frattempo continuano a essere rimessi i debiti di altri Paesi. Eppure le poche notizie disponibili le dobbiamo all'attenzione dei mass media, peraltro anch'essi concentrati su scenari più preoccupanti. Tutti hanno visto le immagini dello sciopero generale organizzato in Libano da Hezbollah e sanno dei cinque morti, della rivolta universitaria, del coprifuoco a Beirut, mentre una crisi quasi ignorata, ma assai più cruenta si sta consumando proprio in Guinea Conakry, dove dal 10 gennaio è in corso uno sciopero generale, organizzato dalle due principali organizzazioni sindacali, che ha già causato almeno 59 morti e centinaia di feriti. Tutto è incominciato con le proteste per l'atto arbitrario del presidente Lansana Conté che a dicembre aveva ordinato la scarcerazione di Mamadou Sylla, l'uomo più ricco del Paese, e di Fodé Soumah, ex vice-governatore della Banca centrale, accusati di corruzione per essersi appropriati di quasi 17 milioni di euro in buoni del tesoro. Inoltre lo sciopero a oltranza, il terzo in un anno, intendeva denunciare l'ulteriore aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi e dei generi di prima necessità, insostenibile per una popolazione già estremamente provata, come dimostra il 160° posto assegnato alla Guinea nell'Indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite 2006 (con una flessione rispetto al 2001, quando era stata classificata 157esima). Ma in pochi giorni la situazione è degenerata, rivelando le vere ragioni della crisi aperta dai sindacati, che si sono serviti della disperazione popolare per far scendere nelle strade centinaia di migliaia di persone. La posta in gioco infatti è la successione al potere, che in Africa, anche nei contesti più favorevoli, non avviene mai pacificamente. Lansana Conté, alla guida del Paese dal 1984, quando con il grado di colonnello dell'esercito organizzò un colpo di Stato pochi giorni dopo la morte del padre fondatore della Guinea, Sekou Touré, ha 72 anni ed è ammalato di diabete e di leucemia. Negli ultimi mesi le sue condizioni di salute sono peggiorate al punto da costringerlo alla rischiosa decisione di lasciare ripetutamente Conakry per ricevere le cure necessarie. La sua originale intrepretazione del concetto di democrazia non soltanto ha fatto della Guinea uno degli Stati più poveri del mondo, ma ne ha anche impedito la maturazione politica. Sembra inoltre che Conté non abbia neanche pensato a un erede in grado, come è accaduto in Togo nel 2005, di prendere le redini dopo di lui e contenere lo scontro per il potere. Quella che si sta scatenando in Guinea, quindi, è una guerra per la successione in vista della sua scomparsa che potrebbe essere imminente. Conté ha reagito mandando i reparti scelti della sua guardia presidenziale a sostegno delle forze dell'ordine che hanno disperso i dimostranti sparando ad altezza d'uomo. Poi il 25 gennaio ha accettato almeno di nominare un primo ministro di largo consenso. Va ricordato che tutte le campagne nazionali e internazionali per la cancellazione del debito si fondano sulla convinzione che lo sviluppo dei Paesi del Terzo Mondo sia impedito dai debiti che gravano sulle loro economie: dopo un condono, qualche segnale di miglioramento della situazione economica e sociale dovrebbe manifestarsi nel volgere di qualche anno o almeno non dovrebbero registrarsi dei peggioramenti: a maggior ragione nel caso della Guinea Conakry, che è un Paese povero, ma di certo non privo di risorse, essendo il secondo produttore mondiale di bauxite, minerale di cui possiede il 30% delle riserve mondiali.
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Ragionpolitica, periodico on line n.196 del 23/1/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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