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6 marzo 2008
 
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Confessionali violati

di Francesco Natale - 30 gennaio 2007

Ci voleva l'inarrivabile Espresso per giungere là, ove nessun giornalista era mai giunto prima: dentro ai confessionali. Questa la mirabile operazione di alto giornalismo promossa dallo spregiudicato settimanale e sviluppata dal discusso Riccardo Bocca: entrare nei confessionali di mezza Italia spacciandosi per peccatori problematici e quindi registrare e pubblicare le risposte fornite dai confessori. E così troviamo il sedicente dirigente scolastico ultraquarantenne che si abbandona a lussuriosi slanci con la sedicenne di ordinanza, il povero ricercatore cui viene offerto di andare a lavorare in Svizzera sulle cellule embrionali, un confuso malato di HIV che non sa se usare il preservativo oppure no, il buon padre di famiglia che non sa cosa fare col nascituro afflitto da sindrome di Down e mendica il placet del parroco per un salutare aborto, il prestante architetto che dopo anni di felice e spensierata frequentazione del gentil sesso si scopre omosessuale e socraticamente attratto dai colleghi di lavoro. Una carrellata di tutto rispetto, insomma, per nulla stereotipata: che importa se nessuno dei casi problematici di cui sopra ha il minimo fondamento di verità? Dobbiamo leggere l'operazione di alto profilo giornalistico condotta da Bocca e soci nella sua complessa interezza, senza fermarci alle tristi e squallide apparenze.

L'Espresso ha voluto, una volta di più, illuminarci, aprire le nostre coscienze, gettare qualche spiraglio di luce nel buio medievale delle nostre menti, ancora preda, evidentemente, di concetti superati quali fede, perdono, carità. Bocca dimostra in maniera esemplare, attraverso l'efficace sistema delle domande da telequiz, come spesso i prelati si imbarazzino a parlare di sesso, quanto possano essere divergenti le loro rispettive posizioni rispetto a quelle ufficiali di Papa e Cei, come in fondo cambi in maniera del tutto aleatoria l'«approccio confessorio», per cui forse sarebbe meglio recarsi a Torino se si hanno rapporti sessuali con una minorenne oppure andare in Emilia se si è cardiologi di grido col vizietto della cocaina. E così Marche e Toscana sono da evitare se abbiamo fatto qualche «scappatella» dal talamo. E' evidente: la confessione non è più propedeutica all'ottenimento del perdono attraverso il sacramento della Comunione. E' solo una grande ruota della fortuna, partecipando alla quale il fedele (meglio: il giocatore) deve avere abilità e scaltrezza necessaria per mercanteggiare il prezzo più conveniente prima di sfidare la sorte.

Il servizio di Bocca, del quale sottolineiamo comunque l'inarrivabile qualità giornalistica, risulta fuori centro ed intellettualmente disonesto sotto ogni possibile aspetto. In primo luogo il fedele non crede nel confessore, ma in Dio, del quale il sacerdote è tramite. Bocca potrà avere surrettiziamente e sofisticamente dimostrato che certi «tramiti» sono meno validi di altri (dal suo punto di vista, ovvio), ma questo non inficia di certo la confessione in sè e per sè. In secondo luogo solitamente chi si confessa sa già alla perfezione di avere commesso peccati o mancanze: se ho ucciso un uomo non mi viene certamente in mente di chiedere al confessore se ho fatto bene o male. Non mi metto a mercanteggiare o a giocare sul significato di fatti e parole, poiché questo, oltre ad essere un vero e proprio sacrilegio per il credente, falsa comunque anche per l'eventuale laico burlone ed irriverente la validità effettiva del «test». Quindi non vado dal confessore per convincerlo che l'omicidio è una cosa giusta ed inevitabile, bensì per ottenere, a seguito del pentimento e della giusta contrizione che ne segue, il perdono e l'eventuale penitenza. In terzo luogo, della divergenza dall'ortodossia dei «sacerdoti del dissenso», scusate, ma che cosa ce ne importa? Anche in questo caso, il cattolico crede in Dio, non nel sacerdote. Cento preti che inneggiano a Fidel Castro, che si dichiarano apertamente filoabortisti o che interpretano i dieci comandamenti ad uso e consumo del confessando sono una pulce contro la torre d'avorio, non un credibile movimento separatista destinato a contendere la supremazia spirituale all'attuale «establishment».

La Chiesa non è, grazie a Dio, una istituzione democratica e soggetta a secolarizzazione. Questo una persona intelligente e professionalmente preparata come Bocca lo sa bene. Quindi, quale può mai essere stata la ratio dietro a questo bel capolavoro di giornalismo nostrano? Cosa avrà davvero voluto dimostrare Bocca? Non vorremo veramente credere che, tanto per restare in argomento, abbia collazionato un così brillante servizio solo per «amor di Mammona»? Comunque l'affaire presenta sicuramente una conseguenza positiva: ora che il giornalismo di grido si è ingerito nei confessionali, burlandosi crassamente della buona fede dei sacerdoti e facendo indignare milioni di fedeli, sarà molto più problematico accusare la Cei di ingerirsi indebitamente nella vita politica del Paese... Amen.

! Francesco Natale
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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