RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Europa alla prova

di Emanuela Melchiorre - 8 febbraio 2007

Jean-Claude Trichet, partecipando al Forum economico di Davos, ha detto di attendersi per il 2007 una crescita dell'area dell'euro pari al 2% e che i rischi di inflazione sono ancora preoccupanti. Si renderà pertanto necessario - egli sostiene - un futuro incremento del tasso di interesse da parte della Bce. Queste sono affermazioni che lasciano perplessi. In primo luogo le previsioni di Trichet si basano sulle potenzialità e non sui dati di fatto. Per le sue potenzialità, l'area dell'euro potrebbe crescere anche del 10%. In secondo luogo, il 2007 sarà un anno di rallentamento dell'economia internazionale. In particolare, la Germania diminuirà il suo tasso di crescita per collocarsi sull'1,3% circa. Di conseguenza in Italia l'aumento del Pil potrebbe essere vicino allo zero per effetto anche della Finanziaria, che ha aumentato la pressione fiscale - con effetto negativo sui consumi - senza incentivare l'aumento della produttività. A questo proposito, le ultime previsioni del Fondo Monetario Internazionale, che propendono per un aumento del Pil dell'1,4%, sembrano un regalo fatto al vecchio collega Padoa-Schioppa.

In generale, l'economia dell'euro-zona non riesce a crescere come le grandi aree economiche e i più grandi Paesi, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, nonché la Russia e la Cina. La causa principale di questa lentezza risiede nei parametri di Maastricht, che impongono il vincolo di bilancio pubblico e trascurano il settore privato dell'economia, che, se non fosse impedito dal Trattato, potrebbe crescere e coprire il disavanzo dello Stato. L'equilibrio andrebbe spostato dal bilancio pubblico alla bilancia dei pagamenti valutari. Ma a questa impostazione, l'unica valida, si è sempre opposta la Germania per la sua politica mercantilistica. Inoltre, la politica monetaria è stata affidata alla Banca Centrale Europea, dichiarata indipendente dagli Stati membri. Occorre osservare che una Banca centrale indipendente è una offesa al concetto di democrazia, sistema politico nel quale ogni ente pubblico è espressione del popolo sovrano. Non si dimentichi che potere e moneta si identificano, e chi non ha la moneta non ha il potere. Ne segue che la politica monetaria è di competenza del governo e del parlamento e non di una Banca Centrale indipendente. Lo statuto della Banca Centrale Europea prevede il solo obiettivo della difesa del potere di acquisto dell'euro indipendentemente dall'andamento delle altre variabili economiche. Di conseguenza, l'Unione Monetaria possiede oggi un euro forte in un contesto economico e sociale squilibrato e di grande disoccupazione. Nello statuto della Federal Reserve degli Stati Uniti la difesa del potere di acquisto del dollaro e quella dell'occupazione sono poste sullo stesso piano.

Non è un mistero che il malcontento per l'euro sia cresciuto in questi anni. Oggi un Trattato di Maastricht non sarebbe approvato. La delusione per l'euro crescerà ancor di più in Italia, specie quando gli effetti della Finanziaria 2007 cominceranno a farsi sentire innescando un circolo recessivo, poiché l'offerta non riceverà un incentivo all'aumento della produttività del lavoro, e le prospettive di crescita per il nostro Paese saranno sempre più lontane. Il potere di acquisto dei consumatori sarà minore, taglieggiato dall'aumento della pressione fiscale nazionale e dagli aumenti delle addizionali Irpef concessi alle Regioni e ai Comuni. Inoltre, il trasferimento del catasto ai Comuni comporterà un aumento delle rendite catastali e quindi dell'Ici, mentre l'aumento del bollo delle auto, delle patenti e tanti altri balzelli, compresi quelli della Sanità, faranno lievitare ulteriormente il costo della vita.

La via d'uscita da questa situazione, che vede l'euro come un vincolo e non come un fattore di crescita, potrebbe consistere in una revisione sostanziale del concetto di Europa unita, attraverso la creazione, come da tempo scrive Finanza Italiana, di una confederazione di Stati indipendenti. Ciò significa un presidente confederale, un parlamento confederale nella pienezza dei suoi poteri legislativi (e non come quello di oggi, che si limita a trasformare in legge le direttive tecniche della Commissione di Bruxelles), un governo confederale, un esercito confederale, un debito pubblico confederale, ecc... E, naturalmente, una moneta dello Stato confederale. L'unione monetaria europea è destinata a dissolversi se non si trasformerà a breve termine in una unione politica. Ventisei secoli di storia della moneta confermano questo assunto. La confederazione, a differenza della federazione, conserva la personalità giuridica internazionale agli Stati membri, i quali mantengono l'indipendenza, l'autonomia, l'inno nazionale e le proprie bandiere. È pacifico che, come è accaduto ad esempio agli Usa e alla Svizzera, ogni confederazione si trasforma nel tempo in federazione di Stati.

Emanuela Melchiorre

SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.198 del 6/2/2007
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata