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Radici tagliateI «cattolici adulti» e la legge sulle unioni civilidi Gianteo Bordero - 8 febbraio 2007 Se Rosy Bindi conoscesse un po' meglio la storia della Chiesa di cui mena vanto di essere parte, saprebbe che il «non possumus» pronunciato martedì dal quotidiano della Cei Avvenire a proposito della legge sul riconoscimento giuridico delle coppie di fatto (e a cui la pasionaria della Val di Chiana ha risposto con uno stizzito «non parlo latino») fu l'espressione con cui i martiri di Abitene, città dell'odierna Tunisia, accettarono la morte per mano dei soldati di Diocleziano. L'imperatore, nella sua ferrea politica di persecuzione dei cristiani, aveva stabilito che i testi sacri fossero bruciati, che le chiese fossero abbattute, che ai credenti fosse proibito di riunirsi e di celebrare l'eucaristia. Sorpresi dai soldati romani durante la liturgia in una casa privata, 49 abitanti di Abitene vennero condotti davanti al proconsole Anulino e da questi interrogati. Uno di loro, Emerito, alla domanda del proconsole che gli chiedeva perché avessero trasgredito gli ordini dell'imperatore, rispose senza timore: «Sine dominico non possumus», senza la celebrazione dell'eucaristia non possiamo vivere. Per questo atto di fede i 49 vennero mandati a morte, torturati e infine uccisi. Martire, in greco, significa «testimone», ed è forse proprio per questo che il giornale dei vescovi italiani ha concluso il suo editoriale di martedì sui Pacs con le parole dei cristiani di Abitene. Un duro richiamo alla testimonianza rivolto a quei cattolici del centrosinistra, Bindi compresa, che si stanno rendendo protagonisti, al di là di tutte le mediazioni possibili, nel nome della sopravvivenza a tutti i costi di un compromesso di potere, dell'attacco più o meno frontale a quei princìpi e a quei valori che da sempre la Chiesa ha promosso e che stanno alla base del nostro vivere civile. Se il disegno di legge Bindi-Pollastrini sulle coppie di fatto dovesse essere approvato - scrive Avvenire - «il risultato sarebbe quello di porre in modo forzoso e inevitabilmente sconvolgente su un piano analogo la programmatica stabilità della famiglia definita nell'articolo 29 della nostra Carta fondamentale e la condizione liberamente altra delle scelte di mera convivenza. Un'operazione spericolata da un punto di vista giuridico e ancora di più per significato e impatto sociale. È questo il cuore del problema. Creare, sia pure in forma involuta e indiretta, un modello alternativo e spurio di famiglia significa indebolire e mortificare l'istituto coniugale e familiare... E significa agire in oggettivo e azzardato contrasto con il favor riconosciuto alla famiglia fondata sul matrimonio dalla Costituzione repubblicana e da una tradizione culturale e giuridica bimillenaria». Parole dure, quelle usate dal quotidiano della Cei, che riecheggiano quelle pronunciate in numerose occasioni - ultima, in ordine di tempo, quella dell'Angelus di domenica scorsa - da Papa Benedetto XVI. Parole dure al punto da suscitare non solo la risposta stizzita della Bindi e l'ennesima presa di posizione da «cattolico adulto» del presidente del Consiglio («Sulle scelte che riguardano i diritti delle persone - ha detto Prodi - non accettiamo lezioni»), ma anche la rivolta della stampa benpensante italiana, capeggiata da Repubblica, che con un bellicoso editoriale di Ezio Mauro si chiede se sia «ancora consentito, nell'Italia del 2007, credere in Dio e votare a sinistra». La verità è che la vicenda dei Pacs, sommata a quelle riguardanti la fecondazione assistita e la ricerca sulle cellule staminali embrionali, sta facendo emergere in maniera chiara il fallimento del cosiddetto «progressismo cattolico», che si è spinto talmente in là con le concessioni alla mentalità dominante, nel nome del dialogo col mondo e di un malinteso senso del Concilio Vaticano II, da far scomparire il proprium cristiano, disciolto nel discorso politicamente corretto sulla solidarietà, sulla fratellanza universale, sulla pace. Giunto all'apice del potere grazie all'alleanza con il partito post-comunista, il catto-progressismo mostra infine il suo vero volto eterodosso e la sua debolezza culturale. E ciò accade proprio nel momento in cui anche gli stessi eredi del Pci, orfani dell'ideologia e di ogni appiglio ideale alla loro politica, finiscono per sposare, più o meno apertamente, il pensiero dominante relativista, l'individualismo nichilista incapace di garantire un qualche fondamento tanto all'esistenza del singolo quanto al vivere associato. Possibile che non se ne rendano conto quei i cattolici di sinistra da sempre paladini del «sociale»? Eppure questo pensiero rappresenta oggi la più grande sfida al cristianesimo inteso come possibilità di senso della vita individuale e, a un tempo, alla sua incarnazione nella storia come fattore di costruzione di una società autenticamente umana e quindi solidale. Il catto-progressismo (o «cattolicesimo adulto»), pur così diffuso anche a livello di pensiero e di discorso comune dei credenti, dei sacerdoti, dell'associazionismo, si rivela oggi come privo di un linguaggio autenticamente cristiano e di una proposta spirituale che sappia reggere le sfide poste dal mondo attuale. E così, senza linguaggio e senza una consapevolezza identitaria, si scivola giù, fino al punto di divenire complici dello scardinamento della famiglia, della riduzione dell'embrione a pura materia da laboratorio, e un domani della «dolce morte» nascosta, come ha detto il Papa, sotto un «velo di umana pietà». Il «non possumus» del giornale dei vescovi non è una scomunica, come pensa l'allarmato Ezio Mauro, ma indica la fine di una storia, quella del catto-progressismo, che proprio nel momento dell'apogeo muore per asfissia culturale e spirituale, per aver troncato i suoi legami con le radici feconde di una storia, di una tradizione, di una civiltà.
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Ragionpolitica, periodico on line n.198 del 6/2/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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