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Melandri paradedi Francesco Natale - 10 febbraio 2007 Diciamo così: ognuno di noi è libero di frequentare un po' chi gli pare. Si sa: se i familiari uno se li becca, gli amici è libero di sceglierseli in base a simpatia, interessi comuni, caso o destino che dir si voglia. Ora, questo elementare e scontato concetto si applica a tutti quanti: adolescenti, adulti, lavoratori, disoccupati e politici, compresi i ministri in carica. Quindi non ci sarebbe nulla di strano nel venire a sapere che Giovanna Melandri ha trascorso il capodanno a casa di Flavio Briatore in quel di Malindi, storica cittadina keniota una volta frequentata abitualmente dalla classe dirigente del defunto Psi, in compagnia di esponenti di spicco dell'attuale jet-set televisivo (presentatrici, letterine, alfabetine, ecc...). In fondo, che male c'è? Certo, l'Italia è il Paese del gossip selvaggio, degli amati/odiati paparazzi, dell'eminenza grigia Lele Mora che con consumato talento fabbrica vacue icone commerciali a tutto spiano. Possiamo anche capire che alla ministra abbia dato fastidio vedere sbandierato e ricamato a dovere un pezzettino, in fondo poco significativo, della sua vita privata. Ma, dopotutto, perché negare l'evidenza con tanta foga e protervia? Qualche ragione ci sarà, dobbiamo dedurne. Sappiamo che il partito di cui la Melandri è espressione ha una storica tradizione di austera morigeratezza, roba monastica insomma, pane, acqua e Marx per capirci, ora et labora nelle anguste celle delle Frattocchie. Lo scandalo più grosso che coinvolse il Pci dei tempi dal punto di vista morale fu la manifesta convivenza tra Togliatti e Nilde Iotti, ma quella più che una relazione proibita era una linea programmatica dettata da ragioni ben più alte e «leninisticamente corrette» del trionfo del libero amore. Quindi niente scandali, niente festini proibiti con attricette, cicisbei ed eromeni, niente coca party ed una tolleranza assai scarsa nei confronti dell'omosessualità. Ovvio: questo partito fatto da casti ierofanti e agguerriti signiferi rossovestiti non esiste più. Non ne esistono più neppure le radici, se andiamo a vedere bene. Resta tuttavia un'aderenza nominale ad un passato considerato ormai mitico. I Ds sono altra roba: sono un partito all'apparenza più arioso e tollerante e la Melandri neppure è mai stata comunista (forse...). Certo, denotano una matrice ancora improntata al classismo d'avanguardia, non più quello ispirato alla cogente austerity berlingueriana, bensì quello vero, alla Giulia Maria Crespi o alla Camilla Cederna, per capirci: gli ambienti dove proliferano gli pseudoacculturati presentabili alla Crepex, le corti dei riccastri progressisti e certificati o le enclave degli ambientalisti evangelici vanno bene. I salotti scalfariani o i vernissage officiati da Franca Rame e dal senator consorte vanno benissimo. Ma le dimore cafone del «Tribùla», come veniva chiamato Briatore a Cuneo quando si arrangiava a fare il maestro di sci, e l'ivi annesso carrozzone di nani e ballerine stile cast di «Lucignolo» proprio no! Quella è roba da neofascisti ignoranti (anzi, proprio «nekulturnij», per dirlo in maniera più efficace, alla russa). Peggio, è proprio roba da forzisti o da calciatori. Roba disdicevole, insomma, non consona all'immagine di nuova-donna-che-fa-nuova-politica che la Melandri si è tanto impegnata a dare di sé... E ci sarebbe quasi riuscita, se solo ogni tanto ricordasse di non tenere la bocca enigmaticamente aperta quando non parla... Si è fatta pure riconoscere da Simona Ventura, la quale si è, forse giustamente, pure un po' offesa per questo rinnegare la serata trascorsa assieme, manco la Melandri si fosse mutata improvvisamente in Simon Pietro e la Ventura in Gesù Cristo. Possiamo solo immaginare la severa autocritica che la ministra in carica ha dovuto fare di fronte agli indignati compagni di partito di governo... Chissà... Forse, se consentite la piccola malignità, si tratta di una tardiva vendetta post-mortem del compianto Psi, i cui esponenti di spicco sono spesso stati indicati come infrequentabili gaudenti da parte dei compagni savonaroliani, pur avendo espresso una classe politica che per capacità, attitudine e preparazione era anni luce lontana dalla tragica inettitudine dell'odierna, sedicente, sinistra...
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Ragionpolitica, periodico on line n.198 del 6/2/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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