|
|||||||
|
|
La Chiesa in campodi Gianteo Bordero - 13 febbraio 2007 In entrambi i conclavi del 1978 i cardinali elettori ricevettero, in forma riservata, un documento che conteneva un programma rivoluzionario di riforma del papato (e quindi della Chiesa) in senso «democratico»: costituzione di un gruppo ristretto di vescovi e cardinali che prendesse assieme al pontefice le decisioni più rilevanti, assegnazione al sinodo episcopale di capacità legislativa in senso pieno, elezione dei vescovi da parte del popolo, abolizione delle nunziature apostoliche, convocazione di un nuovo Concilio, cancellazione dei simboli del potere papale. Il tutto motivato dal fatto che la Chiesa si mostrava «sempre più inadeguata alle esigenze della vita degli uomini». Gli autori di questo documento riservato, di questo vero e proprio «programma» di pontificato, erano don Giuseppe Dossetti e i suoi discepoli della «scuola di Bologna». Le loro proposte e la loro lettura della situazione della Chiesa furono rigettate e sconfitte in maniera netta con l'elezione di Giovanni Paolo II, il cui papato si diresse in direzione opposta a quella suggerita da Dossetti e dai suoi, con un chiaro rafforzamento del primato petrino, sostenuto dal grande carisma personale di Wojtyla e, dal punto di vista dottrinale, dall'opera dell'allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinal Ratzinger. Ma qualcosa, di questo pensiero anti-papale e anti-tradizionale, è rimasto all'interno della Chiesa e soprattutto all'interno del laicato cattolico, soprattutto quello impegnato in politica. Se ne trova traccia nella lettera che una sessantina di parlamentari della Margherita ha scritto a proposito della questione delle unioni di fatto per rivendicare l'autonomia dal Vaticano e dalla Conferenza Episcopale nelle scelte politiche eticamente rilevanti. Il documento del '78, tra le altre cose, invitava la Chiesa a liberarsi dalla paura del comunismo e della rivoluzione sessuale. Il primo «in quanto ideologia che funge da tramite al desiderio dell'uomo diviso e dilacerato, chiede che la Chiesa in primo luogo si ponga il problema della propria fedeltà all'annuncio, della propria povertà radicale. Di fronte all'apparente "nemico" la Chiesa non può rifugiarsi nella condanna distaccata o nella ricerca di un alleato umano (dell'Occidente, ad esempio, contro la barbarie che viene dall'Oriente). Atteggiamenti che purtroppo non sono mancati». La seconda «richiama per un verso alla fragilità degli schemi culturali in cui è stato tenuto prigioniero il desiderio. Ma richiama soprattutto alla necessità di riscoprire e riproporre con umiltà e fiducia sicura il senso dell'amore di Dio... In questo contesto, forse mai come oggi è necessario che l'Evangelo sia proclamato nella sua distinzione dall'ethos». Interessante, in entrambi i punti citati, è il richiamo alla questione del «desiderio», la stessa che, più o meno apertamente, viene addotta come giustificazione motivante alla legge sulle coppie di fatto licenziata qualche giorno fa dal Consiglio dei ministri, e che ci riporta di colpo all'ondata sessantottina che investì e dilacerò anche il mondo cattolico. Tanto il comunismo quanto la rivoluzione sessuale vennero allora visti come i due volti della stessa medaglia, da un lato come liberazione dai vincoli economici, politici, sociali che opprimevano il desiderio di benessere del singolo, dall'altro come liberazione dai vincoli etici che frenavano il suo desiderio sessuale. Nel cosiddetto «mondo cattolico» ciò ebbe come conseguenza quella per cui «il mondo migliore futuro divenne improvvisamente l'unico oggetto di fede. O meglio: non esisteva più alcun "oggetto di fede", bensì solo la proiezione di una speranza, la quale a sua volta significava azione. Anche i cristiani cessarono di parlare della redenzione mediante la croce, della resurrezione di Gesù Cristo e della nostra speranza nella vita eterna. Anch'essi parlavano ormai quasi solo della nuova società, della civiltà migliore che doveva nascere. L'utopia era diventato l'unico dogma che ispirava pensiero ed azione» (Joseph Ratzinger, 1993). E' dunque in forza della cultura utopistica del desiderio e della lotta per la sua liberazione, nella doppia declinazione economico-politico ed etica, che è stato possibile l'incontro, nell'Unione, dei «cattolici democratici» eredi del dossettismo e dei partiti eredi del comunismo. Ed è in forza di tale cultura sessantottina che i cattolici del centrosinistra, e in particolare della Margherita, possono oggi rivendicare la legge sulle coppie di fatto come «legge del desiderio», presentandola, nonostante le rassicurazioni verbali, come un atto di «liberazione» del singolo dal vincolo opprimente della tradizione, rappresentata in questo caso dalla famiglia fondata sul matrimonio. Non deve sorprendere, perciò, il fatto che tanto Papa Ratzinger quanto la Conferenza Episcopale Italiana decidano oggi di affrontare a viso aperto la battaglia per la difesa della famiglia, arrivando ad annunciare, come ha fatto ieri il cardinal Ruini, una «parola ufficiale che sia impegnativa per coloro che accolgono il magistero della Chiesa e che potrà essere chiarificatrice per tutti». Si tratta di una sfida che riguarda non solo la politica, ma anche e soprattutto la stessa realtà dei cattolici del nostro Paese. Una sfida che mostrerà fino a che punto i «cattolici democratici» siano disposti a spingersi innanzi nella rivendicazione della loro «laicità» e, di conseguenza, quanto il dossettismo pesi ancora all'interno del cattolicesimo italiano. Di sicuro, la presa di posizione del Papa e di Ruini non lascia spazio a dubbi, e indica la scelta di una linea intransigente che non farà sconti a nessuno, tanto meno ai cosiddetti «politici di ispirazione cristiana». La battaglia della Chiesa sulla famiglia segnerà, come ha scritto l'Avvenire qualche giorno fa, «uno spartiacque che inevitabilmente peserà sul futuro della politica italiana».
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.199 del 12/2/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||