|
|||||||
|
|
Piombo frescodi Gabriele Cazzulini - 13 febbraio 2007 Poche settimane fa i nostalgici del piombo rosso commemoravano la giovinezza del '77. Dal ventennio nero al trentennio dove il rosso-sangue è diventato rosso-vergogna. Ma sempre rosso. Sembrava un raduno di vecchie star della politica antagonista ridotte a controfigure di se stesse, passate dalla ribalta al retroscena con la stessa violenza dei proiettili che gambizzavano le loro vittime. Più o meno pentiti, tutti comunque perdonati dalle istituzioni, alcuni anche reclutati alle alte soglie del potere. Un po' come i mitra tenuti sotto il letto casomai scoppiasse qualcosa - come oggi, quando si scopre che qualche irriducibile le armi le teneva a portata di mano, pronte all'uso. Il solito uso. Tanti anni, tanto tempo, ma tante lacrime che hanno seminato un terreno arido. Le teste sono dure a cambiare. Milano, Padova, Torino, Trieste, i grandi centri del Nord operaio rispondono all'appello del nuovo, del vecchio, insomma del solito terrorismo brigatista. Sembra una notizia del passato, buona per i titoli dei giornali stampati in bianco e nero. Invece è una notizia fresca di giornata. Un sindacalista della Cgil, un membro di «seconda posizione» già condannato a dieci anni per rapina a mano armata, un altro esponente dei «comunisti organizzati per la liberazione del proletariato» già condannato a 23 anni di galera. Uno si è già dichiarato prigioniero politico. Ma di cosa, ma di chi, a parte la scemenza? Si resta a bocca aperta, per le sigle dai nomi incomprensibili e per l'incomprensibile impunità che trasforma le condanne penali di questo peso in una piuma che vola via. Gente da rinchiudere in galera e buttare via la chiave e invece circola a piede libero. Come niente. I pezzi grossi rappresentano le avanguardie. Dietro di loro c'è un fedele esercito di schiavi. Gente sconosciuta, nomi comuni, giovani e meno giovani. Poca roba? Frange elitarie? Oltre settanta manovali del terrorismo non sono una minoranza nell'Italia del 2007. Progettare attentati contro Berlusconi, Libero, Mediaset, Eni e Sky non è roba da circolo del dopo-lavoro. Questi sanno sparare, si addestravano, erano in possesso di apparecchiature sofisticate. Vallo a dire a chi dà il terrorismo morto e sepolto, a chi continua a fregarsene dei comunisti. Santoro, Biagi e i loro tanti emuli sono pregati di sturarsi le orecchie: queste non sono farneticazioni di Berlusconi. A firmare i mandati di cattura è Ilda Boccassini, che nell'immaginario drogato dei media rossi dovrebbe essere la persecutrice del Cavaliere. Oggi potrebbe avergli salvato la vita. E ministro dell'Interno non è un ex-fascista o un post-democristiano che ammicca ai mafiosi. E' Giuliano Amato, uno di sinistra. Ecco, la sinistra. Sarebbe interessante scoprire quali spifferi stanno passando per la testa della sinistra dopo l'ennesimo collasso governativo sulle coppie di fatto. In un certo senso la nuova legge potrà aiutare chi intrattiene relazioni affettive con le vittime del terrorismo. Ma è un modo di dribblare il problema senza risolverlo, nel perfetto costume italiano. Poi alla fine ci scappa il morto, come nel calcio, come nella sanità, come in tanti altri ambiti di vita abbandonati al fai-da-te e alla prepotenza. L'Italia unita nasce un secolo e mezzo fa. Ma ancora oggi non abbiamo risolto il problema dello Stato. Ancora oggi c'è una quota di italiani che lotta contro lo Stato e contro qualunque autorità pubblica. E lo fa con la violenza. Questo è il problema alla radice del terrorismo: lo Stato non è ancora accettato pienamente. Siamo stati sommersi prima dall'esaltazione ideologica dello Stato fascista, poi lo stillicidio dello Stato democristiano mentre la sinistra contemplava la dittatura del proletariato. Piombano infine il liberalismo e il federalismo, che fanno scempio di quel che resta di questo bistrattato e rachitico Stato italiano. E oggi siamo punto e a capo. Lo Stato non piace. Lo Stato opprime, lo Stato è un vessatore di onesti cittadini, lo Stato espropria il lavoro e la ricchezza, lo Stato è ingiusto. Lo Stato è per tanti un nemico. Ecco la verità. Lo Stato che non ti concede l'eutanasia, che non ti protegge dai delinquenti, che usa i manganelli, che ruba nelle tasche, che fa le guerre, che rompe la famiglia. E poi qualcuno ci crede davvero, e inizia a puntare la pistola. L'odio contro lo Stato è il lievito di questo secondo tempo del brigatismo rosso. Siamo nel 2007 e mi accorgo che anch'io sto scrivendo rispolverando il gergo dello Stato oppressore e della lotta di classe. In poche righe ho cancellato trent'anni di storia. Trent'anni che forse non sono mai passati. Uso un linguaggio stagionato con la muffa del tempo e infarcito di sbagli mortali. Ma scopro che oggi è ancora fresco. Fa bene Prodi a fare il turista in India. Già che c'è potrebbe farsi anche un bagno purificatore nel fiume sacro, tanto per rinfrescarsi le idee sulla realtà.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.199 del 12/2/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||