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numero 280
6 marzo 2008
 
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La «santa alleanza» dei neoclericali progressisti

di Raffaele Iannuzzi - 15 febbraio 2007

«Scire est scire per causas». Così insegnava la Scolastica e di questo magistero, profondamente laico, è rimasta traccia in alcune menti cattoliche. Certamente nel magistero di Benedetto XVI, il quale, nelle vesti del Cardinal Ratzinger, Prefetto della Congregazione della dottrina della Fede, negò recisamente l'esistenza di una «Chiesa post-conciliare». Intervistato da Messori nei primi anni Ottanta, l'allora Cardinal Ratzinger stilò un serio e critico «rapporto sulla fede», le cui pagine dovrebbero essere rispolverate dai molti soloni catto-progressisti che oggi continuano a rimasticare il trito e ritrito mantra dello «spirito del Concilio». Anzi, a ben guardare, la pattuglia dei «conciliaristi» a un tanto al chilo è nutrita assai e comprende finanche fior di ignorantoni spocchiosi, in prima fila Eugenio Scalfari, sulle cui nuove e raffinate dottrine vale la pena spendere qualche parola. Perché, in realtà, si continua a partorire moralistici j'accuse contro i cattolici cosiddetti «democratici» trascurando una serie di dati storici fondamentali:

  1. essi si sono appunto definiti «democratici» in contrasto aperto con il cosiddetto «tradizionalismo» cattolico, che continuava a concepire le realtà temporali come separate dalle realtà soprannaturali, con buona pace della teoria dell'«umanesimo integrale» di Maritain, ideologo del cattolicesimo «democratico» in quanto sostenitore della santa alleanza tra Vangelo e democrazia;
  2. il Vaticano II ha partorito due storie parallele, che, però, non hanno mai prodotto «convergenze parallele», la linea della «rottura» con la Tradizione cattolica e la linea dello «spirito» del Concilio legato alla Tradizione cattolica concepita come evoluzione dello Spirito e della Verità cristiana nella storia: il progressismo cattolico ha sviluppato la prima linea traducendo alcuni documenti del Concilio, la Gaudium et spes ad esempio, secondo le coordinate della «promozione umana» e dell'evangelizzazione della società attraverso il linguaggio della modernità;
  3. il Vaticano II è stato in parte neutralizzato nei suoi sviluppi di continuità con la Tradizione cattolica da nuclei di intellettuali progressisti, la scuola di Bologna, neodossettiana, ad esempio, e con ciò si è prodotto una nuova narrazione storica che vede il post-1965, post-Concilio, come il «Novum» assoluto, la Kehre, la Rottura assoluta con il momento precedente e con l'intera Tradizione cattolica (questa operazione è stata la prima causa del rinfocolarsi del tradizionalismo veterocattolico, fatto sul quale è calata la censura progressista).

Ecco, sulla base di questi fatti puntuali e del loro sviluppo rigorosamente ideologico, cioè astratto da qualsiasi storia effettiva della Chiesa, è nata l'altra ideologia collaterale al cattolicesimo democratico: il neoclericalismo laicistico. In assoluta continuità ideale con il fenomeno di cui ho tentato di dar ragione, poiché quest'ultimo è eminentemente clericale, prova ne sia l'adesione entusiasta di un bel gruppo di Vescovi e preti-teologi ben inseriti nell'establishment clericale dei seminari, degli esercizi spirituali, dei monasteri guidati dai vari Bianchi etc. Un fenomeno con nomi e cognomi ben precisi, con fatti puntuali, uno dei più significativi il convegno ecclesiale del 1976, caro anche oggi a Tettamanzi, Evangelizzazione e promozione umana: trascurare volutamente questa congerie di fatti è un'operazione ideologica, di parzialità retorica e narrativa, al fine di dimostrare una tesi infondata: esiste un'unica Chiesa della modernità e questa Chiesa è l'unica veramente legittimata ad esistere, a pronunciarsi e ad allearsi con l'umanità «in cammino», per dirla con Enzo Bianchi, questa Chiesa è la Chiesa di Scalfari, che non è molto diversa da quella del gruppo di Bologna, dei Melloni e degli Alberigo. Il dado è tratto, ma da tempo.

E oggi? Stesso refrain, dunque è patetico e ipocrita scandalizzarsi, varrebbe piuttosto la pena valutare appieno la profonda vena di laicità teologale e culturale scaturente dagli interventi di Benedetto XVI e del Cardinal Ruini, i due più grandi pensatori laici d'Europa. E vengo all'ultima predica più che inutile patetica del laicista senza fede e senza genio, Scalfari, La Repubblica di domenica 11 febbraio (domenica, ovvio). Nel suo furore anticattolico, l'ex patron del giornale-partito più letto d'Italia, torna a teorizzare le due sciocchezze a lui più care: l'autonomia del laicato cattolico dalla gerarchia e il cristianesimo come religione dell'amore e della misericordia a discapito della verità dottrinale. Errori giganteschi che oggi - ecco il punto - sono passati nel cattolicesimo progressista che costituisce il mainstream clericale, ecco perché non soltanto non vengono confutati, ma assurgono ad evidenze della ragion storica. Invece, si tratta di due fandonie.

Il laicato cattolico nasce come altro dal clero ma non in termini oppositivi, ma oggettivamente e funzionalmente distintivi, specificamente differenti, ma sempre all'interno della complexio oppositorum della Chiesa. Dunque, non esistono ragioni di alcun genere per distinguersi polemicamente dalla gerarchia, ma, al contrario, i laici cercano sempre di attingere alle fonti del magistero, onde orientarsi anche nelle scelte temporali, leggi politiche (un documento del Cardinal Ratzinger della metà degli anni Novanta era appunto dedicato a questo tema).

E quale religione seguono i laici e i chierici della Chiesa? La stessa, orientata, sostanziata e suffragata dal magistero della Chiesa, che non è a disposizione di questo o quell'intellettuale progressista, di Scalfari o di Bianchi, ma promana da un paio di millenni ricchi di verità evangelica interpretata e canonizzata dalla Chiesa. Questo è il cattolicesimo, se poi si vuole un'altra esperienza di maggior presa soggettiva ed emotivistica, allora conviene riferirsi al modello protestante di natura evangelica, ma è tutt'altra cosa.

E in politica? Analogia di rapporto: cioè, non esistono verità dottrinali, ma orientamenti etici e culturali ritenuti come oggettivi dalla Chiesa, ergo, come sanciva perfettamente il motu proprio Ad tuendam fidem del 1998 e, per completezza d'analisi, il commento del Cardinal Ratzinger al medesimo documento, esiste una circolarità virtuosa e positiva tra le prime e i secondi, secondo il criterio classico simul stabunt, simul cadent. L'amore soggettivo, emotivo e romanticamente proteso verso l'altro, senza che a ciò si connetta la retta ragione e la verità dottrinale sancita dalla Chiesa, è al più un rigurgito new age, ma non è cattolicesimo, né teorico, né etico-culturale. Sorvolo su altri dati del magistero e della storia della Chiesa, ma mi ha fatto riflettere la serrata e rigorosa presa di posizione di un cattolico di antica scuola come Gerardo Bianco, della Margherita, il quale, di fronte ai Dico (che possono essere compresi soltanto all'interno del quadro storico-culturale che ho tentato di abbozzare sommariamente), dichiara: «Va difesa la famiglia come valore popolare. Questa proposta risponde a una concezione disgregatrice della società, per atomizzare la famiglia in funzione dell'asservimento dell'individuo al potere economico. Così anche la sinistra smarrisce il suo solidarismo a vantaggio delle posizioni della borghesia individualista cui si ispirano le ali più estreme della maggioranza». Una tesi che trovò conferme storiche riccamente documentate anche in alcuni saggi sull'evoluzione del concetto di «laicità» dello storico, non certamente cattolico, Spadolini! Si licet parva...E ancora: la Chiesa, osserva Bianco, «è per me fonte di ispirazione, tuttavia le mie scelte - sull'insegnamento di Sturzo, De Gasperi e Moro - sono "laiche". Ma evidentemente la Chiesa vede quello che la politica sembra non vedere, e segnala il pericolo. Stiamo vivendo in una società opulenta, che rischia di perdere i legami che la tengono in piedi. La famiglia ha svolto un ruolo fondamentale nella crisi della società, penso al dramma della disoccupazione, alle disabilità. E se noi laici non ci facciamo carico di questi pericoli, costringiamo la Chiesa ad intervenire». Aggiungo io: in uno spirito assolutamente laico di competizione tra discorsi pubblici, come avviene in America e come sempre più accadrà anche nel nostro Paese. E ci dispiace per Scalfari, ma anche un po' per noi, che dovremo rileggere ogni domenica la stessa omelia-fotocopia sul suo giornale-partito.

! Raffaele Iannuzzi
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