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Piero Gheddo La sfida dell'Islam all'Occidenterecensione di Anna Bono - 17 febbraio 2007 È in libreria un nuovo saggio sull'Islam pubblicato dalle edizioni San Paolo: si intitola La sfida dell'Islam all'Occidente, l'autore è padre Piero Gheddo, missionario del Pime, Pontificio istituto missioni estere, profondo conoscitore dei popoli musulmani grazie a mezzo secolo di studi e viaggi che lo hanno portato a visitare ripetutamente quasi tutti i Paesi islamici. Tra gli argomenti trattati, due sono di rilevanza fondamentale: che cosa distingue il Cristianesimo dall'Islam e che cosa deve fare l'Islam per entrare nel mondo moderno. Padre Gheddo, nel descrivere le differenze tra le due religioni, pone giustamente l'accento su un punto essenziale: l'assenza, nella dottrina e nella tradizione islamica, del principio della dignità di ogni vita umana e del concetto di uguaglianza di tutti gli esseri umani. La dignità assoluta di ogni uomo è un concetto cristiano, non si trova in nessun'altra tradizione religiosa e nemmeno nell'Islam, che non conosce la parola «persona» e usa il termine «individuo» a indicare i componenti della comunità dei fedeli. Però - spiega padre Gheddo - è l'essere umano di sesso maschile a essere considerato pienamente titolare di diritti e di doveri (la legge coranica infatti si fonda su tre disuguaglianze principali: tra uomo e donna, tra musulmano e non musulmano, tra libero e schiavo) e anche il maschio libero detiene dei diritti solo in quanto appartiene alla umma, la comunità islamica, e solo finché ne fa parte. Un'altra differenza decisiva riguarda l'atteggiamento nei confronti dei testi sacri. Il Cristianesimo ammette la loro contestualizzazione storica, mentre l'Islam considera i propri come ultima, definitiva e immodificabile rivelazione della Parola di Dio. Questo, come sottolinea padre Gheddo, pone un problema di difficile soluzione: quello di adattare la shari'a, la legge islamica, ai tempi. Essa rispecchia infatti la cultura e i valori dei popoli nomadi, dediti alla pastorizia, organizzati su base etnica, dell'epoca del profeta: «Uno dei drammi insolubili dell'Islam oggi - scrive Piero Gheddo - è proprio questo: che le regole della shari'a sono in genere chiaramente inadatte alle esigenze dello sviluppo politico, economico e sociale. Quindi, un ritorno alla "legge coranica" è praticamente impossibile, se si vuol rimanere nel mondo moderno». Si consideri che i testi sacri contengono prescrizioni precise e dettagliate non soltanto su questioni di ordine morale, ma anche per quanto riguarda comportamenti e azioni ordinarie come il modo di portare il cibo alla bocca e le forme di saluto più appropriate; vi si legge anche, ad esempio, che è meglio mettersi in viaggio di giovedì, infilarsi prima la scarpa destra poi quella sinistra, evitare di tingersi i capelli, e vi si trovano indicazioni minuziose sul taglio e il colore degli abiti. D'altra parte interpretare la Parola di Dio, adattarla ai tempi, introdurre delle innovazioni a modifica delle prescrizioni divine non può che apparire sacrilego agli occhi di un fedele ortodosso. Va osservato peraltro che i due libri sacri dei quali l'Islam impone la lettura letterale e il rispetto assoluto non sono stati scritti da Maometto. La stesura del Corano, il testo ritenuto Dio fatto parola, risale a più di dieci anni dopo la sua morte. Uthman, il terzo califfo suo successore (644-656), incaricò di darne forma scritta ai sette più accreditati «memorizzatori» delle rivelazioni ricevute dal Profeta allora viventi. Anche il secondo testo sacro, la Sunna, che raccoglie gli hadith, i racconti di ciò che Maometto disse e fece nel corso della sua vita, fu scritto in versioni e tempi diversi sulla base dei ricordi dei suoi compagni e dei loro discepoli e addirittura è impossibile sapere con esattezza quali sono davvero attribuibili al Profeta.
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Ragionpolitica, periodico on line n.199 del 12/2/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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