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Porte aperte per tuttidi Antonio Maglietta - 17 febbraio 2007 «Sarebbe assai utile una revisione della legge Bossi-Fini per quanto attiene al troppo stretto legame fra permesso di soggiorno e contratto di lavoro». Lo ha detto il ministro del Lavoro Cesare Damiano, mercoledì, durante un'audizione presso la Commissione Agricoltura della Camera. La Bossi-Fini infatti - ha proseguito - «non riduce ma anzi aumenta l'immigrazione clandestina, facendo apparire come irregolare anche chi sostanzialmente tale non è. Infatti la maggior parte degli irregolari è costituita da over stages, cioè coloro che restano in Italia anche dopo la scadenza del permesso di soggiorno». L'unica azione efficace per contrastare l'immigrazione clandestina, secondo Damiano, «è rendere agevoli i canali di ingresso regolare: lo stesso decreto flussi si è dimostrato un sistema troppo vincolante». Insomma, il ministro Damiano ha attaccato a testa bassa lo stretto legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro introdotto dalla legge Bossi-Fini in materia di regolamentazione dell'immigrazione ed ha proposto, come panacea per tutti i mali, di agevolare i canali di ingresso del lavoro regolare e di cestinare il decreto flussi. Rifiutare, come fa il ministro del Lavoro, il legame vincolante tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro significa non solo andare contro le disposizioni comunitarie, ma, soprattutto, minare alla base tutte le teorie sulla regolamentazione dell'immigrazione legate allo status di «immigrato economico», e cioè quel tipo di immigrazione regolare che sembra essere l'unica alternativa al fenomeno della clandestinità ed allo sfruttamento del lavoro nero. Nessuna parola invece, da parte di Damiano, su eventuali disposizioni per l'attuazione delle comunicazioni della Commissione Europea riguardanti il «Piano d'azione sull'immigrazione legale» COM (2005) 669 e «le priorità politiche nella lotta contro l'immigrazione clandestina di cittadini di Paesi terzi», COM (2006) 402. Secondo la prima delle citate comunicazioni, considerato il basso tasso di occupazione e l'alto tasso di disoccupazione in molti Paesi dell'Unione Europea, sarebbe opportuno dare la priorità ad azioni volte ad attirare sul mercato del lavoro più cittadini dell'Unione Europea e immigrati legalmente residenti, al fine di realizzare gli obiettivi della nuova Strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione, e segnatamente gli orientamenti per l'occupazione - COM (2005) 669. Insomma, secondo Bruxelles, le linee guida in materia dovrebbero essere l'applicazione del principio della preferenza comunitaria e la promozione di una campagna volta a favorire l'accesso al mondo del lavoro degli immigrati già legalmente residenti sul territorio nazionale. Secondo la risoluzione del Consiglio del 20 giugno 1994, in connessione con il regolamento del Consiglio (CEE) n. 1612/68, gli Stati membri devono tener conto delle richieste di accesso sul loro territorio per fini di occupazione solo qualora l'offerta di posti di lavoro proposta in uno Stato membro non possa essere coperta dalla manodopera nazionale e comunitaria o dalla manodopera non comunitaria che risiede legalmente e a titolo permanente in detto Stato membro e che già fa parte del regolare mercato del lavoro di tale Stato. Inoltre va sottolineato che i trattati di adesione del 16 aprile 2003 e del 25 aprile 2005 danno la preferenza ai lavoratori che sono cittadini degli Stati membri rispetto ai cittadini di Paesi terzi per quanto riguarda l'accesso ai mercati del lavoro degli Stati membri. Insomma, sembra chiaro che l'applicazione del principio della preferenza comunitaria in materia di regolamentazione dell'immigrazione sia una vera e propria scelta strategica da parte di Bruxelles. Purtroppo, noncurante delle indicazioni comunitarie e neppure delle semplici regole dettate dal buon senso, il ministro Damiano sembra andare nella demagogica direzione delle porte aperte per tutti. Antonio Maglietta |
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Ragionpolitica, periodico on line n.199 del 12/2/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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