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L'intreccio tra politica e pubblico impiego

di Antonio Maglietta - 22 febbraio 2007

Il testo del cosiddetto «milleproroghe» è stato approvato con modiche al Senato ed ora dovrà essere ridiscusso, limitatamente alle parti modificate, alla Camera. Tra le modifiche apportate a Palazzo Madama, ne spicca una su tutte. Con un emendamento a firma del relatore del provvedimento (emendamento 6.7), il senatore dell'Ulivo Walter Vitali, è stata introdotta una disposizione che prevede la disapplicazione della norma della Finanziaria 2007 (articolo 1, comma 561) che, per l'anno in corso, vieta agli Enti che non abbiano rispettato per il 2006 il patto di stabilità interno di procedere a nuove assunzioni. Insomma, un vero e proprio passo indietro rispetto al clima di rigore annunciato da Prodi e Padoa Schioppa con l'approvazione della Finanziaria 2007 e tutto rivolto, invece, all'aumento della spesa pubblica e alla negazione del principio di premialità per le amministrazioni pubbliche più virtuose. Nel corso del dibattito al Senato, il relatore ha giustificato la modifica affermando che, con questo emendamento, si tendeva a sanare un'incongruenza dell'ultima Finanziaria, non aggiungendo però a quale discrasia si cercava di porre rimedio.

A questo punto, per capire quale complessa operazione si celi dietro questo semplice emendamento, sarebbe opportuno fare un passo indietro e ritornare alle norme della Finanziaria 2007 e, nello specifico, a quelle che prevedono di trasformare in lavoratori a tempo indeterminato tutti coloro che oggi, a vario titolo, lavorano nell'ambito della Pubblica Amministrazione con un contratto a tempo determinato, senza la benché minima previsione di una scala di merito o di un richiamo al superamento di qualche prova selettiva così come sancito, peraltro, dalla Costituzione (articolo 97, comma 3: «Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge»). L'operazione politica messa a punto con l'ultima Finanziaria è chiara e mira ad accattivarsi le simpatie di quei lavoratori (le cifre parlano di 350.000 persone) che sarebbero beneficiati da questo provvedimento ed in generale degli impiegati pubblici sotto pressione dopo il dibattito aperto dal professor Ichino con il libro I nullafacenti. Perché e come reagire alla più grave ingiustizia della nostra amministrazione pubblica.

Dal punto di vista strettamente tecnico, la maxi-assunzione passerebbe attraverso gli Enti locali (che ricordiamo essere, nella maggioranza dei casi, in mano al centrosinistra), e cioè proprio attraverso quelle amministrazioni pubbliche su cui pende il divieto di procedere a nuove assunzioni qualora non fosse stato rispettato il patto di stabilità interno, previsto all'articolo 1, comma 561 della Finanziaria 2007. Probabilmente, nel convulso e concitato periodo in cui fu approvata la Finanziaria, questa norma era passata inosservata oppure giudicata di semplice facciata, anche perché va ricordato che in quel momento il governo si trovava sotto l'occhio vigile della Commissione Europea, che più volte aveva invitato l'esecutivo ad intraprendere la strada del rigore nel riordino della spesa pubblica. Ecco scoperta, quindi, l'incongruenza da sanare richiamata dell'esponente del governo nel dibattito sul «milleproroghe». Infatti la norma in questione, prevedendo un blocco per le assunzioni, rischiava di far saltare l'intera operazione, sapientemente completata dal memorandum sugli statali, sottoscritto a gennaio da governo e parti sociali, che consegna nelle mani dei sindacati confederali tutte le dinamiche relative al pubblico impiego.

Tuttavia, nonostante l'aggiustamento intervenuto al Senato, l'operazione potrebbe saltare qualora le norme della Finanziaria che provvedono alla stabilizzazione dei cosiddetti «precari» fossero colpite dalla scure della Corte Costituzionale, in quanto non solo non in linea con l'articolo 97 della Costituzione, ma anche discriminatorie nei confronti dei vincitori di concorso non ancora assunti per mancanza di fondi. A riguardo, incuriosisce la risposta che verrà data in settimana alla Camera dal governo ad una interpellanza urgente presentata sul tema.

Il dato politico che emerge dall'intera vicenda è che l'esecutivo Prodi, conformemente alla più stretta osservanza del dogma statalista, sembra essere sempre più distante dai reali problemi del Paese. L'idea di allargare le maglie del consenso attraverso la dilatazione della sfera di influenza sindacale e con l'aumento indiscriminato del numero dei posti fissi pubblici, il tutto a danno della spesa pubblica e quindi, in ultima istanza, dei cittadini, altro non è che l'ennesima prova del cinismo di questa governo e della maggioranza che lo sostiene, che oramai sembrano disposti a tutto pur di risalire la china dei consensi, sempre più in caduta libera.

Antonio Maglietta

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Ragionpolitica, periodico on line n.200 del 20/2/2007
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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