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La vita negatadi Paolo Della Sala - 1 marzo 2007 La bioetica e i temi della famiglia sono all'ordine del giorno in tutti i Paesi del mondo, da quelli islamici a quelli latino-americani e occidentali. In particolare, una questione delicata è quella che riguarda l'aborto. La percezione delle persone è cambiata rispetto agli anni '70; nonostante ciò, proprio le società basate sui «diritti umani universali» sono le più attive nella diffusione delle culture abortiste. Mistero? Non si sa. Di sicuro, il caso Unione Europea-Nicaragua costituisce un esempio di ingerenza degli Stati laicisti nell'etica individuale e persino negli affari di un'altra Nazione. I fatti sono inquietanti, comunque la si pensi sul tema dell'aborto. Nello scorso ottobre il governo del Nicaragua ha votato una legge nettamente anti-abortista. Senza dubbio, nei contenuti di questa normativa ci sono errori gravi, come il divieto dell'aborto terapeutico. Tuttavia si tratta di una legge promulgata da uno Stato indipendente, sottoscritta dall'allora presidente Enrique Bolanos. Lo stesso presidente Daniel Ortega, eletto da poche settimane, si è dichiarato a favore di questa legge e non la modifica. Suona pertanto grave l'attitudine dimostrata dai rappresentanti dell'Unione Europea in Nicaragua, che hanno né più né meno ricattato il governo locale, minacciando di azzerare gli aiuti economici se la legge sull'aborto non verrà cancellata. In particolare Marc Litvine, rappresentante della UE in Nicaragua, ha espressamente correlato la legalizzazione dell'aborto con la «concessione di aiuti contro la povertà e in favore delle donne». In questo caso nessuno parla di «ingerenze indebite» negli affari interni di uno Stato, anche se di ingerenze pesanti e ricattatorie si tratta. Ma non c'è soltanto il caso Nicaragua-UE. Anche in Italia i segnali sono preoccupanti, e non si tratta soltanto della «guerriglia» politica condotta contro il Vaticano nel caso Pacs/Dico. In realtà i problemi peggiori si notano nella cronaca e nelle statistiche di tutti i giorni. Un caso - misteriosamente - non ha suscitato dibattito. Si tratta della drammatica vicenda di una tredicenne torinese rimasta in cinta di un suo amico, la quale voleva condurre a termine la sua gravidanza e tenere il bambino. Come se fosse lei stessa un feto privo di opinioni e diritti, alla ragazza è stata negata ogni libertà di scelta, quasi non si trattasse di un individuo e di una donna. La giovane è stata costretta ad abortire contro la sua volontà dai suoi genitori e dalla decisione di un giudice. Ciò le ha prodotto un profondo dramma spirituale ed esistenziale, tanto che ha minacciato di uccidersi ed è stata ricoverata a forza in un reparto psichiatrico per decisione della Asl, quasi fosse pazza. Lei tuttavia continua a dichiarare con fermezza: «Io non sono pazza, sto solo male come un cane per quello che mi hanno obbligato a fare». Una tragedia laica. Casi come questo dimostrano che l'attacco alla vita e alla famiglia non è una invenzione teocon. Ci sono infiniti dati e fatti precisi. Il governo Prodi, se da un lato ha varato il ddl per i diritti dei conviventi, dall'altro ha abbandonato ogni sostegno alla famiglia e anzi è diventato quasi un tutore dell'anti-demografia, avendo contribuito al rialzo delle tassazioni sui figli e sui disabili. Mentre sale il numero dei single e il sesso si separa sempre di più dall'amore, il numero di divorzi è passato da 27.000 a 45.000 dal 1995 al 2004. Un matrimonio dura in media quattro anni e la crescita demografica è a livelli infimi. I bambini non interessano più a nessuno: due neonati sono stati accoltellati dalle loro madri nelle ultime settimane. L'aspetto più grave, nel caso del bambino accoltellato in Sicilia, non è soltanto il gesto sciagurato di una madre sciagurata, ma anche l'assenza di ogni famigliare dall'ospedale nel quale è stato ricoverato il piccolo: neppure un parente si è degnato di assistere un bambino in fin di vita. Per questo motivo è importante da un lato richiedere che le leggi non si disgiungano mai dal legame con l'etica (religiosa o laica), dall'altro non seguire l'eterno ritorno dei giacobini, secondo i quali è l'etica a dover essere schiavizzata dalla legge del potente e dalla sua ideologia.
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Ragionpolitica, periodico on line n.201 del 26/2/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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