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I numeri promuovono ancora Berlusconidi Antono Maglietta - 6 marzo 2007 Secondo il IX Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani, presentato venerdì nell'aula magna di Santa Lucia dell'Università di Bologna al convegno Dall'università al lavoro in Italia e in Europa ad un anno dalla laurea il lavoro stabile risulta in calo. In cinque anni è sceso dal 46% (rilevazione 2001) al 38% (rilevazione 2006). Ma, mentre rimangono praticamente invariate le attività di tipo autonomo (circa 12%), continua il calo dei contratti a tempo indeterminato (passati dal 34% nell'anno 2001 al 26% più recente). In modo corrispondente, il lavoro atipico è cresciuto di 10 punti percentuali: dal minimo (37%) del 2001 al 47% nell'ultima rilevazione. In particolare, fra il 2001 e il 2006, sono aumentati consistentemente i contratti a tempo determinato (passati dal 13% al 21%). A cinque anni dalla laurea, invece, risultano stabili 71 occupati su cento. Il grande balzo in avanti è dovuto in particolar modo all'aumento dei contratti a tempo indeterminato, che sono lievitati di 15 punti percentuali, raggiungendo quasi il 47% a cinque anni. Il lavoro autonomo, guadagnando 11 punti, è passato dal 13% al 24%. A cinque anni dalla laurea si riducono le quote di lavoro atipico (dal 39,5% al 26%), i contratti di formazione lavoro (contratti di inserimento nella legge Biagi) che di fatto scompaiono, scendendo dall'11% all'1%, e le attività lavorative senza contratto (dal 5% all'1,5%). Ad un anno dalla laurea, poco meno di un quinto degli occupati è impegnato nel settore pubblico. In quello privato operano, invece, oltre 80 laureati su cento. A cinque anni dal conseguimento del titolo le percentuali risultano rispettivamente 29% e 71%. Molto meno di quanto accada in altri Paesi europei, come la Finlandia, la Francia, la Germania e i Paesi Bassi. «Il settore pubblico - si legge nel rapporto Almalaurea - si conferma la culla della precarietà. A cinque anni dalla laurea sono stabili 31 laureati su cento nel pubblico contro 72 nel privato». A 12 mesi dalla laurea, il guadagno mensile netto dei laureati è di 1.042 euro e risulta in crescita rispetto alle precedenti rilevazioni. A tre anni dalla laurea, il guadagno raggiunge quota 1.164 euro, a cinque anni è di 1.316 euro. Considerando le variazioni in termini di potere d'acquisto, però, tenendo così conto della svalutazione dei valori monetari avvenuta in questi anni, si rileva persino una riduzione delle retribuzioni. I dati sono molto interessanti per tracciare non solo un'analisi scientifica del mercato del lavoro in Italia ma anche della sua evoluzione nell'ultimo quinquennio.Bisogna partire da tre dati fondamentali. Il primo è quello che ci viene fornito dall'incrocio tra i dati Almalaurea che indicano un'alta incidenza dei contratti flessibili nella fase dell'ingresso nel mondo del lavoro con quelli dell'Istat, che segnalano una inarrestabile crescita del tasso di occupazione (con relativa diminuzione del tasso di disoccupazione). Infatti, secondo l'Istituto Nazionale di Statistica (dati pubblicati il 20 dicembre 2006), il tasso di occupazione della popolazione tra i 15 ed i 64 anni si è portato dal 57,4 del terzo trimestre 2005 all'attuale 58,4% e il tasso di disoccupazione si è posizionato al 6,1%, un punto in meno rispetto al terzo trimestre 2005. Dall'incrocio dei due dati emerge chiaramente che, innanzitutto, la flessibilità agevola l'ingresso nel mondo del lavoro e quindi l'aumento del tasso di occupazione e che, comunque, tra i contratti cosiddetti flessibili, la crescita percentuale maggiore, nella fase del primo impiego, spetta al contratto a tempo determinato è cioè a quello con più garanzie. Il secondo dato che bisogna evidenziare è quello che nel sistema occupazionale, col passare del tempo, diminuisce l'incidenza del lavoro flessibile mentre, di contro, aumenta quella del lavoro stabile. Da sottolineare anche l'aumento in percentuale dei lavoratori autonomi, segno che, a distanza di poco tempo dall'ingresso nel mondo del lavoro, la flessibilità probabilmente incentiva il lavoratore a migliorarsi di continuo fino all'acquisizione di quelle capacità professionali che lo spingono a diventare «imprenditore di se stesso». Il terzo ed ultimo dato interessante sembra essere quello che registra come il pubblico impiego, a differenza del lavoro privato, stia diventato la culla del precariato. Insomma, quello che doveva essere il simbolo del posto fisso sembra essersi trasformato nel più instabile. Tutti questi dati emersi dal Rapporto Almalaurea non fanno che confermare, da ultimo, quanto di buono fatto dal Governo Berlusconi nel difficile campo del mercato del lavoro e smascherare, per l'ennesima volta, tutte le menzogne vendute dalle sinistre, soprattutto nel corso dell'ultima campagna elettorale per le politiche. Menzogne ripetute ossessivamente affinché fossero percepite come verità e che oggi, travolte dai numeri, difficilmente potranno risultare credibili e trovare una qualche sponda nel Paese. Ai numeri che, inesorabilmente, registrano la bontà delle scelte operate dal Governo Berlusconi, la sinistra non fa altro che contrapporre chiacchiere senza valore e senza fondamento. Verba volant scripta manent. Antono Maglietta |
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Ragionpolitica, periodico on line n.202 del 5/3/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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