|
|||||||
|
|
Liberi dall'ideologia ma non senza culturadi Francesco Bigliardo - 6 marzo 2007 Se dovessimo dare ascolto ai ragionamenti degli illuminati, Forza Italia non dovrebbe esistere. E di sicuro non esisterebbe se la scelta di vita o morte stesse nelle mani degli intellettuali italiani, figli di quella posizione storico-culturale dei Lumiers francesi, i quali rifiutano come irrazionale e, dunque, negativa, ogni espressione popolare riconducibile al libero sentimento, innanzitutto religioso. Al contrario Forza Italia nasce da un fenomeno popolare che non si struttura, se non successivamente e comunque mai totalmente, in un pensiero organizzato, ma che trova la sua scintilla creativa in ciò che precede il pensiero: l'intuizione, il sentimento. Ma ciò per l'establishment intellettuale non basta. Per esso il movimento generativo che è alla base di Forza Italia contraddice la «dinamica virtuosa» che legittima un fenomeno culturale: l'ideologia del partito, ovvero una versione euristica del reale mitizzato, imponendosi sulla realtà le conferisce forma, ordine. Più semplicemente, il modello di «società perfetta», razionale, riconosciuto a priori come tale, si stende sul popolo «reale», dandovi forma, scandendone gli aspetti positivi e negativi. Il comunismo reale rappresenta, per l'appunto, la forma perfetta (compiuta) dell'ideologia, in cui uno schema a priori, idealtipico, ingabbia l'uomo reale fino a confiscarne la libertà. Ma dall'ideologizzazione non è stata immune nemmeno la famiglia democristiana, dal momento in cui, dimenticando Luigi Sturzo, ha lasciato contaminare la sua ispirazione liberale e moderata dallo statalismo. Lo statalismo non è altro che una forma meno appariscente di ideologia, questa volta avente per utopia il raggiungimento della giustizia sociale mediante l'espansione della spesa pubblica e del potere dello Stato. Forza Italia inverte il «modello generativo» ideologico. Prima che un partito, un programma o un pensiero strutturato, essa è un sentimento diffuso, un comune sentire, inscindibile dall'identità cristiana del popolo italiano: è questa la realtà in cui Forza Italia affonda le sue radici. Questo, se da un lato ne è la sua forza essenziale, dall'altro rappresenta anche la pietra dello scandalo, il motivo per cui Forza Italia viene disconosciuta dagli illuminati del main stream culturale. Per essi non è un soggetto politico in quanto non nasce da un'ideologia contenuta in un testo fondamentale come è Il Capitale per il comunismo, e sostenuta da sistemi pervasivi di diffusione e/o indottrinamento come le strutture di partito. Con questa tesi essi implicitamente riconoscono che con Forza Italia Berlusconi ha risposto ad un bisogno diffuso tra gli italiani, quello di impedire l'avanzata della gioiosa macchina da guerra, proponendo in alternativa di puntare sulla società liberale: meno Stato, più individuo. Una proposta già sentita e presente nel popolo che Berlusconi ha ascoltato e messo in forma linguistica ed ideale. Forza Italia è nata così, dall'incontro della sensibilità di un singolo uomo con il sentimento comune della gente, determinando una rottura strutturale con la tradizione politica italiana: nacque il primo partito in cui il popolo è protagonista, in cui il popolo precede il partito stesso e al partito offre un fondamento culturale mediante la sua fiducia. Detto questo, accettato che Forza Italia non possa essere considerato e, anzi, non sia un partito ideologico, in quanto trova la sua ragion d'essere nelle aspettative della gente, nelle ragioni del popolo, c'è da chiedersi quale posto abbia in un partito come il nostro la Cultura. Più semplicemente, può essere considerata valida l'equivalenza partito non ideologico = partito senza cultura? Personalmente non credo. Anzi, ritengo che in un partito non ideologico il ruolo della cultura divenga ancor più fondamentale e si depuri dagli utilizzi strumentali che di essa viene fatta nelle scuole di partito, dove il fare cultura si trasforma in indottrinamento. In un partito non ideologico la cultura nel suo significato sociologico è chiamata ad interpretare quel «senso comune» che emana dal popolo, scegliendo le ragioni e componendo le posizioni. E Forza Italia, in tal senso, ha una cultura forte e precisa, quella della Libertà. Con questa convinzione lancio il mio appello perché Forza Italia prosegua, anche in Campania, sulla strada della formazione politica. E' ormai dovere di noi giovani difendere il grande patrimonio ideale che ha nutrito e formato il nostro popolo, il grande popolo della Libertà. Rispolveriamo Benedetto Croce e il suo amore per quella Libertà che «ha per sé non solo il futuro ma l'eterno», riscopriamo Luigi Sturzo, difensore di quella «Libertà che esige Verità», nutriamoci dello spirito di San Tommaso, che vedeva proprio nella libertà «l'immagine di Dio nell'uomo». Sia chiaro, non propongo una scuola di partito, ma uno sforzo di educazione e responsabilizzazione che elevi l'animo e lo sguardo di noi giovani oltre i limiti materiali dell'umana ideologia. Francesco Bigliardo |
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.202 del 5/3/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||