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6 marzo 2008
 
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La Cei e il suo nuovo presidente

di Rita Bettaglio - 10 marzo 2007

Se ne parlava ormai da qualche giorno e ora è ufficiale: il Cardinale Ruini lascerà, per raggiunti limiti d'età, la presidenza della Cei, pur rimanendo membro del consiglio permanente della stessa. A ricoprire l'incarico che è stato per 16 anni del Cardinale vicario per la diocesi di Roma, il Santo Padre ha chiamato Mons. Angelo Bagnasco, attuale arcivescovo di Genova. 63 anni, genovese, uomo e sacerdote tutto d'un pezzo, ma mite e pieno di carità e di preghiera. All'annuncio, dato in contemporanea in Vaticano e a Genova il 7 marzo, c'è stata la corsa a capire perchè e percome sia stato scelto proprio il prelato ligure per guidare una Cei, che non è mai stata così presente nel dibattito politico italiano. Ed ecco chi cavalca l'onda di «correnti» vaticane nella fantasiosa contrapposizione tra «ruiniani» e «bertoniani», quasi si parlasse della balena bianca e non del corpo mistico di Cristo. A tali esegeti Bagnasco appare un «ruiniano» gradito anche al Segretario di Stato, quindi una figura pacificatrice. Altri, come Repubblica, lo definiscono «l'arcivescovo con le stellette, generale di corpo d'armata collocato a riposo dopo aver accompagnato i contingenti italiani in Bosnia, Iraq, Afghanistan e Libano». Davvero ritornano alla mente le famose divisioni papali di staliniana memoria.

Ma lui, l'arcivescovo di Genova, non ancora Cardinale, si limita a dichiarare: «Quando il Papa chiama si risponde. Alla chiamata del Santo Padre ho prontamente aderito, rassicurato dalle autorevoli indicazioni, confidando nella grazia del Signore, certo della benevola collaborazione di tutti». Dichiarazione più di un soldato semplice che di un generale di corpo d'armata. Mons. Bagnasco ha precisato che resterà arcivescovo di Genova e si recherà a Roma per ottemperare ai suoi compiti di presidente della Cei, un giorno alla settimana. Genova non resterà, quindi, senza il suo pastore, come aveva temuto; mons. Luigi Ernesto Palletti, suo vicario sotto la Lanterna, ha detto che la scelta è magnifica, è esaltante per Genova, ma anche che c'è stata la paura della città di perdere mons. Bagnasco come arcivescovo. «Adesso - ha commentato mons. Palletti - abbiamo saputo da lei direttamente che così non sarà e ce ne rallegriamo».

Che il presidente della Cei non sia più il Vicario di Roma e che risieda nella propria diocesi potrebbe avere un significato? Potrebbe tradursi in una minore Roma-centricità della Cei? Davvero nessuno può saperlo, al momento, anche se, sicuramente, il fatto che il presidente Cei risieda 6 giorni su 7 a Genova rappresenta un'opportunità davvero nuova e straordinaria per il capoluogo ligure. Il cardinal Ruini, pochi giorni fa, quando già sapeva che avrebbe lasciato l'incarico di presidente della Cei, ha lanciato ai cattolici italiani la parola d'ordine: meglio contestati che irrilevanti. La fierezza con cui Ruini ha rivendicato il ruolo della Chiesa e dei cattolici nella società e nella vita pubblica ha rappresentato una svolta della Chiesa e della chiesa italiana. Tanti fattori hanno portato a questo: i tempi sono maturati, a costo di enormi sofferenze e disorientamento del popolo di Dio, e la chiesa italiana ri-assume il suo ruolo, troppo a lungo taciuto. Il giro di boa c'è stato col cardinal Ruini e da questo non si potrà certo tornare indietro. Di più non si può dire, se non che stella a stella differt in claritate ma tutte sono stelle: questo per rispondere alla domanda di tanti su che presidente della Cei sarà mons. Bagnasco.

Ma, a dire il vero, cosa significa essere presidente di una Conferenza Episcopale e di quella italiana in particolare? Che cos'è una conferenza episcopale e cosa fa? Quella italiana è la più grande conferenza episcopale nazionale: circa 250 vescovi attivi sul territorio e altrettanti che ricoprono incarichi nella curia vaticana o già collocati in pensione. I vescovi italiani rappresentano un terzo di tutti i vescovi cattolici d'Europa (e l'11 per cento dell'insieme di tutti i vescovi del globo), i papi sono stati in larga parte italiani e, dal più papabile dei cardinali al più umile curato di campagna, tutti guardano a Roma e, quando possono vi si recano per abbeverarsi alla cattedra di Pietro.

In Italia le assemblee regionali di vescovi cominciarono a svilupparsi nel secolo XVIII e si intensificarono nel secolo successivo, fino a venire regolamentate ufficialmente da Leone XIII nel 1889, come Conferenze regionali dei vescovi. Solo nel 1964 si costituì la Cei come riunione dei presidenti delle Conferenze regionali. È nel 1965 che la Cei iniziò a essere l'assemblea di tutti i vescovi d'Italia. Attualmente la Cei è regolata da uno statuto, approvato dalla Santa Sede il 25 marzo 1985, mentre le Conferenze regionali che continuano a esistere e a operare sono rette da un regolamento generale, approvato, d'intesa con l'allora Congregazione concistoriale, il 20-22 giugno 1967, e da regolamenti propri. Gli organi della Cei sono: l'assemblea generale (che si raduna almeno una volta all'anno), a cui partecipano tutti i vescovi residenziali o ausiliari e il nunzio apostolico; il Consiglio episcopale permanente, composto dai presidenti delle conferenze regionali e delle commissioni episcopali; il presidente e il segretario, nominati dal papa in quanto primate d'Italia; le commissioni episcopali, a cui si affianca il comitato per l'università cattolica. Altri comitati possono essere formati per esigenze e problemi specifici.

Storicamente riunioni di vescovi cominciarono ad aversi nella Chiesa a causa delle restrizioni imposte alla celebrazione dei concili particolari sia da parte della Santa Sede che da parte delle autorità civili locali. In Francia si ebbero regolari incontri di vescovi dal 1561 fino al 1788, mentre un vero sviluppo in Europa (Belgio, Germania, Au-stria, Italia) e negli Stati Uniti d´America si ebbe nel secolo XIX. Vari furono gli interventi dei romani pontefici o per evitare il pericolo di nazionalismo religioso a causa di intromissioni dell´autorità civile (Germania e Austria), oppure per far sì che l´attività delle Conferenze Episcopali non si ponesse in contrasto con l´autorità della Santa Sede o non limitasse eccessivamente i diritti dei vescovi diocesani, oppure per sostenerne l´azione, come in Italia. Il concilio Vaticano II le ha promosse in tutta la Chiesa, anche come forma di attuazione della collegialità episcopale.

In Italia l'Accordo del 1984, che apporta modificazioni al Concordato lateranense del 1929, ha contribuito notevolmente a valorizzare il ruolo della Cei, che diviene di fatto un nuovo protagonista delle relazioni tra la Chiesa Cattolica e lo Stato italiano. Infatti, fino ad allora, tale istituto era, agli effetti civili, privo di personalità giuridica e del tutto trascurato da non poche delle bozze di revisione del Concordato che si sono via via succedute. L'Accordo, invece, menziona la Cei come soggetto ecclesiale cui viene assicurata «la reciproca libertà di comunicazione e di corrispondenza», immediatamente dopo la Santa Sede. Un ancor più esplicito riconoscimento della Cei come interlocutore legittimo e accreditato dei pubblici poteri è offerto dalla disposizione di carattere generale del penultimo articolo dell'Accordo, dove si prevede che «ulteriori materie per le quali si manifesti l'esigenza di collaborazione tra la Chiesa cattolica e lo Stato potranno essere regolate» anche «con intese tra le competenti autorità dello Stato e la C.E.I.».

L'importanza della funzione che la Cei è chiamata a svolgere nel dare concreta attuazione ai patti stipulati emerge con evidenza ancora maggiore da un accordo che non è stato sottoscritto da lei stessa, ma dalla Santa Sede. Si tratta delle «norme per la disciplina della materia degli enti e beni ecclesiastici formulate dalla commissione paritetica istituita dall'art. 7, n. 6 dell'Accordo», approvate mediante protocollo ratificato con l. 20 maggio 1985, n. 206 e promulgate nell'ordinamento italiano con l. n. 222 della stessa data. Esse attribuiscono alla Cei la personalità giuridica agli effetti civili e le attribuiscono un ruolo assolutamente essenziale e determinante nella attuazione del nuovo sistema di sostentamento del clero. Le competenze della Cei in riferimento allo Stato italiano sono moltissime e vanno dal determinare annualmente le destinazioni della parte dell'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche assegnata alla Chiesa Cattolica dalle scelte dei contribuenti ricevute a tale titolo, nonché delle offerte in favore dell'Istituto Centrale deducibili dal reddito imponibile e nominare la componente ecclesiastica della commissione paritetica che ogni triennio è chiamata a valutare il funzionamento del nuovo sistema di finanziamento della Chiesa.

Lo Stato italiano si trova oggi ad avere due distinti interlocutori, la Santa Sede e la Cei, entrambi legittimati, sia pure a diverso titolo, a rappresentare gli interessi della comunità cristiana. Questo solo per dare una piccola idea di cosa sia la Cei e di quanto siano in errore coloro che ne misconoscono la funzione, dando ad intendere che si tratterebbe di un soggetto senza alcuna reale valenza nella società e nell'ordinamento giuridico italiano. A tutto ciò è chiamato a dar guida, sapiente ed illuminata, Mons. Angelo Bagnasco. Che dire? In bocca al lupo?

! Rita Bettaglio
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