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Giustizia: la controriforma Mastelladi Mario Secomandi - 10 marzo 2007 L'approvazione del Ddl Mastella sull'ordinamento giudiziario, più che una riforma, assume i connotati di una «contro-riforma» della giustizia. Essa rappresenta, in buona sostanza, il tentativo di non garantire l'indipendenza della magistratura e di riportare la politica in una condizione di subordinazione al potere giudiziario. Si tratta di una restaurazione bella e buona che ci riporta indietro negli anni, a prima della riforma dello scorso governo di centrodestra. I punti cardine del Ddl approvato dal governo Prodi sono i seguenti: non c'è la separazione delle carriere tra magistrati e giudici; la progressione della carriera dei magistrati e la valutazione della loro attività sarà affidata a dei controlli quadriennali. La conseguenza di ciò è che il singolo magistrato sarà succube delle correnti dell'Associazione Nazionale Magistrati che ha, a sua volta, il ferreo controllo del Consiglio Superiore della Magistratura. Il controllo dell'attività del magistrato, ciò da cui dipende la sua progressione in carriera, è appannaggio del Csm. Si vuole mandare al macero la precedente riforma del governo Berlusconi che è invisa ai magistrati proprio perché con essa si prevede, tra le altre cose, l'ancoraggio della progressione delle carriere ad elementi oggettivi, meritocratici e professionali e non all'arbitraria discrezione del Csm. Il progetto della «contro-riforma» Mastella ha inoltre creato nuovi laceranti sconquassi nella coalizione prodiana, accentuando la disunione della coalizione di sinistra. Emma Bonino ed Enrico Boselli della Rnp e Sdi, Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi, Antonio Di Pietro dell'Italia dei valori e Paolo Ferrero di Rifondazione si sono tenacemente opposti al Ddl. In questo come in altri casi e frangenti, non basta neppure il potente collante dell'antiberlusconismo ad unire una sinistra così divisa e discorde al proprio interno. Tale provvedimento si pone in contrasto con la civiltà giuridica europea, poiché non figura né la separazione delle carriere né una rigorosa separazione delle funzioni fra accusatori e giudici esistente ed in vigore in ogni parte del mondo libero e civile: una garanzia di libertà ed imparzialità per tutti i cittadini oltre che di parità tra accusa e difesa. Il Ddl approvato dalla sinistra rappresenta un'evidente involuzione dell'ordinamento ed un'accentuazione della posizione di condizionamento dominante esercitata dall'Anm sulla politica: una restaurazione del preesistente assetto dell'ordine. E' un provvedimento «magistrato-centrico», così come sottolineato anche dai penalisti e dai giovani avvocati, che indiranno manifestazioni di protesta contro questa «contro-riforma». La sinistra si azzarda a far percorrere al Paese questo vicolo cieco proprio nel momento in cui il popolo italiano pensa sempre più che i magistrati siano influenzati da motivazioni ideologiche e politiche e l'amministrazione della giustizia sia lenta. E' ciò che emerge da una ricerca commissionata, ironia della sorte, proprio dal Csm su come gli italiani percepiscano la magistratura, la quale, in soldoni, è sempre più vista alla stregua di una casta molto restìa a mettersi in discussione. E' ora di riscoprire e ripartire dalle novità virtuose della riforma dell'ordinamento giudiziario del governo Berlusconi,. Tale riforma si fondava su un approccio garantista, tipico di uno Stato di diritto liberale. Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana era stata approvata una normativa tesa a rendere la magistratura un organo più trasparente, efficiente, neutrale, spoliticizzato ed indipendente, così come nel caso degli altri Paesi occidentali più democratici ed avanzati.
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Ragionpolitica, periodico on line n.202 del 5/3/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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