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Il Governo Prodi alla conquista dei voti degli impiegati pubblici

di Antonio Maglietta - 10 marzo 2007

Giovedì alla Camera si è discusso sulle norme della Finanziaria 2007, in materia di pubblico impiego, che prevedono l'assunzione in pianta stabile di tutti coloro che non hanno un contratto a tempo indeterminato e che già, a vario titolo, prestano la propria attività lavorativa all'interno della Pubblica Amministrazione. Rispondendo ad una interpellanza urgente (2-00374) presentata su questo tema dai deputati di Forza Italia, il sottosegretario Scanu, ha riconosciuto che le critiche ed i dubbi sollevati dai parlamentari azzurri erano comunque da considerare pertinenti. L'interpellanza, promossa dall'on. Simone Baldelli, ex leader del movimento giovanile azzurro, esprime forti dubbi di incostituzionalità nei riguardi dei criteri attraverso i quali la Finanziaria 2007 permette di assumere in pianta stabile una serie di persone che, a vario titolo, lavorano già all'interno degli enti locali. Si contesta, in tal senso, il non aver rispettato l'art. 97, 3° comma della Costituzione secondo cui: «Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge». Infatti alcune norme dell'ultima Finanziaria prevedono l'assunzione a tempo indeterminato anche di quelle persone, vedi ad esempio i portaborse dei sindaci, che non hanno superato nessuna selezione pubblica. Inoltre, si contesta al Governo che prima di prevedere questo tipo di assunzioni si sarebbe dovuto dare risposta alle istanze dei vincitori e degli idonei dei concorsi pubblici non ancora inquadrati in ruolo (e cioè non ancora assunti) magari concedendo a questi la precedenza rispetto a chi non ha vinto o superato nessun concorso.

Ma il Governo guidato da Romano Prodi sembra non curarsi di questi problemi ma solo di quelli legati alla sua sopravvivenza. Infatti è questo il motivo per cui ha escogitato un disegno politico che mira a sostituire, come elettorato di riferimento, la classe operaia, sempre meno numerosa, con la classe degli impiegati pubblici, che ricordiamo essere pari a 4.000.000 di persone. Il tutto passa attraverso una complicata operazione suddivisa in tre tappe. La prima tappa è partita a dicembre dello scorso anno con le norme della Finanziaria 2007 sul pubblico impiego e con il lancio del messaggio subliminale da parte dell'attuale maggioranza di centrosinistra che il Governo Prodi avrebbe eliminato il precariato e rilanciato il mito del posto fisso pubblico a vita. Poi, nello scorso mese di gennaio, si è arrivati alla seconda tappa, il «memorandum» (il patto siglato tra Governo e sindacati per la riforma della Pubblica Amministrazione) che, concedendo ai sindacati un ruolo fondamentale nella riorganizzazione della Pubblica Amministrazione e soprattutto nel controllo delle carriere dei dirigenti, ha posto tutto il pubblico impiego sotto il rigido controllo di organizzazioni amiche o, comunque, benevole nei confronti dell'attuale maggioranza di centrosinistra.

Il cerchio si è chiuso, qualche giorno fa, con il decreto «milleproroghe» (un provvedimento che prevede la proroga di termini in scadenza previsti da leggi in vigore) che ha eliminato, per gli enti locali (il riferimento è ai comuni), il divieto ad assumere per l'anno in corso (clausola prevista nella Finanziaria 2007 - art. 1, comma 561 - nei confronti degli enti che non avessero rispettato le regole del patto di stabilità interno nell'anno 2006) con lo scopo di agevolare la maxisanatoria prevista dalla Finanziaria 2007 di tutte quelle persone che non hanno un contratto a tempo indeterminato e che già lavorano, a vario titolo, all'interno della Pubblica Amministrazione (si parla di 400.000 persone). Conquistare i voti degli impiegati pubblici, nell'ottica di questo Governo, significherebbe raggiungere due scopi. Nel breve periodo, risalire la china dei consensi nell'opinione pubblica; nel lungo periodo, avere un bacino elettorale numeroso e fedele (così come lo era la classe operaia di un tempo) che sostituisca l'oramai logora, ed a tratti recalcitrante, classe operaia.

Antonio Maglietta

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