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Berlusconi ci salvi dalla dèbacle energetica

di Carlo Cerofolini - 10 marzo 2007

E' indubbio che l'Italia sarà sempre più figlia di un Dio minore specie dopo la decisione presa dalla Commissione Ue che prevede entro il 2020 sia di ridurre l'emissione dei gas serra del 20% sia di portare a questa percentuale anche il consumo di energie rinnovabili, avendo, oltre tutto, a suo tempo il nostro Paese sciaguratamente rinunciato al nucleare, valorizzato dalla Ue stessa. Eppure questi ambiziosi obbiettivi, a guardare bene, li potremmo pure raggiungere, se solo si ragionasse in termini scientificamente corretti, infatti:

1 per la riduzione del 20% dei gas serra basterebbe che 20 GW termoelettrici fossero sostituiti da 20 GW nucleari del costo di 40 miliardi;

2 per quanto riguarda l'energia prodotta da fonti rinnovabili, da portare sempre al 20% entro il 2020, anche se con un mix europeo, un aiuto consistente ci potrebbe venire dall'idroelettrico - che attualmente può soddisfare la produzione di elettricità fino a circa il 15% - se venisse sfruttato meglio e adeguatamente potenziato, anche con l'innalzamento di alcune dighe esistenti per aumentare la capacità degli invasi.

Invece paure, prevenzioni, lacci, laccioli, obblighi e regolamenti messi in campo anche dagli «ecologisti» impediscono all'idroelettrico di sviluppare le proprie potenzialità anche in termini di riserva e regimazione delle acque (cfr. La Nazione QN 09/03/07 p. 10 Manca l'acqua, servono più dighe). Per di più l'idroelettrico, oltre ad essere una fonte energetica continua e sempre disponibile (basta ci sia acqua nei bacini), nella scala d'emissione dei gas serra - riportati in grammi di anidride carbonica per 1 KWh di energia prodotta - è all'ultimo posto con 4 g, seguito dal nucleare con 16 g, dall'eolico con 36 g, per arrivare poi al fotovoltaico (m-Si) con 121g e (p-Si) con 193g, fino a 605 g per il gas e oltre per altri combustibili fossili.

La strada che sicuramente percorrerà questo governo Prodi rossoverde, sarà quella di puntare sull'eolico e soprattutto sul fotovoltaico (FV) per cercare di centrare (invano) i nuovi obbiettivi imposti dalla Ue. Solo che questa strada, essendo super costosa ed inconcludente, porterà al disastro economico-energetico, in quanto per produrre in un anno la stessa energia (KWh) prodotta da una centrale da 1 GW termoelettrica a gas (costo 0,5 miliardi) o nucleare (costo 2 miliardi), occorrerà installare ben 6 GWp con il fotovoltaico (costo 48 miliardi se il fotovoltaico è diffuso, cifra con cui si potrebbero installare ben 24 GW nucleari), accompagnati da centrali convenzionali o nucleari da 6 GW totali di potenza a tampone in stand-by pronta ad intervenire, per non andare in black-out, perché non sempre il sole splende. Quanto sopra rende indubbiamente esultanti sia molti verdi nostrani - che così possono finalmente applicare ad libitum le loro ideologie disastrose, sperperando allegramente i denari che la Finanziaria di Prodi, di Tommaso Padoa Schioppa, Visco & Co. ha estorto agli italiani - sia la Germania la cui economia ne trarrà giovamento, dal momento che è leader in Europa per le tecnologie legate all'eolico e al fotovoltaico e le cui industrie, da un fatturato 2006 di 16,4 miliardi, si prevede che raggiungano i 120 miliardi nel 2020 (non sarà anche per questo motivo che il Cancelliere tedesco Angela Merkel, Presidente di turno della Commissione Ue, ha tanto insistito sul fronte del 20% delle energie rinnovabili e diminuzione gas serra?).

Al di là di tutto è comunque «interessante» rilevare come in Italia il nucleare continui ad essere demonizzato, considerato che il Ministro D'Alema ha riconosciuto come sacrosanto il diritto dell'Iran a sviluppare il nucleare civile(?) e che l'Enel fa shopping nucleare in Europa. Poiché, evidentemente, la situazione è grave ma non è seria, per dirla con Flajano, l'unica speranza che a questo punto abbiamo per uscire da questo cul de sac rossoverde, è riposta nel ritorno al governo più rapido possibile di Silvio Berlusconi che, a margine del recentissimo vertice del Partito popolare europeo, svoltosi a Meise in Belgio, ha rilanciato alla grande l'energia nucleare, che, al di là di quello che dicono gli «ambientalisti» ed i male informati, è sicura e ben gestibile, anche per quanto riguarda le scorie (cfr. Franco Battaglia Il grande bluff dell'energia solare Il Giornale 19/01/07 p. 16).Essa è poco costosa, rispettosa dell'ambiente e con fonti di approvvigionamento dell'uranio sicure, perché situate in paesi affidabili come il Canada e l'Australia. Con il nucleare non si finanziano né paesi a regimi dittatoriali né il terrorismo internazionale, come accade con il petrolio ed il gas, e questo, sommato a tutto il resto, è veramente molto.

! Carlo Cerofolini
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