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Libertà di espressione a rischiodi Francesco Pasquali - 10 marzo 2007 Il nostro Coordinatore Nazionale, Sandro Bondi, potrà essere sottoposto a processo per diffamazione. La Corte Costituzionale, infatti, ha annullato ieri la delibera di insindacabilità emessa dalla Camera dei deputati. Il fatto in questione, o meglio, la materia attorno cui ruota la decisione, la dice lunga su quanto sia lampante il problema politico: al centro del caso, infatti, ci sono alcune dichiarazioni con le quali Bondi contestò, nel 2003, le affermazioni che due ginecologi fecero nel corso di trasmissioni televisive. Si era in pieno dibattito per la legge sulla fecondazione assistita, culminato, poi, con il referendum del 2005. La sentenza della Corte, dunque, apre molti punti interrogativi, soprattutto sull'agibilità nella possibilità di espressione da parte di un deputato. Per cogliere questo, è necessario calarsi nella realtà specifica del dibattito attorno alla fecondazione assistita. Un dibattito che ha coinvolto la coscienza civile di un Paese, e che, in sostanza ha visto gli uomini politici chiamati ad una importantissima scelta culturale. Una scelta non sempre facile, che coinvolgeva la dimensione etica individuale. Ogni politico, infatti, ha avuto davanti a sé un bivio importante, quello tra la coniugazione del rispetto della vita e dell'avanzamento nella ricerca scientifica che, indiscutibilmente, è fonte di miglioramento della qualità della vita. Per questo, a fronte di una scelta culturale ben precisa, come quella compiuta da Sandro Bondi, in coerenza con una cultura liberale che poggia su basi saldissime nel Cristianesimo, la sentenza della Corte Costituzionale, a quattro anni di distanza, può disorientare. E mette in dubbio il ruolo e la libertà dei parlamentari all'interno di un dibattito pubblico. I cittadini devono poter disporre di un quadro chiaro e preciso verso una materia che coinvolge la loro sfera più intima e personale, devono poter attingere ad un panorama di opinioni il più ampio possibile, e che veda tutte le identità culturali libere nella propria espressione. La funzione dell'eletto, infatti, non si esaurisce soltanto nel «legiferare», ma anche nel poter agevolmente essere parte attiva nell' universo delle opinioni. Per questo, è forte la convinzione che, ora, il nostro Coordinatore Nazionale, accanto a tutte le battaglie per la libertà del Paese di cui è protagonista, ne abbia un'altra: quella della difesa del ruolo pubblico del parlamentare. Il famoso «esercizio delle funzioni», che segna il discrimine tra la sindacabilità e l'insindacabilità, non può essere chiuso dietro il portone del Palazzo. E' sostanzialmente, un discorso di civiltà, ribadito dalle affermazioni dello stesso Sandro Bondi: «Ringrazio i giudici della Corte Costituzionale per avermi ricordato che viviamo in un Paese incivile». La gente, infatti, in un momento in cui, ogni giorno, sono in discussione proprio i fondamenti della nostra cultura, ha bisogno che i propri rappresentanti siano calati in maniera sempre maggiore nel tessuto sociale del Paese. E non possono di certo farlo con la spada di Damocle della «diffamazione» che pende sulla possibilità di manifestare il proprio pensiero.
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Ragionpolitica, periodico on line n.202 del 5/3/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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