RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Se il Cristianesimo torna ad essere cultura

di Amedeo Costabile - 15 marzo 2007

Non c'è dubbio di sorta che, grazie al magistero di Giovanni Paolo II e oggi di Benedetto XVI, e per merito del ex presidente della Cei Ruini (quello che don Gianni Baget Bozzo ha chiamato acutamente il grande tessitore), oggi il Cristianesimo non è più relegato a subcultura, come un certo pensiero post conciliare (che trova in Dossetti il caposcuola e nella scuola di Bologna gli epigoni) aveva tentato di fare, relegando la fede in un ambito esclusivo disancorata dal reale. Oggi il Cristianesimo, infatti, sembra ritrovare un'identità forte che vuole sfidare la «modernità» sulle sue colonne portanti. Osserviamo come Bendetto XVI, quando scrive che «non agir secondo ragione è contrario alla natura di Dio», vuole sfidare il concetto di ragione di matrice illuministica, che riduce la ragione a calcolo matematico. Già don Giussani intuiva come il cristianesimo avrebbe potuto combattere la cultura moderna solo sfidandola sul terreno a lei geniale, sul terreno della ragione. Prima di lasciare la presidenza il cardinale Ruini, nella sua prolusione al Forum del Servizio nazionale per il progetto culturale, chiama i fedeli ad un «apostolato o diaconia delle coscienze esercitate esplicitando le ragioni della fede». Scriveva Maritain: «se l'intelligenza non si salverà nulla si salverà perché per un effetto inevitabile i legami sociali tendono a disfarsi». L'alternativa alla verità è sempre l'idolatria, come quella moderna che prende la ragione come misura di tutte le cose, generando un disordine nell'armonia dell'essere. Se, come scrive Habermars, rappresentante più autorevole della scuola che oggi chiameremmo «laicista», ragionevole è soltanto ciò che si dimostra traducibile nei suoi discorsi, se la ragione si erge ad idolo, è del tutto evidente che si apre la strada a quella dittatura del relativismo, che altro non è se non il parente più prossimo di un uso riduttivo della ragione.

L'assolutismo della ragione conduce sempre al relativismo dei valori. Questo è il male che affligge l'Occidente, il male dell'intelligenza. E il cristianesimo, se vuole vincere la battaglia culturale, deve guarire questo male e far capire come scriveva Tresmont che: «All'intelligenza Gesù fa costantemente appello. E la sollecita. Il rimprovero costante sulla bocca è: non credete ancora? [...] la fede che sollecita non ha nulla a che vedere con la credulità». Dunque la fede non è la rinuncia della ragione, è la pienezza della ragione; per dirla con S. Tommaso, la fede è non «contra rationem sed ultra rationem».

Il discorso del Papa a Ratisbona segna, da questo punto di vista, una svolta fondamentale. Se nel suo discorso molti hanno visto un attacco alla religione islamica, tuttavia il bersaglio era principalmente il concetto illuministico della ragione empirica. Il Papa, in un certo senso, ha a smascherato la fallacia di una concezione riduttiva della ragione, che, ripiegata su se stessa, non è in grado di dirigersi verso l'oggetto. Dicendo infatti che Dio è logos, e richiamandosi alla tradizione ellenica, Ratzinger ha invitato a fare della ragione un uso più allargato, che permette di cogliere tutti gli aspetti della realtà ponendosi nel solco più autentico della tradizione cristiana. Già Agostino, infatti, diceva: «credere non possemus, nisi animam rationalem haberemus »(non potremmo credere, se non avessimo anime ragionevoli) e altrove aggiungeva: «Credo ut intelligam et intelligo ut credam» (credo per capire, capisco per credere).

Questa solidarietà fra fede e ragione, questa convergenza fra natura e grazia è stata potentemente messa in crisi dal pensiero moderno che con Cartesio ha operato una frattura che ha portato in Occidente un cataclisma ben più terribile dei grandi sconvolgimenti della terra. Da Cartesio in poi, infatti, mentre le gerarchie interiori delle virtù della conoscenza si spezzano, la filosofia si separa dalla teologia, e nello stesso tempo la scienza matematica del mondo sensibile prende il sopravvento sulla metafisica. Tocca oggi alla Chiesa purificare il concetto di ragione, che tanti mali ha causato negli ultimi secoli, per salvare la ragione stessa. La laicità è una conquista cristiana.

Amedeo Costabile

Gli ultimi commenti
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.203 del 12/3/2007
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata