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Francesco Agnoli Voglio una vita manipolataFecondazione, aborto, droga, eutanasiarecensione di Mario Secomandi - 22 marzo 2007 Francesco Agnoli, nel suo libro dal titolo Voglio una vita manipolata, non fa che ben porre in evidenza i guasti e danni che va provocando nella filosofia e cultura politica così come, di riflesso, nella società un certo pensiero dominante ispirato al relativismo etico, secondo cui, dal momento che tutto si equivale, nulla ha più valore assoluto. Da qui alla voglia di natura prettamente ideologica ed utopistica di alterare il naturale ordine delle cose e gli equilibri e connotati propri della realtà assieme ai fondamenti stessi dell'essere umano, il passo è breve. Si è giunti, da parte del filone culturale del radical-libertarismo, a voler anzitutto legittimare (e far passare dunque come cosa assolutamente normale e «naturale», mentre di contro si tratta di costruzioni culturali ed «artificiali») con la forza della legge, ad esempio l'aborto, e, negli ultimi anni e nei tempi più attuali, anche la droga, la fecondazione artificiale e l'eutanasia. Chi si oppone a queste quattro «espressioni di morte» è considerato dalla vulgata dei benpensanti radical-chic, addirittura alla stregua di becero reazionario che si frappone come un odioso ostacolo alle «magnifiche sorti e progressive» di uno sviluppo scientifico e bio-tecnologico che non si vuole arrestare di fronte a niente e non accetta di avere più limiti alla propria azione ritenuta «salvifica» da tale sorta di pseudo-religione progressista. Siffatto approccio ideologico radical-scientista, che conduce alla manipolazione della vita umana, affonda le proprie radici nelle filosofie che sono andate per la maggiore da qualche secolo a questa parte fino ai giorni nostri, dall'illuminismo massonico, ateo o deista, al positivismo ottocentesco, dal darwinismo biologico all'evoluzionismo marxista, passando per l'empirismo ed utilitarismo fino alla celeberrima «rivoluzione culturale» del '68, con tutto il suo potente carico di nichilismo gnostico. Da Cartesio a Bacone, a Malthus, da Hume a Darwin, da Marx a Freud, da Marcuse a Nietzsche, da Singer a Galton passando per Huxley, fino ai nostri contemporanei Piero Angela ed Umberto Veronesi, il paradigma culturale che si è espresso è quello di una scienza che vuol andare «al di là del bene e del male», che non accetta di essere vincolata alla verità, alla giustizia ed al bene comune (che è la dignità della persona umana), una scienza che in buona sostanza si stacca dalla morale e così facendo tradisce se stessa e le proprie origini cristiane e metafisiche, insieme medioevali e moderne. Dall'alleanza di matrice tomista tra pensiero ed essere, in cui è dall'essere che discende il pensiero, tipico dell'uomo creatura ad immagine e somiglianza di Dio, si è passati alla presunzione ed orgoglio di marca determinista di creare un ordine delle cose diverso da quello naturale, fino a giungere al dominio e manipolazione della vita. L'uomo è, di conseguenza, considerato come una mera particella della natura e prodotto di un'evoluzione biologica al pari degli altri animali. La libertà è negata, e la metafisica, che consiste in uno sguardo oltre la realtà fisica e puramente materiale, ciò che presuppone la dipendenza da un'origine, che è Dio, è respinta in favore di un progresso terreno ed immanente senza limiti. Sul tronco ideologico radical-libertario si è innestato il '68, periodo turbolento in cui anche nel nostro Paese si andava inneggiando facilmente al marxismo comunista, e ci si scagliava contestualmente addosso al reale, al diritto naturale ed alle radici cristiane dell'Italia. Il rischio è sempre quello di approdare, nascondendosi dietro a slogan esterni propri di false libertà ossia di libertinaggio puro, come «fa ciò che vuoi» o «ciò che desidero è un mio diritto» o «l'utero è mio e lo gestisco io», ad una sorta di totalitarismo scientista in cui le persone sono poi rigidamente controllate e manipolate dall'alto non meno che soggiogate dal potere statale e giurisdizionale in ogni aspetto della loro vita. A fronte dei più attuali tentativi della sinistra radicale e degli organismi burocratici ed istituzionali di un'Unione Europea tecnocratica e laicista di manipolare e mercificare la vita umana e spingere in favore di fecondazione artificiale, aborto, droga libera ed eutanasia, occorre tessere la tela di un'alleanza tra laici e cattolici nel nome di una rinnovata cultura della vita e del comune denominatore della retta ragione, in direzione del rispetto e dignità della persona umana. E' necessario altresì difendere la legge 40, in quanto essa costituisce un ottimo esempio di come credenti e non credenti possano incontrarsi sul terreno di un nesso tra le ragioni della scienza ed i fondamenti dell'essere. La legge 40 ha posto un limite, tutelando veramente la salute e la dignità della donna e dei futuri figli, al «far west delle provette», ed ha limitato il numero degli embrioni da impiantare, ha vietato l'«eterologa», le «mamme-nonne», gli «uteri in affitto», le «banche del seme», ecc. Il figlio è un dono; non è un diritto. Va aiutata la famiglia vera (unione stabile tra uomo e donna aperti alla vita), e le adozioni di minori. L'aborto, non è una mera «interruzione volontaria della gravidanza». Esso è un omicidio vero e proprio. Occorre giungere alla difesa culturale e giuridica dell'embrione umano, poiché si tratta di un organismo autonomo, unico ed irripetibile, che risulta dall'incontro dello spermatozoo con l'ovulo, e che è vita umana interamente ed individualmente caratterizzata. Occorre difendere la vita umana fino al suo termine naturale, opponendosi sia all'eutanasia (sì a migliori cure palliative e no all'accanimento terapeutico) che a pratiche eugenetiche. La vita è degna di essere vissuta in ogni momento e qualsiasi sia lo stato di salute o d'età d'ogni persona umana.
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Ragionpolitica, periodico on line n.204 del 20/3/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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