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Pubblica Amministrazione: precariato e riforma

di Antonio Maglietta - 17 marzo 2007

I Comuni chiedono a gran voce di essere pienamente coinvolti nella definizione delle risorse per gli aumenti del contratto del pubblico impiego. In una lettera inviata ai ministri Tommaso Padoa Schioppa (Economia) e Luigi Nicolais (Riforme ed Innovazione nella Pubblica Amministrazione), il presidente dell'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Leonardo Domenici, ha chiesto che sia aperto un confronto. «In considerazione del mutato quadro costituzionale - scrive Domenici - e della futura attuazione del federalismo fiscale, l'Anci chiede di essere prontamente coinvolta nel complesso iter che porta alla definizione delle risorse contrattuali, anche in considerazione delle dirette ricadute che tali incrementi hanno nella definizione delle politiche di gestione finanziaria delle risorse umane da parte degli Enti locali». Per Domenici sarebbe «opportuno ed auspicabile un confronto che assicuri il pieno coinvolgimento delle Autonomie locali, avviando un nuovo metodo più rispettoso dei ruoli istituzionali e dell'autonomia e responsabilità dei singoli enti». Insomma, il presidente dell'Anci, nonché primo cittadino di Firenze ed autorevole esponente dei Democratici di Sinistra, vorrebbe un maggiore coinvolgimento delle Autonomie locali (ma tra le righe potrebbe leggersi dell'associazione di cui è presidente e quindi, in ultima istanza, della sua persona) nel processo di riorganizzazione dell'intero apparato amministrativo dello Stato.

I segnali che l'Anci ed il suo presidente fossero in un periodo di particolare attivismo si erano avuti già qualche giorno fa, quando un articolo apparso sul quotidiano Italia Oggi palesava la volontà dell'Anci di dare un'interpretazione a maglie larghe delle norme della Finanziaria 2007 in materia di pubblico impiego. Infatti, secondo il quotidiano, una presunta circolare dell'Anci avrebbe chiarito che nel processo di stabilizzazione di tutti coloro che non avevano un contratto a tempo indeterminato, e che già prestavano la propria attività a vario titolo nell'ambito della Pubblica Amministrazione, potevano rientrare anche i portaborse dei politici locali. Insomma, veniva esplicitata la volontà di pagare con i soldi pubblici coloro che prestavano la propria attività lavorativa a scopo politico.

Mettendo da parte le supposizioni, va segnalato che non si ha invece notizia di proposte volte a rimediare all'uso distorto, da parte degli Enti locali, dei contratti a tempo determinato e di quelli di collaborazione. Secondo il IX Rapporto AlmaLaurea «sulla condizione occupazionale dei laureati», a cinque anni dalla laurea il contratto a tempo indeterminato lievita nel settore pubblico dal 12 al 31%, mentre i contratti di collaborazione diminuiscono di 13 punti percentuali (da 32 a 19%); resta stabile, nello stesso periodo, la quota di laureati che lavora con un contratto a tempo determinato (47% ad un anno dalla laurea, 46% a cinque anni). Paradossalmente, nel privato il lavoro stabile coinvolge a cinque anni una quota più consistente di laureati (72 contro 22% ad un anno). E si riducono di conseguenza tutte le altre forme contrattuali. Questo significa che il settore privato assorbe con più facilità i contratti cosiddetti flessibili e che il pubblico impiego è divenuto oramai la vera culla del precariato (quello vero e cioè quello che si esplicita per la presenza di alcuni tra i fattori determinanti per la sua caratterizzazione, quali ad esempio il «lungo periodo» e la «sistematica reiterazione»).

Occorre ricordare, altresì, che nel pubblico impiego esistono ancora i co.co.co., mentre nel privato, dal 24 ottobre 2004, i contratti di collaborazione coordinata e continuativa sono usciti di scena, sostituiti da un istituto inserito ex novo dalla legge Biagi, che offre maggiori garanzie contro il fenomeno dei lavori subordinati camuffati da co.co.co. Altra notizia di particolare rilievo, proveniente dal citato rapporto, ma diciamo anche, in un certo qual modo, opinione comune e pacifica, è che il ricorso sistematico, da parte degli Enti locali, ai contratti a tempo determinato ed ai co.co.co. sarebbe servito ad aggirare il blocco delle assunzioni. Una valutazione, questa, che renderebbe più che legittimo dedurre che con tale pratica si sia aggirata in maniera sistematica, più o meno consapevolmente, l'indizione dei concorsi pubblici e di conseguenza l'articolo 97 3° comma della Costituzione, secondo cui: «Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge».

Ricordiamo anche che secondo i dati della Ragioneria Generale dello Stato, così come emerso durante l'audizione del 18 gennaio 2007 davanti alla Commissione Lavoro della Camera nel corso dell'indagine conoscitiva sulle cause e le dimensioni del precariato nel mondo del lavoro, nel totale del pubblico impiego, senza scuola, per il 2005 si contano 103.349 contratti a tempo determinato, 4.786 contratti di formazione lavoro, 9.067 contratti di somministrazione di manodopera, e 34.457 lavoratori socialmente utili. Ad essi si aggiungono i circa 200 mila cosiddetti «precari storici» della scuola, con la precisazione che la Ragioneria Generale dello Stato, per «storici», intende i docenti inseriti nelle graduatorie per concorsi e titoli - dalle quali si attinge circa il 50% - e quelli delle graduatorie permanenti della legge numero 124 del 1999, che sono comunque soggetti in possesso di abilitazione, o perché hanno conseguito l'idoneità in base a una procedura concorsuale nelle scuole speciali (cosiddette Sis) o in analoghi istituti.

Le demagogiche norme della Finanziaria 2007 che autorizzano gli Enti a prevedere un percorso di stabilizzazione per tutti coloro che non hanno un contratto a tempo indeterminato, ma che già a vario titolo prestano la propria attività lavorativa presso la Pubblica Amministrazione, non solo potrebbero essere incostituzionali e discriminatorie, ma - cosa ancora più grave - potrebbero rappresentare una vera e propria indiscriminata maxisanatoria di circa 350.000 persone, con grave danno al principio costituzionale del buon andamento della Pubblica Amministrazione, al criterio della economicità, alle casse dello Stato ed in ultima istanza, quindi, alle tasche dei cittadini. Ma la demagogia non finisce qui. Ed infatti, accanto alla maxisanatoria, non viene previsto nessun intervento normativo contro la proliferazione indiscriminata e clientelare, nella Pubblica Amministrazione, dei contratti a tempo determinato e dei co.co.co., con l'effetto che, probabilmente, fra qualche anno ci ritroveremo ancora con lo stesso problema e con altrettanti lavoratori da stabilizzare.

Ora, qui il problema è duplice. Occorre da un lato dare una risposta concreta ai veri precari, a chi veramente vive una situazione di instabilità contrattuale da molti anni (e magari ha anche una famiglia da mantenere) e dall'altro lato porre finalmente le basi per una riforma seria del pubblico impiego. Sul primo punto sembrano essere d'accordo tutti indistintamente (e quindi non è vero che questa sia una battaglia politica della sinistra). E' invece sul secondo punto che emergono le differenze. Infatti l'attuale maggioranza sembra propendere per una Pubblica Amministrazione in cui dominano i sindacati, dove è meglio essere un fannullone che uno stacanovista, dove è meglio essere un raccomandato che un self made man. Dall'altra parte, Forza Italia rilancia una riforma all'insegna della meritocrazia, della valorizzazione del ruolo dei dirigenti (che sono il vero perno dell'intero sistema e che sono stati ingiustamente penalizzati dalla sindacalizzazione imposta dal governo), del ricorso ragionato al lavoro flessibile (che deve essere funzionale ad un fabbisogno momentaneo dell'Amministrazione e non invece destinato a coprire un bisogno stabile e duraturo e quindi utile per aggirare l'indizione dei concorsi) e dunque, in ultima istanza, di una Pubblica Amministrazione più vicina alle esigenze dei cittadini e del mercato, nell'ottica secondo cui l'apparato pubblico debba erogare servizi e non stipendi.

Antonio Maglietta

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Ragionpolitica, periodico on line n.203 del 12/3/2007
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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