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Pensioni: i sindacati non tutelano i giovani

di Francesco Pasquali - 20 marzo 2007

E' apprezzabile che «lavoce.info», su un tema importante come il futuro previdenziale dei giovani, si preoccupi di coinvolgerli. Ma sarebbero state auspicabili delle risposte meno sibilline per quanto riguarda la questione cruciale dell'età pensionabile. Noi pensiamo che piuttosto che tornare indietro sia preferibile difendere lo «scalone». Sulle pensioni l'unica strada da seguire è quella indicata dall'Unione europea, che ha fissato l'obiettivo di incrementare l'età media effettiva di pensionamento di 5 anni entro il 2010. E' l'andamento demografico che lo impone. Come indica il World Population Prospect , «per ogni singolo anno che va dal 2000 al 2020 ci si aspetta che, nonostante un'immigrazione straniera stimata in 60-65mila unità all'anno, la popolazione giovanile diminuisca in Italia di 300mila persone all'anno». Deve essere garantito perciò un innalzamento dell'età di pensionamento e un allungamento dell'età lavorativa, che non può avvenire senza il concorso di regole obbligatorie. In questo modo si aumenta il numero di coloro che lavorano e, quindi, contribuiscono al finanziamento del sistema. In tale contesto le strategie del Governo Prodi che sostengono la validità del pensionamento anticipato nella lotta contro la disoccupazione non sono condivisibili.

Serve un sistema che incoraggi la permanenza nel mercato del lavoro delle persone anziane. Deve essere inoltre affermato il principio di maggiore corrispondenza tra ciò che si versa e ciò che si percepisce. Le trasformazioni del mercato del lavoro influiscono notevolmente sulla previdenza. I frequenti passaggi tra diverse prestazioni di lavoro richiedono l'ampliamento del sistema di totalizzazione al fine di potere valorizzare adeguatamente i versamenti effettuati nelle diverse fasi del ciclo di vita in base alla situazione occupazionale.

Per i giovani sarebbe idonea la costituzione di un «conto corrente previdenziale», nel quale fare affluire i diversi versamenti effettuati e ricostruire compiutamente la piena corrispondenza tra carriera lavorativa e carriera previdenziale. Un livello adeguato di sicurezza sociale potrà essere garantito alle generazioni future (che iniziano ora a lavorare) solo da un solido apporto proveniente dalla previdenza integrativa. Inoltre limitarsi a definire il sindacato «distratto» è indice di un buonismo assai discutibile. Affidare ai sindacati il futuro previdenziale delle giovani generazioni è troppo rischioso. Le proposte dei sindacati confermano che i giovani non sono la priorità. La richiesta di abolizione dello scalone, finanziandolo con la stangata contributiva (disincentivante per il lavoro regolare), e il niet sulla revisione dei coefficienti sono emblematici della miopia sindacale.

Il sindacato al tavolo delle pensioni non solo non rappresenta i giovani ma li danneggia. E' prioritario per i giovani essere presenti durante il confronto, affinché gli oneri derivanti da una mancata riforma non siano riversati sulle spalle delle nuove generazioni, aumentando così il conflitto generazionale. La riforma delle pensioni - e l'appello dell'Ocse lo conferma - non può essere rimandata. Una mancata riforma della previdenza annullerebbe tanto gli effetti positivi della ripresa in corso, quanto la possibilità di realizzare altre riforme importanti come quella degli ammortizzatori sociali.

Una riforma degli ammortizzatori sociali infatti passa necessariamente per la riforma delle pensioni, in quanto non può essere elusa come certificò a suo tempo la Commissione Onofri l'esigenza di meglio distribuire la già elevata spesa sociale. L'onere per pensioni in Italia rappresenta il 15% del Pil mentre nel resto dell'UE15 è pari al 12%. Questa spesa maggiore influisce inevitabilmente sulle altre prestazioni sociali, come ben sanno gli economisti de «lavoce.info», solitamente molto puntuali nelle loro osservazioni. Così, prima che i giovani finiscano per cadere in un enorme sindrome di Stoccolma e per amare le loro catene, è positivo aiutarli a non prestare ascolto ai cattivi maestri della sinistra antagonista e dei sindacati che fingono di solidarizzare con loro ma che in verità stanno scavando la fossa alle loro aspettative pensionistiche.

! Francesco Pasquali
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