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Le povere anime dei laicistidi Raffaele Iannuzzi - 20 marzo 2007 Poveri laicisti, come sono ridotti! Non solo perdono di fronte alla storia, ma vengono stroncati di brutto da un sociologo come De Rita, il quale, sulle colonne de La Repubblica, ha cantato il de profundis del laicismo sedicente moderno, in realtà trattando dei «falsi profeti della modernità», da Scalfari a Lerner e ritorno. Figliocci del radicalismo azionista e frequentatori dei salotti radical chic, costoro pretenderebbero per giunta di affollare le piazze con le loro grida di battaglia contro l'inaccettabile «ingerenza delle gerarchie cattoliche», con toni e linguaggi da sindrome di Porta Pia. Diamanti, infine, povera anima, raschia il fondo del barile del moderno con sondaggi, ricerche di vario genere e taglio, scoprendo che, pur peccatrice e poco praticante, l'Italia del 2007 è comunque ancora culturalmente cattolica. Essa vuole, cioè, la religione come collante sociale, ethos pubblico, garanzia di moralità naturale, sia quel che sia, in ogni caso, preferisce Ruini a Scalfari. Sconfitta totale, pur nello scintillar di sciabole e nel fragore ideologico prodotto dalle colonne del gruppo De Benedetti-Caracciolo. Niente da fare. C'è da capirli, questi giganti del pensiero laicista che si vedono sottrarre oggi non tanto l'arena pubblica frequentata dalla «plebe» ignorante e anti-moderna, ma l'attenzione del bel mondo della cultura e della politica, interamente catalizzati dalla forza d'urto spirituale e culturale di un fragile cardinale di Santa Romana Chiesa, Ruini, e dal Pontefice più distante dai media del Novecento, Ratzinger: roba da matti. Bagnasco, successore di Ruini, ha cominciato picchiando come un matto sulle questioni care al Papa e al suo predecessore: un massacro. Capisco. E vengo a soccorrere i laicisti decadenti e agonizzanti. Il punto vero della querelle è uno soltanto: la laicità. Quel che non riuscite a comprendere, cari laicisti, è che la laicità, dopo la fine delle grandi narrazioni ideologiche, non può più essere ancorata allo Stato e al diritto, perché le società globalizzate sono investite dai problemi che le ideologie novecentesche hanno, di fatto, aggravato, se non altro rimuovendoli: dalle problematiche bioetiche alla famiglia. La sinistra sedicente moderna ha trascurato a dir poco la famiglia, concependola sempre come volano dello sviluppo o, al più, come spazio di sovversione dei costumi appunto tradizionali, facendo, con ciò, franare l'asse fondamentale della società. La Chiesa da sempre definisce la famiglia come «la prima cellula della società», lo Stato viene dopo, perché esso amministra e regola, ma non produce la cultura della vita e l'educazione della persona. Se leggerete con attenzione, cari laicisti, l'ultimo saggio del cardinal Scola, scoprirete che la «nuova laicità» è interamente post-ideologica, ma non per questo meno fondativa. Anzi, a ben guardare, le ideologie novecentesche hanno dato spazio, dopo la loro erosione, all'ultimo brandello ideologico della postmodernità, il laicismo appunto, il radicalismo libertario e nichilista. Ebbene, con questo ciarpame culturale, cari laicisti, non si governano né le società, né gli Stati, anche se volessimo far nostra fino in fondo la lezione del grande fiorentino, il Machiavelli, il quale, com'è noto, affermò che «gli Stati non si governano coi Paternoster». Quel che vi scandalizza di più, cari laicisti alla deriva, è che la Chiesa, pur appesantita da più di duemila anni di robusta tradizione e fatiche, rimane la meno ideologica e la più moderna. Sì, proprio la più moderna, perché oggi i veri moderni sono coloro che non vogliono più navigare a vista, desiderando, al contrario, una nuova narrazione del mondo e della vita. Senza necessariamente dover recitare i Pater noster in chiesa.
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Ragionpolitica, periodico on line n.204 del 20/3/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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