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L'«eredità» di Marco Biagidi Aurora Franceschelli - 20 marzo 2007 Cinque anni sono trascorsi dallo spietato omicidio di cui fu vittima Marco Biagi. Da allora il suo ricordo trascende quella nebulosità che spesso oscura la memoria, perché suggellato da una realtà concreta, quella legata al mondo del lavoro, che grazie all'azione del giuslavorista è mutata profondamente, dispiegando i suoi effetti nel tempo, oltre la sua triste morte. Preziosa è l'eredità che Marco Biagi ha consegnato a noi, giovani generazioni, un'eredità che ci ha aperto l'opportunità di accedere ad un mercato del lavoro realmente flessibile, al passo con il tempo della globalizzazione e con i suoi meccanismi. I risultati di quella che la sinistra si ostina a chiamare con la fredda sigla «Legge 30» sono sotto gli occhi di tutti: è sotto la spinta della riforma Biagi che il Governo Berlusconi è riuscito nella difficile impresa di accrescere di oltre un milione e cinquecentosessantamila unità i posti di lavoro, portando il nostro Paese ad un tasso di disoccupazione minima rispetto al resto d'Europa. Marco Biagi fu vittima del terrorismo rosso perché le sue intuizioni configgevano con una concezione ideologica del lavoro che si nutre ancora adesso, come abbiamo visto con l'esplosione del nuovo brigatismo, di quei rigurgiti massimalisti costruiti sulla base dello schema anacronistico servo-padrone, uno schema in cui la fabbrica ritorna ad essere, nell'immaginario dei nuovi terroristi, il terreno di cultura dell'eversione. Cinque anni sono trascorsi da quell'orribile tragedia, e l'anomalia, tutta italiana, di un terrorismo marxista sui generis, la cui violenza e forza d'urto non ha eguali nel resto d'Europa, torna, inesorabile, a ripercorrere quel lungo filo rosso che lo lega al suo originario cordone ombelicale. Il terrorismo rosso si accanì contro Biagi proprio perché egli rappresentava colui che si impegnò a riformare un sistema, quello del diritto del lavoro, deologizzandolo e riconducendolo ad un principio cardine come quello che si fonda sulla centralità della persona umana. E' la persona, intesa come soggetto unico e irripetibile, sono le sue qualità messe al servizio di una società attiva e quindi anche più competitiva che devono costituire i parametri attorno ai quali bisognerebbe attenersi per potere proseguire il cammino virtuoso tracciato da Marco Biagi. Una legislazione moderna in tema di lavoro esige che vi sia compenetrazione tra l'esigenza di fornire sempre maggiori opportunità di occupazione, tutelando così il diritto al lavoro proprio di ogni cittadino, e la necessità che il lavoratore non venga considerato, in modo riduttivo, come una sorta di «meccanismo» entro un ingranaggio precostituito, ma bensì un soggetto che, per essere artefice del suo destino, va responsabilizzato il più possibile. Il mondo del lavoro, e non solo, deve poter vivere sulla base della cultura della responsabilità; solo così sarà possibile raggiungere un punto di equilibrio ragionevole che consenta di tutelare tutti quegli aspetti che farebbero acquisire al nostro Paese maggiore competitività anche in questo settore: dalla sicurezza del lavoratore (non del posto di lavoro) alla necessità di soddisfare le esigenze di una migliore remunerazione del lavoro, da una maggiore flessibilità ad una crescente produttività del lavoro stesso. Ci si interroga, ora, su quali potrebbero essere le mosse del Governo Prodi in tema di lavoro, soprattutto alla luce gli innumerevoli attacchi perpetrati durante la campagna elettorale contro il processo di modernizzazione attuato dalla legge Biagi, alla quale è sempre stato imputato, in modo mistificatorio, di essere stata la causa della «precarietà» del lavoro. La sinistra è pienamente consapevole che fu la legge Treu ad istituzionalizzare questo problema, al quale Biagi tentò poi di porre rimedio. Ora, alla luce degli ottimi risultati conseguiti dalla riforma varata dal centrodestra, come si muoverà l'Esecutivo del Professore? Tra pochi giorni il Governo e le parti sociali affronteranno il problema: ci si augura che a prevalere sia il senso di responsabilità politica e sociale, dal quale un problema così delicato come l'organizzazione del lavoro non può assolutamente prescindere. La strada intrapresa da Biagi era quella giusta...Ci auguriamo che l'attuale governo non vada fuori strada, ma, al contrario, scelga di completare il percorso intrapreso nel 2003 rafforzando, ora che la congiuntura economica lo permette, i sussidi di disoccupazione previsti dal giuslavorista bolognese. Ci auguriamo, inoltre, che il messaggio di Napolitano, secondo cui, «il miglior omaggio che possa rendersi alla memoria di Marco Biagi consiste nel più attento e corretto approfondimento del suo contributo di analisi e di proposta», non costituisca solo una boutade estemporanea, ma rappresenti un segnale preciso.
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Ragionpolitica, periodico on line n.204 del 20/3/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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