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Lavoro: la flessibilità genera record positivi

di Antonio Maglietta - 22 marzo 2007

Il lavoro fisso non sembra più un mito: un lavoratore su tre, infatti, si dice non interessato a contratti a tempo indeterminato. E' quanto emerge da una ricerca condotta da Crora (Centro di Ricerca sull'Organizzazione Aziendale dell'Università Bocconi) per Manpower (Multinazionale Americana del Lavoro Temporaneo), che ha preso in esame il punto di vista di direttori del personale, studenti e lavoratori, in un campione non rappresentativo, ma che mostra la possibilità di percezioni e preferenze difformi dai luoghi comuni. Basterebbe già questo semplice dato per capire che anche in Italia qualcosa sta cambiando; un Paese il nostro, è bene sempre ricordarlo, dove la chimera del posto fisso ha imperversato per decenni nell'immaginario collettivo e dove l'attuale governo di centrosinistra tenta di usarla come rete da pesca alla disperata ricerca di consensi. Le sfide imposte dal mercato globale sono sempre più pressanti ed i lavoratori italiani, soprattutto quelli che si confrontano con i colleghi stranieri, incominciano a capire che siamo ancora in tempo per rientrare nella strada maestra della competitività.

Secondo il citato studio, tra le forme di lavoro non dipendente è il rapporto di lavoro autonomo da libero professionista (Partita IVA) che suscita maggior interesse (20% lo sceglierebbero come forma ideale), mentre solo il 3% degli intervistati vuole un contratto di somministrazione lavoro e il 4,5% contratti a progetto.La ricerca, dal titolo "Il Lavoro Contemporaneo: nuove dimensioni delle relazioni e dei contratti di lavoro", ha inoltre evidenziato una diversa percezione nelle forme contrattuali preferite dagli studenti e dai lavoratori. Circa il 40% degli studenti intervistati è indeciso, presumibilmente anche a causa della scarsa conoscenza delle diverse forme contrattuali. Infatti, la percentuale degli indecisi crolla al 6,5% tra chi lavora già. Approfondendo l'area dei desiderata dei lavoratori, emerge che è lo sviluppo professionale (contenuto del lavoro, carriera, formazione) la dimensione contrattuale più ambita da tutti i lavoratori, seguita dalle condizioni lavorative (orario di lavoro, durata della relazione, ferie e festività, etc.), dalle tutele e dagli incentivi monetari. «Questi dati - ha commentato Stefano Scabbio, Presidente e Amministratore Delegato di Manpower - indicano la potenziale presenza di una significativa richiesta di forme contrattuali a tempo determinato a fianco di quelle a tempo indeterminato oltre che una richiesta di chiarimento e informazione da parte di che si accinge ad entrare nel mercato del lavoro». Un altro dato significativo che emerge dalla ricerca è che a seguito di alcuni impieghi flessibili, circa un terzo dei lavoratori intervistati ha trovato un posto fisso. Le nuove forme di lavoro flessibile quindi, stanno diventando a tutti gli effetti una porta d'ingresso agevolata per il mondo del lavoro. Quest'ultimo dato sembra essere confermato da quelli resi noti mercoledì dall'Istat: il tasso di disoccupazione è sceso nel 2006 al 6,8% dal 7,7% del 2005 (si tratta del dato più basso dal 1993, da quando cioè esistono dati confrontabili). Inoltre la disoccupazione giovanile (persone tra 15 e 24 anni) è scesa al 21,6% (-2,4% rispetto al 2005. Nel Mezzogiorno il tasso di disoccupazione giovanile segna un 34,3%, con una flessione del 4,4% rispetto all'anno precedente).

Nel 2006, aggiunge l'Istat, è diminuita anche la disoccupazione italiana di lunga durata, scesa al 3,3%. Rispetto al 2005 è calata infatti dello 0,4%. Il quadro dei dati disponibili sul mondo del lavoro in Italia sembra quindi dare uno spaccato della realtà molto diverso da quello che immaginano gli esponenti del governo Prodi. Infatti tutti i dati disponibili (oltre a quelli citati va ricordato il IX Rapporto AlmaLaurea) sembrano avvalorare la tesi che la flessibilità: agevola l'ingresso nel mondo del lavoro, spinge il lavoratore a migliorare incessantemente il suo status professionale ed il suo bagaglio di conoscenze (con conseguenti ricadute positive sull'elevato standard qualitativo dell'attività lavorativa prestata); nel medio-lungo periodo tende a trasformarsi in un lavoro stabile dal punto di vista contrattuale ed abbastanza remunerativo dal lato economico. Ora se tutti gli indicatori danno un quadro del mercato del lavoro italiano in lenta ma continua evoluzione verso forme di lavoro flessibile ed allo stesso tempo registrano una serie di record positivi che fa il governo di centrosinistra? Cerca di inventarsi le formule più strampalate pur di irrigidire il mondo del lavoro. Infatti, con riferimento al pubblico impiego, prima predispone con la Finanziaria 2007 una maxisanatoria (probabilmente incostituzionale, discriminatoria, antieconomica, antifunzionale al principio costituzionale del buon andamento e la lista delle cose negative sarebbe ancora lunga) e poi, consapevole di aver commesso un pasticcio, chiede aiuto ai sindacati confederali ed istituisce un fantomatico tavolo permanente che avrà come compito quello di risolvere i problemi legati all'applicazione delle norme di stabilizzazione dei cosiddetti precari della Pubblica Amministrazione. Inoltre, non contenti di danneggiare il lavoro pubblico, eccoli all'opera anche nel comparto privato con i disegni di legge della sinistra radicale che vorrebbero eliminare in toto proprio quel lavoro flessibile che, dati alla mano, sta macinando un record positivo dietro l'altro.

Antonio Maglietta

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