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L'Europa di Benedettodi Gianteo Bordero - 27 marzo 2007 In mezzo alla profluvie di retorica europeista che ci ha inondati in questi giorni di celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma, l'unica analisi realistica dello stato in cui versa il Vecchio Continente ce l'ha fornita, ancora una volta, Papa Benedetto XVI. Le parole che il pontefice ha pronunciato intervenendo al convegno della COMECE (Commissione degli Episcopati della Comunità Europea) ricalcano per molti versi quelle che, negli anni passati, l'allora cardinale Ratzinger aveva usato in numerose conferenze e in numerosi scritti sul tema, ma l'affondo contenuto nel discorso di sabato merita di essere ripreso e approfondito. I tre mali del Vecchio ContinenteSono tre, per Benedetto XVI, i mali che rischiano, se trascurati, di portare l'Europa al «congedo dalla storia». Primo: la crisi demografica del Vecchio Continente documenta in maniera chiara il fatto che esso sta «perdendo fiducia nel proprio avvenire». E questo non causa problemi soltanto dal punto di vista della crescita economica, ma anche e soprattutto da quello della «coesione sociale». L'Europa sembra divorata, al suo interno, da un «individualismo disattento alle conseguenze per il futuro», da una concezione dell'uomo incapace di rendere ragione dei legami di relazione della persona e di fondare su basi certe la sua dimensione sociale. Secondo: oltre alla perdita di fiducia nei confronti del futuro, pesa sull'Europa anche il fatto che, nell'ambito del processo di unificazione, «vari capitoli del progetto... sembra siano stati scritti senza tener adeguato conto delle attese dei cittadini». E qui la mente del Papa corre, ancora una volta, all'atteggiamento di pressoché totale indifferenza che le istituzioni comunitarie hanno mostrato e mostrano nei confronti della identità dei popoli europei. Il problema non è soltanto quello della mancata menzione delle radici cristiane nel progetto di Costituzione, ma, in maniera molto più profonda e radicale, quello di un rifiuto più o meno consapevole dell'appartenenza ad una storia spirituale, culturale e morale che ha dato forma a una «identità costituita da un insieme di valori universali, che il Cristianesimo ha contribuito a forgiare». Le istituzioni europee danno l'impressione di voler fare a meno di quello che è stato (ed è) il «lievito» della storia e dell'autocoscienza del Vecchio Continente. Così - si chiede Benedetto XVI - «Se, in occasione del cinquantesimo dei Trattati di Roma, i Governi dell'Unione desiderano "avvicinarsi" ai loro cittadini, come potrebbero escludere un elemento essenziale dell'identità europea qual è il Cristianesimo, in cui una vasta maggioranza di loro continua ad identificarsi?». E ancora: «Non è motivo di sorpresa che l'Europa odierna, mentre ambisce di porsi come una comunità di valori, sembri sempre più spesso contestare che ci siano valori universali ed assoluti? Questa singolare forma di "apostasia" da se stessa, prima ancora che da Dio, non la induce forse a dubitare della sua stessa identità?». Terzo: la conseguenza di questo processo di inaridimento dei fondamenti meta-politici della costruzione europea non può che essere quello di una riduzione della politica a mero «pragmatismo», ad esercizio freddamente burocratico, slegato dalle vere esigenze della giustizia e del bene comune. «Se il compromesso - ha affermato il Papa - può costituire un legittimo bilanciamento di interessi particolari diversi, si trasforma in male comune ogni qualvolta comporti accordi lesivi della dignità dell'uomo». Il pragmatismo che prescinde da ogni riferimento valoriale ed ideale non può che corrodere dall'interno la stessa casa comune europea, finendo col fare il gioco e gli interessi del più forte, di chi, nella tessitura delle politiche comunitarie, detiene un potere di fatto vincolante. Tale pragmatismo alimenta in maniera sempre crescente la burocrazia e allontana le istituzioni dal sentire comune dei popoli. L'Europa di BenedettoQuello di Benedetto XVI non è soltanto un discorso in negativo, che si limita alla denuncia dei mali senza proporre alcun rimedio. La fotografia quasi «impietosa» dell'Europa odierna non deve, secondo il pontefice, chiamare tutti alla ritirata e al disimpegno. L'Europa diversa disegnata dalle parole del Papa è quella «nuova, realistica ma non cinica, ricca d'ideali e libera da ingenue illusioni, ispirata alla perenne e vivificante verità del Vangelo». Ma perché questo disegno possa prendere forma concreta, è necessario che il Vecchio Continente sappia prendere coscienza dei suoi mali e trovare il coraggio per affrontarli a testa alta. Per ritrovare la fiducia nei confronti del futuro, per riavvicinare il processo politico europeo alle attese dei cittadini, per ridare respiro a una politica troppo «pragmatista» occorre mettere a tema la questione dell'identità, ripercorrere e comprendere il processo storico, culturale e spirituale che ha portato l'Europa ad essere, nel mondo, portatrice di valori comuni e di ideali universali. Occorre che «tali valori, che costituiscono l'anima del Continente, restino nell'Europa del terzo millennio come "fermento" di civiltà». Occorre che «l'Unione Europea, per essere valida garante dello stato di diritto ed efficace promotrice di valori universali, riconosca con chiarezza l'esistenza certa di una natura umana stabile e permanente, fonte di diritti comuni a tutti gli individui, compresi coloro stessi che li negano». E' un potente invito, questo, affinché l'Europa ritrovi la sua anima, ritrovi se stessa e la sua ragion d'essere. Non si tratta soltanto di riconoscere un tributo formale al Cristianesimo, perché questo non basterebbe di certo (anche se sarebbe un primo passo) ad uscire dallo stato di crisi in cui versa il Vecchio Continente. Il punto decisivo è quello di una ripresa del «logos» europeo come linguaggio di civiltà, come potente fattore di educazione del singolo e di costruzione di ordinati legami sociali, come garanzia a un tempo della dignità della persona umana e del bene comune.
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Ragionpolitica, periodico on line n.205 del 27/3/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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