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300di Francesco Natale - 27 marzo 2007 Sintesi mirabile tra fumetto, cinema e storia, 300 è un film che merita sicuramente di essere visto, magari più di una volta. Il regista Zack Snyder mette a segno un centro pressoché perfetto, catturando appieno le cupe ed ossianiche atmosfere del fumetto di Miller, già acclamato autore di Sin City. Nel film di Snyder troviamo tutto: la carne, il sangue, l'istinto, la ieratica staticità coniugata al dinamismo belluino e feroce. Innumerevoli sono le fonti di ispirazione: ovviamente il fumetto di Miller, ma anche il teatro tragico greco, i cosiddetti peplum stile Ben Hur, qualche sporadico ammiccamento, soprattutto nelle scelte cromatiche, al cinema giapponese di fantascienza, come Kyashan, nonché il resoconto che Erodoto ci ha lasciato della battaglia delle Termopili. L'aderenza storica è sostanzialmente rispettata, se tralasciamo qualche licenza già presente nell'opera originale al solo scopo di rendere più fluida la narrazione. La vicenda è nota: Leonida, re di Sparta, cresciuto secondo la severa legge marziale di quella città, rifiuta la sottomissione a Serse, il «re dei re», figlio di Dario, già annientato dieci anni prima, nel 490, a Maratona. Leonida uccide il superbo ambasciatore che Serse gli invia e ne fa trucidare il seguito. Conscio del pericolo che Sparta e la Grecia tutta corrono, egli decide di attendere i Persiani che muovono guerra nella gola delle Termopili, luogo aspro e stretto ove la spropositata entità numerica dell'immane esercito persiano poco o punto servirà a Serse. Al contempo il tradimento serpeggia sia tra le mura di Sparta che alle Termopili: Terone, demagogo che tiene in pugno il consiglio della città, lavora al soldo di Serse, così come Efialte, misero e deforme spartano tornato dall'esilio, che si mette al servizio del re persiano dopo che Leonida ne ha rifiutato i servigi. Ondata dopo ondata, le orde di Serse si infrangono contro il baluardo spartano, superiore per doti tattiche e strategiche. Gli scontri tra i due schieramenti sono cruenti e straordinari, magistralmente realizzati sia grazie alla bravura degli attori che all'abilità del regista, che fa un uso sapiente e mai ornamentale del bullet time, tecnica di ripresa vista per la prima volta in Matrix. Complici scenografia e costumi, sostanzialmente credibili e aderenti alle fonti storiche (niente armature in vetroceramica e stivaletti Reebok in plasteel come quelli visti nell'osceno Gladiatore, per capirci) il senso di immedesimazione comunicato allo spettatore è totale: gli spartani combattono seminudi con lancia, spada e scudo, strumento difensivo nell'uso del quale sono maestri. Le falangi oplitiche si muovono come un sol uomo, alternando attacco a difesa, cedimento e spinta, fornendo un'immagine se non proprio veritiera comunque credibile delle regole di ingaggio dell'epoca. E così le pile di cadaveri persiani si accrescono di ora in ora, rendendo scivoloso il terreno delle Termopili di sangue e visceri. A nulla valgono gli sforzi di Serse per spezzare l'impenetrabile difesa: né gli elefanti, né i mutanti deformi ed orcheschi che schiera in campo (e qui ritroviamo il Miller che ama autocitarsi riproponendo le forme umane aberranti già viste in Sin City: con la storia questo non c'entra nulla, ovviamente, ma nell'impianto narrativo ci sta), né avvalendosi della sua temutissima guardia personale, i diecimila «immortali», truppe d'élite chiamate così poiché quando ne moriva uno questo veniva immediatamente sostituito, preservando così sempre il medesimo numero. Alla fine sarà il tradimento di Efialte che, indicando a Serse un sentiero segreto per aggirare la gola cruenta, consentirà al «re dei re» di prendere alle spalle l'esercito spartano. Ma il glorioso sacrificio dei 300, che inflissero perdite spaventose ad un esercito forte di 150.000 uomini, fornirà il presupposto per la mobilitazione generale dei greci, che a Salamina prima, a Platea e Micale poi, disintegreranno il potere militare di Serse. Davvero un capolavoro, quindi, il film di Snyder, in grado di riportarci indietro di 2500 anni nel volgere di due ore, alla scoperta, forse nostro malgrado, di quelle che sono state indubitabilmente le nostre radici: radici che affondano nella filosofia, nell'arte, nella cultura ma anche nel sangue, nella guerra, nella brutale capacità di assimilazione espresse dalla civiltà indo-europea. 300 è, inoltre, un film giocato sui contrasti: alla statuaria bellezza degli spartani (dovuta, ahimè, alla prima applicazione concreta dell'eugenetica post partum nella storia, lo sappiamo...), che neppure sfoggiano vistosi gioielli e ornamenti che non siano le armi e i mantelli, si contrappongono le caotiche automutilazioni, i piercing vistosi e numerosi, le terribili maschere da guerra che sfoggiano i persiani in generale e Serse in particolare, gigante il cui corpo sembra quello di un fachiro, tanto è trafitto da spille ed anelli. Contrasto vieppiù percepibile nella scena che vede Efialte recarsi nel padiglione di Serse, ove si sta svolgendo una specie di orgia infernale, tra slanci di tribadismo, sfoggio compiacente di deformità e sadica lussuria. E', in definitiva, il classico scontro tra bene e male? Forse no, ma sembra comunque abbastanza chiaro da che parte stia Miller...
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Ragionpolitica, periodico on line n.205 del 27/3/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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