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L'Inferno e il mistero della libertàdi Antonio Iannaccone - 31 marzo 2007 E' di qualche giorno fa la notizia che la Chiesa torna a parlare dell'Inferno. Istantaneo, sotto il baffo razionale e pacioso dell'intellettuale-medio del terzo millennio, si allarga il sorrisetto superiore e il pensiero automatico: «Vuoi vedere che i preti-pastori vogliono addomesticarmi al loro gregge con lo spauracchio del fuoco e fiamme?». Tranquillizziamo allora il popolo ardentemente agnostico: l'esistenza dell'Inferno non è la cosa peggiore e proprio dal punto di vista dell'autonomia dell'uomo. Anzi, se il riflesso condizionato a quel misterioso stato di dannazione ultraterrena è il sorriso, questo si deve proprio ad una riduzione dogmatica della categoria della libertà. Ovvero, risulta ormai inconcepibile, estraneo alla mentalità comune (e quindi ridicolo) che la libertà dell'uomo possa essere dotata di tale densità e valore da condurlo al suo scacco totale, ostinatamente e intenzionalmente voluto. Questo è infatti l'Inferno, in ultima analisi: l'aver riconosciuto l'imprevedibile possibilità di una salvezza per la mia libertà e, contemporaneamente, averla rifiutata per un'estrema riduzione dell'io alla sua misura ristretta. Nel Vangelo questa possibilità è rimarcata in maniera drammatica dalle parole forse più dure di Gesù: «Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata». Perché non sarà possibile perdonarla: Dio ha tanto amato l'uomo da crearlo libero fino in fondo, tanto libero da poter decidere del suo destino, e cerca il suo «sì» in ogni istante della sua vita, tanto da arrivare allo struggimento della croce per salvare e rendere compiuta la libertà umana. Perché, al contrario, il discorso sull'esistenza dell'Inferno, invece di essere considerato come la possibilità del drammatico vertice della dignità dell'uomo, è oggi vissuto come un attacco alla libertà o piuttosto - come succede nella maggioranza dei casi - è messo da parte come un argomento «senza senso»? La spiegazione non può che essere una, cioè che si è ormai praticamente estinta, a livello sociale e culturale, la percezione del nocciolo centrale del Cristianesimo, cioè di quel fattore che lo rende imprevedibile ed eccezionale proposta all'uomo di ogni tempo. Se, infatti, per il pensiero umano l'alternativa è tra la «libertà di non essere schiavi di nessuno» (tantomeno di un Dio onnipotente e della sua Chiesa) e la «schiavitù a una verità», solo un avvenimento inconcepibile poteva mostrare una terza, imprevedibile strada, cioè, che ci sia, per uno strano Mistero, una «libertà di incontrare la verità, rimanendo perfettamente liberi». Ecco dunque lo scandalo rimosso, il cuore del Cristianesimo: Gesù è la verità che si è fatta uomo per proporsi alla libertà di ognuno, perché ognuno abbia la possibilità di «conquistare infinitamente se stesso», senza perdere una goccia di sé e della sua autonomia. Da qui il suo fascino sempre vivo: il Cristianesimo è l'annuncio di questo fatto straordinario che dà all'uomo una libertà inconcepibile, quella di credere in Cristo a quest'infinita grazia, oppure di perdersi infinitamente, rifiutando questa possibilità per un'ostinazione intenzionalmente e definitivamente voluta. Dunque, l'esistenza dell'Inferno è il contraltare necessario di una proposta che innalza l'uomo ad una libertà senza misura. Certo, è pericolosissimo, ma se non fosse così, saremmo robot automatici programmati, inscatolati e spediti verso un Paradiso che non desidererebbe nessuno.
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Ragionpolitica, periodico on line n.205 del 27/3/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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