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Il Governo Prodi condanna i trentennidi Francesco Pasquali - 3 aprile 2007 Se lo «scalone» previdenziale previsto dalla riforma del centrodestra venisse cancellato dal governo Prodi, i giovani che entrano oggi nel mercato del lavoro non avrebbero la pensione. Sarebbe questo il risultato prodotto dalla combinazione di una popolazione che invecchia e di un tasso di occupazione ridotto. Nel 2050, in Italia, il numero di anziani inattivi, ossia gli attuali under 30, rispetto agli occupati sarà talmente aumentato da raggiungere quasi un rapporto di 1 a 1, restando, come è già oggi, il più alto tra tutti gli Stati dell'Ocse. Il governo Prodi non sembra cogliere la gravità dei dati contenuti nel Factbook 2007 dell'Ocse, in cui si scandagliano i 30 Paesi più industrializzati del mondo in tutti i loro aspetti produttivi, dalla società, all'economia, all'ambiente, individuandone i risultati raggiunti nell'ultimo decennio e le tendenze a lungo termine. Il commento dei dati Ocse da parte del ministro Damiano, che ha esordito con una battuta infelice («Capisco le proiezioni a lungo termine e l'aspirazione all'immortalità, ma nel 2050 io avrò 102 anni»), è emblematico della miopia di questo governo. Al ministro del Lavoro non interessa, evidentemente, il futuro previdenziale di tutti quei giovani, specialmente gli under 30, che entrano o sono appena entrati nel mercato del lavoro e che nel 2050 saranno in età di pensionamento. I dati dell'Ocse sull'Italia non lasciano spazio ad interpretazioni. Nel nostro Paese, nel 2050, oltre un terzo della popolazione (33,7%) sarà costituita da over 65 di cui la quasi totalità (92,8%) in pensione. Dalle cifre viene fuori che la popolazione italiana, dal 1992 al 2005, ha registrato il tasso di crescita più basso (sotto lo 0,5%) insieme alla Germania e al Giappone, a fronte di aumenti di quasi il 2% registrati da India e Sudafrica. Sempre dai dati emerge che se la disoccupazione è scesa più velocemente rispetto ad altri Paesi, è nostro il primato dell'alto tasso di disoccupazione strutturale a lungo termine, pari al 52,2% del numero complessivo dei senza lavoro. Nel 2005 il numero di anziani sopra i 65 anni è stato del 19,6% (il più alto dopo il 20% del Giappone), una percentuale che l'Ocse prevede in ascesa nel 2050, anno in cui l'Italia sarà il Paese più «vecchio» dopo Giappone, Corea e Spagna. Le nuove generazioni non avranno la pensione. Con la cancellazione della riforma del governo Berlusconi, infatti, i figli lavoreranno per mantenere i padri. In questo contesto, le strategie del governo Prodi, che sostengono la validità del pensionamento anticipato nella lotta contro la disoccupazione, sono destinate a generare ulteriori guasti. Deve essere garantito, al contrario, un innalzamento dell'età di pensionamento allungando l'età lavorativa e deve essere ulteriormente aumentata l'occupazione giovanile attraverso formule innovative di partecipazione. In questo modo si implementa il numero di coloro che lavorano e, con ciò, contribuiscono al finanziamento del sistema. Ma il governo e le parti sociali sembrano non prestare ascolto né alle indicazioni che arrivano dai vari osservatori internazionali né al buon senso diffuso tra la popolazione, che ha già metabolizzato la riforma del governo Berlusconi. E' significativo, infatti, quanto emerso da un sondaggio dell'Università Bocconi di Milano, presentato presso la sede dell'Isae, l'Istituto di studi di analisi economica a Roma: l'80% degli italiani ritiene necessario e urgente intervenire sul sistema pensionistico. Dall'indagine realizzata su oltre mille soggetti, di età compresa tra i 20 e i 45 anni, di cui 50% donne e 50% uomini, l'81% occupati, il 19% studenti o in cerca di occupazione, è emerso anche che «il 50% è favorevole ad aumentare, a partire dall'anno prossimo, l'età in cui si va in pensione per tutti, per evitare che le nuove generazioni siano costrette a pagare contributi più alti». Per le giovani generazioni deve essere affermato il principio di maggiore corrispondenza tra ciò che si versa e ciò che si percepisce attraverso la costituzione di un «conto corrente previdenziale» nel quale fare affluire i diversi versamenti effettuati e ricostruire compiutamente la piena corrispondenza tra carriera lavorativa e carriera previdenziale.
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Ragionpolitica, periodico on line n.206 del 3/4/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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