RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Il guru dell'odio di classe

di Raffaele Iannuzzi - 5 aprile 2007

Edoardo Sanguineti non è soltanto un poeta, è anche un agitprop di successo. Certo, di buon successo, almeno negli ambienti della sinistra comunista, nostalgica e reazionaria. Dopo aver esaltato qualche tempo fa l'odio di classe, ora lo teorizza con chiavi ideologiche che credevo ormai defunte, e invece... Veniamo ai fatti. Il 20 marzo 2006 Pietro Ingrao ha compiuto 91 anni, auguri vecchio guru della sinistra, ma ovviamente non potevano bastare cerimoniali «borghesi», no, ci voleva la lectio di Sanguineti, tenuta in occasione dei festeggiamenti per il suddetto compleanno. E dove? Nientemeno che al Centro studi e iniziative per la Riforma dello Stato, di cui è presidente un altro vecchio leone dell'operaismo italiano, l'autore del mitico Operai e capitale, Mario Tronti. Dopodiché, apportati «minimi ritocchi e restauri, anzi minimassimi», alla lectio, Sanguineti fa mandare tutto in stampa e ce la ritroviamo, l'opera del poeta comunista, pubblicata dalla casa editrice Manni, con un titolo che è tutto un programma: Come si diventa materialisti storici?.

Prima di vedere come fare per diventare materialisti storici, purtroppo dobbiamo sorbirci circa trenta pagine di digressioni storiche e di outing di Sanguineti, tra il Lukàcs di Storia e coscienza di classe (si tratta del filosofo marxista ungherese noto per quest'opera del 1920, per il poscritto alla medesima del 1967, in cui fa autocritica, dopo averle prese di santa ragione per le sue idee poco staliniste, e per altre opere ancora di cui non è necessario far menzione) e Adorno; tra Brecht e Moravia; il tutto per riaffermare la verità indiscussa del punto di vista di classe, della coscienza di classe e della minorità della cultura borghese. Nel 2007!

Paradossale? Surreale? Forse. Ma proviamo a pensare che questa paccottiglia, lanciata anche in casa comunista e finita sui giornali (la sparata sull'odio di classe), ha un buon mercato, funziona ancora, viene letta non solo da chi, come me, si occupa dei suoi avversari, per stanarli e metterli di fronte ai loro errori teorici e politici, ma anche da gente che si professa comunista, dopo la caduta del Muro di Berlino e dopo lo scacco del Pci, oggi rimasto al palo e destinato a diventare una specie di megapartito degli apparati, a metà tra la Dc demitiana e il partito radicale di massa. Nel 2007! Questa destrutturazione della cultura politica di sinistra è diventata un caso di studio, ma è anche un caso di accanimento ideologico fondato su uno spirito reazionario allo stato puro. Sanguineti parla e scrive ancora come un operista degli anni Sessanta e gioca la carta del vuoto di memoria post-Tangentopoli per rilanciare i morti che camminano, sapendo che in Senato c'è un'aula dedicata a Giuliani e che Caruso è pur sempre deputato: in questo Paese, non si tratta di delirio pubblico, ma è realtà.

Ecco il brodo primordiale in cui galleggia Sanguineti e in cui il comunismo torna ad essere una narrazione priva di progetto, una strategia della rassicurazione, un rompicapo per nuove generazioni a prova di frustrazione. L'Italia è sotto schiaffo. Tra le banche e le piazze. Con lobbies così diverse e così simili: banchieri-capitalisti e capipopolo-governanti. Un cortocircuito che soltanto uno slancio di novità progettuale e densamente rifinito con una missione storica può disinnescare. Perché Sanguineti vive di idee parassitarie e morte, viventi nella bonaccia delle Antille in casa nostra; e la sinistra sta riportando l'orologio agli anni Settanta, anche con qualche punta di ipocrita resipiscenza (Fassino docet, si legga la sua replica al Romano, sul Corriere della Sera).

Lo spirito che sostanzia questa sbobba ideologica è infine nichilistico, tant'è vero che il nostro poeta si vanta di aver fatto, nella sua giovinezza, un passo del seguente tenore: «Non ho creduto in niente». In questo nulla, si incastra l'ideologia usata positivamente come terapia del sonno, il sonno della ragione. Grantiticamente immobile, la storia, sconfina nel presente e rimescola le carte, senza più giocatori, direi, salvo ascoltare l'ennesimo vaticinio del poeta: «Non è cambiato niente. Il compito rimane lo stesso. Se il compito oggi è particolarmente difficile è perché il proletariato esce da una sconfitta planetaria, ha perso totalmente la coscienza di sé, e ci troviamo di fronte, nel migliore dei casi, a qualche residuo di ordine socialdemocratico». Può bastare? Nel 2007! Però, devo dire che anche per noi non è cambiato niente e il compito rimane lo stesso: far sì che l'Italia non conosca più il comunismo in nessuna sua forma. Così risulta chiara la ragione di chi vota ostinatamente Berlusconi.

! Raffaele Iannuzzi
Gli ultimi commenti
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.206 del 3/4/2007
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata