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Le donne ed il mercato del lavorodi Antonio Maglietta - 5 aprile 2007 Sebbene oggi in Europa siamo ben lontani dal vecchio schema sociale delle 60 ore lavorative settimanali, rimane comunque difficile riuscire a conciliare al meglio la vita familiare con quella lavorativa. In tal senso sono le donne a subire la maggior parte delle discriminazioni in termini di partecipazione al mercato del lavoro. Gli ultimi dati Istat sull'occupazione hanno confermato che il nostro Paese non è immune da questo fenomeno negativo che comunque sembra investire, seppur con forme diverse, tutti gli Stati del Vecchio Continente. Tuttavia, in ambito comunitario, la situazione sembra essere, seppur lentamente, in una fase evolutiva positiva. In generale questo specifico problema potrebbe essere affrontato in due modi: con la leva dei trasferimenti monetari o con l'aumento di specifici servizi da parte dello Stato (i cosiddetti trasferimenti in natura). Il primo strumento sembra fortemente discriminatorio nei confronti della componente maschile della popolazione lavorativa. Il secondo, invece, oltre ad essere la via indicata dalle istituzioni comunitarie, sembra la leva giusta per conciliare l'aumento del tasso di occupazione femminile con la necessità di non riversare in toto i costi dell'operazione, in maniera discriminatoria, sui lavoratori maschi. Il 2 febbraio 2006 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sulla parità tra uomini e donne nell'Unione europea dove, tra le altre cose, ha invitato gli Stati membri:
Con l'adozione di una «Tabella di marcia per la parità tra donne e uomini», il 1° marzo 2006 la Commissione ha definito le sue priorità e il suo quadro d'azione per la promozione della parità fino al 2010, proseguendo così la missione di promuovere la parità tra donne e uomini e assicurare che tutte le sue politiche contribuiscano a tale obiettivo. A tale scopo è essenziale lo sviluppo dei servizi di custodia dei bambini per realizzare gli obiettivi di Barcellona (durante il Consiglio europeo a Barcellona nel 2002 i Paesi membri si sono impegnati ad eliminare gli ostacoli alla partecipazione paritetica di donne e uomini nel mercato del lavoro e di introdurre, entro il 2010, un'assistenza all'infanzia per almeno il 90% dei bambini di età compresa fra i 3 anni e l'età dell'obbligo scolastico e per almeno il 33% dei bambini di età inferiore ai 3 anni). Durante il Consiglio europeo del 23 e 24 marzo 2006 gli Stati membri hanno approvato un «Patto europeo per la parità di genere». Il Patto segna la volontà degli Stati membri di impegnarsi decisamente per l'attuazione delle politiche che hanno il fine di promuovere l'occupazione delle donne e garantire un equilibrio migliore tra la vita professionale e la vita privata, allo scopo di rispondere alle sfide demografiche. Il Consiglio europeo di primavera del marzo 2003 ha invitato la Commissione a presentargli una relazione annuale sui progressi compiuti per promuovere la parità tra uomini e donne e sugli orientamenti in materia di integrazione della dimensione uomo/donna nelle varie politiche. Secondo l'ultima relazione della Commissione europea, resa nota il 7 febbraio scorso -COM(2007)49 definitivo-, dal lancio della Strategia di Lisbona nel 2000 (il Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000 ha sottolineato la necessità di creare non solo più occupazione - facendo passare la proporzione delle donne che lavorano dal 51 al 60% -, ma anche migliori posti di lavoro per le donne entro il 2010), sei degli otto milioni di posti di lavoro creati nell'Ue sono stati occupati da donne. Nel 2005 il tasso di occupazione delle donne ha registrato il dodicesimo anno consecutivo di aumento arrivando al 56,3%, ovvero 2,7 punti al di sopra del livello del 2000, contro lo 0,1 di aumento per il tasso di occupazione degli uomini. La continuazione di tale tendenza positiva permetterebbe la realizzazione dell'obiettivo di Lisbona di un tasso di occupazione femminile del 60% nel 2010. Nello stesso tempo l'aumento del tasso di occupazione delle donne di più di 55 anni è stato nettamente più rapido di quello degli uomini, ed ha raggiunto ormai il 33,7%, ovvero quasi 7 punti in più rispetto al 2000. Di conseguenza la differenza del tasso di occupazione tra donne e uomini si è ridotto a 15,0 punti nel 2005, cioè una diminuzione di 2,6 punti in cinque anni. Per favorire un miglior equilibrio tra donne e uomini della suddivisione delle responsabilità private e familiari è necessario:
In Italia il tasso di occupazione delle donne (46,3%) è tra i più bassi dei Paesi dell'Ocse, mentre, come abbiamo visto, l'Agenda di Lisbona prescrive che debba salire almeno al 60% entro il 2010. Mentre ad esempio in Gran Bretagna le difficoltà delle donne nel mondo del lavoro si specificano nelle cospicue differenze salariali nei confronti dei colleghi maschi, in Italia la discriminazione si caratterizza per la bassa incidenza del lavoro femminile sul tasso di occupazione. Infatti nel nostro Paese il differenziale tra tasso di occupazione femminile e maschile è di ben 25 punti a favore di quest'ultima componente. Per Tina Weber, del Centro europeo delle imprese a partecipazione pubblica e delle imprese a interesse economico generale: «Se si aggiungono all'attività lavorativa delle donne le ore non retribuite, tipo cura dei bambini, lavoro in casa, cura degli, anziani, allora - afferma la Weber - sono le donne quelle che alla fine lavorano di più nella settimana». «Naturale che poi - conclude - molte donne siano "costrette" a optare per lavori a tempo parziale, rispetto a un impiego a tempo pieno». Insomma sembra chiaro che la via da seguire sarebbe quella dell'aumento, da parte degli Stati nazionali, dell'offerta di sevizi in grado di valorizzare il cosiddetto «lavoro di cura» e quindi nello specifico sarebbe opportuno aumentare la spesa in servizi a favore delle famiglie (in Italia oggi non arriva all'1% del Pil) come ad esempio la spesa in servizi a favore dell'infanzia e della cura degli anziani. Ma a dare un'occhiata al sito istituzionale del Dipartimento per i diritti e le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sembra che per il governo Prodi le priorità in tema di pari opportunità non siano certo queste. Infatti l'intera homepage che indica i cosiddetti «casi in primo piano> è letteralmente piena di riferimenti ai Dico mentre, di contro, latitano riferimenti in favore dell'occupazione femminile. Antonio Maglietta |
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Ragionpolitica, periodico on line n.206 del 3/4/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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