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Laicismo reazionariodi Raffaele Iannuzzi - 12 aprile 2007 Il laicismo è reazionario. Non può che essere tale perché si pone reattivamente nei confronti della vera laicità, competitiva e fondata su un ethos oggettivo e naturale. Flores d'Arcais, sulle colonne de La Repubblica, attacca frontalmente Buttiglione, reo, a parer suo, di aver tirato in ballo il diritto naturale, fondato sui rapporti giusti fra gli uomini. Ebbene, il direttore di Micromega, che tra poco, nel prossimo numero della sua rivista, ci mostrerà la sua visione cristologia, naturalmente tutta anti-ratzingeriana (attendo impaziente quest'ultimo capolavoro «teologico»...), afferma che tale definizione di «diritto naturale» è tautologica, ossia auto-evidente, lapalissiana, non c'è alcun contenuto di verità. Invece, nella sua «etica senza fede», scoperta della prima ora, purtroppo già avvalorata da un certo Kant, e prima ancora da Spinoza e due terzi dell'illuminismo francese, sarebbero presenti nuclei di certezza granitica. Anzi, a ben guardare, il punto è proprio questo: i laicisti nostrani sono gonfi di certezze senza verità. Non si può certo dire che siano pensatori deboli, come vorrebbero apparire, anzi, sono pensatori totalitari, proprio come Giovanni Paolo II aveva preconizzato nella Centesimus annus: senza valori oggettivi e naturali, la democrazia degenera in un larvato totalitarismo. Ora, il limite della pattuglia laicista reazionaria, che apre fronti di battaglia ad ogni piè sospinto - salvo poi incolpare la Chiesa di ingerenza nelle questioni politiche e di aggressività polemica -, l'ultimo con l'appello degli intellettuali al Parlamento, pubblicata sul Riformista, consiste proprio nella sua povertà intellettuale che serve, però, come la retorica ideologica insegna, a tenere insieme molti soggetti e molti agenti sovversivi. Nasce da qui l'odio espresso con le scritte sui muri, per ora, nei confronti di Mons. Bagnasco, del Card. Ruini e, last but not least, Benedetto XVI. Il clima è di odio teologico, prima ancora che ideologico. Infatti Flores d'Arcais si cimenta con la teologia degli intellettuali militanti, che associa l'Anticristo alle certezze senza verità. Cacciari è l'esponente più affermato di questa genìa intellettuale e si porta dietro altri esponenti non meno accaniti, aggiungerei alla lista la mite figura dell'Anticristo nostrano, la filosofa De Ponticelli. Quest'ultima, in un saggio appena pubblicato, sostiene l'eutanasia e tutto l'armamentario laicista con il sorriso della vergine pagana, affidata ad un dio di non chiara provenienza, certamente non il Dio di Gesù Cristo. Ecco, secondo questi fautori della teologia senza fede, la natura in quanto tale non esiste più e, come nel caso di Marx, esiste soltanto ciò che la falsa coscienza assume come «natura» e «naturale», oggi i giusti rapporti fra gli uomini, domani chissà cosa. Sfondato il muro della natura, non rimane altro che il libero gioco degli scambi in società, artificiali, contrattualizzati a seconda degli schemi culturali di riferimento. Kelsen domina in questa paccottiglia ideologica, con il rinforzo di un relativismo assolutamente non banale, perché radicato nella fragilità dei fondamenti culturali dell'uomo postmoderno. Ecco, qui si rovescia il quadro: il relativismo dimora in un giacobinismo d'assalto, nient'affatto debole e fragile, ma, al contrario, totalitario e perennemente in lotta con la verità trascendente e religiosa dell'io. Se non si coglie questo punto decisivo, si rischia di brancolare nel buio, anche avendo dalla nostra buone ragioni e ottimo patrocinio teologico. Molti sono i fronti che si aprono e sono tutti contro la Chiesa come unica realtà capace di fondare la Cristianità come civiltà compatta, unitaria, ancorché plurale, come sostiene il Card. Scola. Di più: l'Occidente, oggi, è il fronte della Cristianità e diventa pericoloso qualsivoglia ricaduta spiritualistica e immanentistica nel campo della battaglia anti-relativistica, poiché in gioco non è soltanto la fede piccola dei sagrestani di palazzo, ma la fede di un popolo. L'ultimo bastione della laicità: ecco cos'è, oggi, la Cristianità di Benedetto XVI. Quando Melloni avanza l'ipotesi che sia la cosiddetta aggressività polemica della Chiesa a suscitare reazioni politiche sproporzionate come quelle di Genova, il segnale è evidente: il senso della Cristianità è svanito e, al suo posto, è emersa l'ideologia statolatria-laicista come frontiera intrascendibile. Un certo cattolicesimo nostrano è ridotto a questo misero stato e Benedetto XVI, del tutto consapevole di ciò, sta spostando la linea dirimente dalla Chiesa come Corpo mistico alla Cristianità come storia e civiltà. Dal viaggio a Colonia fino ad oggi: questo è l'itinerarium mentis in Deum del Papa. Con un nota bene: l'itinerarium mentis in Deum costituisce il fondamento di un nuovo itinerarium mentis in historiam. Di qui la tenacia argomentativa su questioni centrali, di diritto naturale, come la famiglia, la bioetica, la vita, l'impegno politico. La teologia si sposta e va a cogliere la centralità dell'essere storico e dell'agire individuale. Pura laicità. Il quotidiano della Margherita, Europa, invita a riscoprire don Mazzolari, come se questo grande prete non avesse speso la sua vita a costruire appunto un lessico della civiltà cristiana, non attardandosi su usurate questioni ideologiche, ma centrando l'essenza del messaggio cristiano come cifra della verità sull'uomo. Non esiste «pensiero laterale» possibile, solo per chiamarsi fuori dall'adesione piena ed incondizionata alla posizione della Chiesa. Il cattolicesimo post-conciliare ha variamente tentato la strada del «pensiero laterale», una sorta di «né-né», ma i risultati ultimi sono siglati dalla condanna della teologia di Sobrino. E nulla più. Stando così le cose, Garelli constata un'evidenza che rappresenta un punto di forza della Chiesa: «La Chiesa non è tanto esigente e discriminante nell'amministrare i Sacramenti, lo sta diventando sui temi della famiglia e della vita, che ha scelto come baluardo per affermare nell'epoca attuale la distinzione cristiana. La nuova stagione che la Chiesa sta vivendo può quindi avere conseguenze rilevanti nel ridisegnare la presenza e i confini del cattolicesimo in Italia. Il richiamo ai valori irrinunciabili di cui si fa carico la gerarchia (insieme a vari gruppi religiosi più impegnati) sta forse segnando la fine del cattolicesimo di maggioranza, per far posto a un'appartenenza cattolica più attiva e convinta, ma anche più consapevole del suo carattere di minoranza» (Quel disagio che cambia i cattolici, La Stampa, mercoledì 11 aprile). Ma non sarà, piuttosto, che questa posizione così decisamente espressa dalla Chiesa serva ancor più a quei laici, e sono molti (si legga Ricossa sul Foglio del 10 aprile), che non intendono aprire il varco alla disgregazione della società civile e della forma di civiltà occidentale nella quale sono nati e cresciuti? Non sarà, così, che questa Chiesa, con la sua spinta sul pubblico dominio della vita associata, riesca ad arrivare là dove più di cinquant'anni di Costituzione non è riuscita ad arrivare? Cioè all'affermazione di una tensione unitaria sulla base di un ethos oggettivo, naturale e sentito come assente di fronte ai pericoli del terrorismo islamico, dell'invasione islamica in Italia e in Europa, del relativismo di segno totalitario? Un rovesciamento assiale del punto di vista sulla Chiesa: a questa missione storica è chiamata la laicità occidentale. Ha un bel dire Citati su La Repubblica, chiamando in causa il gergo decadente «heideggeriano-lacaniano-deleuziano» dei «teologi cattolici», si dice una cosa scontata, ma che non sfiora neanche lontanamente la posta in gioco. La vera «decadenza insostenibile» (Citati) è quella dei laicisti i quali, come e più di certi teologi cattolici, vivono in un mondo virtual-ideologico, che dispiega il nuovo potenziale eversivo della «democrazia totalitaria» (Talmon). Certezze ideologiche senza verità. Il primo a vestire questi panni fu Ponzio Pilato e l'allora Card. Ratzinger dedicò un lungo e importante saggio alla domanda di quest'ultimo: «Cos'è la verità?». Sant'Agostino rispose a suo modo, suggestivamente: «Quid est veritas? Vir qui adest». L'uomo qui presente, il Dio fatto uomo. Da questo fatto sorge una civiltà. La nostra. Che amiamo e difendiamo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.207 del 12/4/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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