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Fuoco incrociato sulla Chiesa

di Gianteo Bordero - 12 aprile 2007

Con le minacce di morte a monsignor Bagnasco comparse sui muri della città, Genova si rivela ancora una volta come l'avamposto in cui vengono a galla i sentimenti e i sommovimenti violenti ed eversivi presenti nelle frange più ideologizzate della società italiana. Era già accaduto ai tempi dei moti contro il governo Tambroni nel 1960, poi con la nascita delle Brigate Rosse e l'assassinio del sindacalista della Cgil Guido Rossa nel 1979. E' accaduto, in forma diversa, durante il G8 del luglio 2001. E riaccade oggi, seguendo una linea di continuità che non deve sorprendere, con le scritte minacciose e con gli insulti murali indirizzati all'arcivescovo della città. Tutto ciò ha luogo - è utile ribadirlo - proprio pochi mesi dopo che un altro genovese illustre, il poeta Edoardo Sanguineti, candidato della sinistra radicale alle primarie dell'Unione, ha fatto l'elogio dell'odio di classe e teorizzato la sua attualità.

Che gli episodi degli ultimi giorni possano estendersi dal capoluogo ligure ad altre realtà, assumendo così una portata nazionale, è dovuto al fatto che «colpire» monsignor Bagnasco significa colpire la Chiesa italiana, e la Conferenza Episcopale di cui l'arcivescovo genovese è presidente, in un momento nel quale la battaglia della gerarchia cattolica in difesa della vita e della famiglia ha assunto una rilevanza civile e sociale tale da far uscire allo scoperto i nemici vecchi e nuovi della Chiesa. E' in questo senso che le scritte apparse a Genova rappresentano soltanto l'emersione di un sentimento che da diverso tempo cova negli animi di quella parte di opinione pubblica che sente ogni intervento del Papa e dei vescovi come una minaccia all'ordine culturale costituito, alla signoria del politicamente e laicisticamente corretto.

L'attacco a monsignor Bagnasco, così, non nasce dal nulla, ma sgorga da un diffuso clima di ostilità nei confronti della Chiesa e della sua gerarchia, come confermato dal fatto che oltre alle scritte contro il presule genovese ne siano apparse altre, sempre nel capoluogo ligure, contro Benedetto XVI e il cardinal Camillo Ruini. Lo stesso quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire, rispolverando un termine legato agli anni di piombo, ha affermato che quello che più deve far riflettere e preoccupare è il «brodo di coltura» da cui traggono origine gli insulti e le minacce a Bagnasco. «Le accuse alla Chiesa - si leggeva su Avvenire nell'editoriale di martedì - le troviamo su taluni giornali, le ascoltiamo nei cortei, le scorgiamo nelle vignette: violenta, aggressiva, addirittura razzista». La minaccia rivolta a monsignor Bagnasco «per ora è solo terrorismo spray, il rosso e il nero sono solo vernice... Tuttavia il salto tra la microcriminalità politica e l'avventurismo di indole terroristica è più probabile se il brodo di coltura è abbondante e caldo al punto giusto. Se gli obiettivi più sensibili sono abitualmente lasciati soli, rispetto allo scherno pubblico e alla maldicenza generalizzata».

Se è vero quello che scrive il quotidiano dei vescovi, diviene possibile ipotizzare che dietro le polemiche nate in seguito alle dichiarazioni di Bagnasco sulla società che va alla deriva se non è fissato un confine etico tra il bene e il male non vi fosse la reazione di un momento e che certi ambienti non aspettassero altro che l'occasione per poter montare ad arte una battaglia mediatica di delegittimazione ai danni dell'arcivescovo genovese e, con lui, della Chiesa italiana e della gerarchia nel suo complesso. In questo caso, il massimalismo ideologico dell'estrema sinistra ha trovato nella stampa tradizionalmente laicista un alleato di ferro, che ha consentito a posizioni pur sempre minoritarie nel popolo italiano di divenire opinione pubblica. Nessuno dei maggiori quotidiani si è premurato di inserire le affermazioni di Bagnasco all'interno del senso generale del suo discorso, nessuno ha cercato di capire prima di criticare: è, questo, il segno di una parzialità ideologica che ben giustifica le preoccupazioni di Avvenire e la cui intensità è pari soltanto all'ipocrisia con cui oggi si deprecano le minacce al monsignore genovese.

La Chiesa di Ratzinger e Bagnasco si ritrova così sotto il fuoco incrociato della cultura antagonista no global e del laicismo radical-massonico delle élites che dominano la cosiddetta «grande stampa» italiana. Il «brodo di coltura» c'è: sarebbe miope non vederlo e sarebbe stolto prenderlo sottogamba. A conferma di ciò, mentre scriviamo giunge la notizia che anche a Bologna (di fronte alla sede Acli) e a Napoli (sul muro laterale della chiesa di Sant'Eligio Maggiore) è apparso il graffito «Bagnasco vergogna». Come si vede, ancora una volta Genova ha scritto l'incipit di un brutto capitolo della storia italiana.

! Gianteo Bordero
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Ragionpolitica, periodico on line n.207 del 12/4/2007
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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