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numero 280
6 marzo 2008
 
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18 aprile 1948. Quando l'Italia scelse di essere «Libera e Forte»

di Rodolfo Ridolfi - 14 aprile 2007

Quante analogie fra i tempi che viviamo e l'aprile del 1948! Se il 25 aprile del '45 segnò la fine del nazifascismo per l'opera determinante delle truppe anglo-americane, il 18 aprile del '48 fu la data in cui, con il voto, l'Italia decise per la democrazia e la libertà, sconfiggendo il pericolo social-comunista. Cinquantanove anni sono passati da quel 18 aprile 1948, quando, alle prime elezioni dell'Italia repubblicana, i partiti del centro-destra ottenevano il 48,5% dei suffragi, battendo di oltre diciassette punti la lista di Unità Popolare, formata da Pci e Psi. Il significato della vittoria del 18 aprile va sicuramente al di là del pur considerevole risultato ottenuto dalla Dc, e supera di gran lunga la sigla stessa, sotto la quale tutti quei consensi vennero raccolti.

Il 18 aprile del 1948, infatti, non vinse la Dc, ma vinse l'Italia, vinse un'Italia che aveva capito che consegnarsi in mano al Pci di Togliatti, proprio mentre in tutta l'Europa dell'est i partiti comunisti obbedienti a Stalin costituivano Repubbliche popolari dipendenti dall'Urss, significava diventare schiavi di Mosca. Il 18 aprile vinsero i Comitati Civici, creati pochi mesi prima, che, forti di trecentomila volontari e di ventimila comitati elettorali, intrapresero una politica anticomunista e organizzarono una campagna elettorale nella quale risultò evidente, attraverso slogans e manifesti, che la posta in gioco era la salvezza del Paese dal comunismo. Vinse uno spirito di «crociata» in difesa della civiltà, un anno prima della scomunica lanciata da Pio XII, il 28 giugno del 1949, nei riguardi dei cristiani che aderivano alle dottrine del comunismo e che collaboravano con movimenti comunisti, e undici anni dopo l'enciclica Divini Redemptoris di Pio XI che aveva definito il comunismo «intrinsecamente perverso».

Siamo tutti figli del 18 aprile 1948, perché quel giorno fu il popolo vero, fu l'Italia profonda, dal nord al sud, che seppe difendere, unita, un patrimonio comune di valori ereditato nei secoli; perché quel giorno il nostro popolo seppe dire «no» ad una ideologia che, se avesse vinto, avrebbe portato in Italia il terrore rosso che già aleggiava sui Paesi dell'est europeo, consegnati a Stalin dagli accordi di Yalta; perché, infine, il 18 aprile non vinse, come invece troppo comunemente si crede, il partito che ci avrebbe portati verso il cattocomunismo e la partitocrazia. La storia della Dc non è la storia delle elezioni del 18 aprile: è un'altra storia. Forse è proprio per questa diversità di storie che la Dc, fino alla caduta del Muro di Berlino, non ha mai voluto celebrare quella data. Certamente, una delle cause della sconfitta del Fronte popolare è da ravvisare nella levatura politica e morale di uomini come De Gasperi, Saragat, Einaudi. Come non sottolineare l'intelligenza politica, la lungimiranza ed il coraggio di Saragat, il quale si staccò da un partito socialista, ormai succube del Pci, per dar vita ad un socialismo liberale e democratico. Notevole peso sulla vittoria di De Gasperi alle elezioni del '48 lo ebbe di certo il piano Marshall. Presentato il 5 giugno 1947, il piano cominciò a funzionare nel 1948 per concludersi nel 1952. All'Italia, in denaro e aiuti alimentari, toccarono 1.515 milioni di dollari, e cioè 684 miliardi di lire di allora. E c'è, inoltre, da considerare che dal settembre 1943 all'aprile 1948 l'Italia ricevette dagli Stati Uniti sovvenzioni a fondo perduto per un valore di 1.419 milioni di dollari.

Fu così che i moderati contribuirono a salvare la democrazia e la civiltà del nostro Paese; mentre presuntuosi intellettuali di sinistra predicavano la via della caverna e, ciechi di fronte ai crimini di stampo leninista-stalinista, iniziavano la loro triste marcia dentro il comunismo. Un'analisi di mezzo secolo di storia italiana che potrà contribuire a far luce sul significato politico e culturale di una data troppo importante per essere dimenticata, forse, un po' troppo scomoda, dopo che gli sconfitti di ieri vorrebbero diventare i vincitori di oggi, anche grazie alla connivenza ideologica o alla poca accortezza di chi, allora, non seppe o non volle capire fino in fondo il senso ultimo di quel 48,5% di consensi.

Sarebbe importante, e da molti anni lo chiediamo, che l'evento storico del 18 aprile 1948 venisse ricordato con appropriate iniziative istituzionali, coinvolgendo università e scuole. Le istituzioni dovrebbero ricordare con gratitudine i protagonisti di quell'evento: Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Luigi Einaudi, Randolfo Pacciardi, che affermarono i valori della democrazia, della libertà, dell'atlantismo, dell'europeismo e dell'Occidente, valori che sono ancora attuali ed irrinunciabili. Quella del 18 aprile 1948 non fu una delle consuete competizioni elettorali tra differenti forze politiche, ma una scelta di civiltà fra due opposte concezioni del mondo: fra un'Italia profondamente legata alle proprie radici nazionali, religiose e civili, ed una parte del Paese plagiata dall'utopia marxista-leninista; un'utopia che proprio nella primavera dello stesso anno portava con un golpe i comunisti al potere a Praga e forniva l'ennesimo saggio di brutalità nell'Europa dell'est con la defenestrazione del socialista Masarik. Le elezioni del 1948 segnarono anche negativamente l'egemonia del Partito Comunista Italiano nello scenario della sinistra nazionale. Il clima da guerra civile di quegli anni, le aspettative dei comunisti italiani nei confronti dei partigiani comunisti jugoslavi di Tito, che avanzavano nell'Italia orientale, e l'eliminazione sommaria da parte comunista dei partigiani non comunisti e di tanti innocenti subirono un duro colpo.

Sono almeno cento milioni i morti causati dall'ideocrazia marxista-leninista internazionale, e non è quindi possibile relegare a un passato lontano l'esplosione dell'insorgenza spirituale che nel 1948 ha sconfitto il comunismo in Italia e che alla fine degli anni '80 ha decretato la scomparsa dei regimi totalitari marxisti-leninisti dell'Europa centrale e orientale. Non abbassare la guardia di fronte ai comunisti anche rispetto a quelli che pretendono di non essere più tali, solo in virtù di qualche facile mutazione di etichetta, è un imperativo di civiltà e di libertà. Il 18 aprile fu giustamente definito una seconda Lepanto, in quanto se Lepanto ha impedito ai musulmani di invadere l'Europa, il 18 aprile ha impedito ai comunisti di conquistare l'Italia.

Rodolfo Ridolfi

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