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Terrorismo: chi avanza e chi arretra

di Valentina Meliadò - 17 aprile 2007

Ricapitolando. Conclusasi con il tragico epilogo pasquale la vicenda del sequestro Mastrogiacomo, i risultati tangibili di tutta l'operazione sono che due ostaggi su tre sono morti; all'odio dei talebani verso i soldati italiani e gli italiani in generale (in quanto occidentali) va ad aggiungersi il risentimento della popolazione afgana per la conduzione delle trattative; ai festeggiamenti un tantino eccessivi per la liberazione di Mastrogiacomo è seguita la polemica di Emergency con il governo Karzai - prima - e quello Prodi poi, a cui Gino Strada ha rinfacciato di non aver fatto nulla per liberare il suo mediatore dalle grinfie dei servizi segreti afgani, e men che meno l'interprete del reporter di Repubblica, della cui morte la stessa Emergency, che ha preteso ed ottenuto carta bianca nelle trattative, ha incolpato per l'appunto il governo che gliela aveva concessa. Ed ora, dopo le inevitabili polemiche politiche scatenate da una vicenda che presenta qualche oggettiva perplessità, il governo Prodi si difende adducendo la ragione della continuità con l'operato del precedente esecutivo in materia di sequestri, ma è una giustificazione che davvero non regge.

Se è vero che anche il governo Berlusconi fu disponibile alle trattative, è altrettanto vero che questo non scartò mai l'opzione militare - quando possibile - per liberare gli ostaggi, e fu così infatti che vennero salvati Agliana, Stefio e Cupertino, di cui incredibilmente ci si è già dimenticati; così come è vero che anche il precedente esecutivo si avvalse dell'aiuto di associazioni umanitarie, ma si guardò bene dall'escludere per questo le istituzioni della Difesa (servizi segreti, carabinieri del Ros, Esercito, ecc.) dalle trattative, perché è del tutto evidente che concedere carta bianca ad una associazione che - nonostante tanti meriti in campo umanitario - non ha mai nascosto una forte antipatia per l'assetto governativo post talebani, sia di fatto un vantaggio per chi chiede, non per chi deve riportare a casa il suo ostaggio. Infine, c'è una bella differenza tra la concessione di denaro e la liberazione di terroristi, e ce n'è una maggiore tra il trattare negando di aver ceduto qualcosa e il dare la massima pubblicità e risalto alla concessione a tutte le richieste. E' una differenza politica che incide direttamente sulla sicurezza degli italiani dentro e fuori l'Italia.

Perché è l'ostentazione della nostra debolezza a renderci vulnerabili - e dunque attaccabili - agli occhi dei terroristi, non il contrario. E' la convinzione che non siamo politicamente e moralmente in grado di contrastarli a spingerli ad avanzare, non il contrario; e infatti avanzano, come dimostrano gli attentati in Algeria e Marocco, che fanno parte di una strategia a 360 gradi di penetrazione del continente africano come ponte sull'Europa. Gli obiettivi sono molteplici: impegnare su più fronti, spaventare e dividere l'Occidente, dimostrare la globalità della capacità offensiva e l'unità di intenti tra sigle integraliste locali e Al Qaeda, fare proseliti e imporsi definitivamente in paesi come l'Algeria, la cui islamizzazione fu già tentata negli anni ‘90 con una guerra civile che produsse la frammentazione delle organizzazioni estremiste tra le quali si distinse per ferocia terroristica il Gia (Gruppo islamico armato), responsabile della morte di migliaia di civili.

Ma quello che è veramente demoralizzante è che la politica e la cultura europee stentano ancora a riconoscere il filo conduttore - lungo decenni ormai - dell'aggressione del terrorismo islamico all'Occidente. Di fronte ad ogni nuovo, allarmante episodio, si continua a prediligere una interpretazione congiunturale, contemporanea, totalmente insufficiente a rispondere adeguatamente al carattere teleologico del terrorismo; si continua a non capire che l'11 settembre ha rappresentato la fine di un lungo processo e l'inizio di una nuova fase attinenti a obiettivi preesistenti, e non il principio della guerra tra integralismo e Occidente. Avremmo dovuto capire tutto questo molti anni fa, quando uomini come il comandante Massud, il leone del Panshir, preconizzavano - inascoltati - l'attacco alle torri gemelle per poi essere assassinati nella cecità e nell'indifferenza generale. Forse non è troppo tardi, ma l'ora di una grande controrivoluzione culturale è scoccata da tempo. Prendiamone atto.

! Valentina Meliadò
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