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Anche a Cosenza scritte intimidatorie contro Bagnascodi Mario Secomandi - 21 aprile 2007 «Bagnasco a morte». «Bagnasco infame». Dopo Genova, Bologna, Torino e Napoli, anche a Cosenza, importante capoluogo calabrese, sono apparse su un muro di un palazzo nel centro cittadino queste scritte minacciose ed ingiuriose nei confronti del presidente della Cei, corredate da una A racchiusa in un cerchio (simbolo anarchico e radical-rivoluzionario). Il tutto è stato compiuto adoperando la ormai classica bomboletta spray di colore rosso. Già qualche sapientone radical-chic starà minimizzando pensando che si tratti di uno scherzo o di un gesto goliardico da ragazzi, ma in verità non va assolutamente sottovalutato o preso sotto gamba l'intensificarsi di tale fenomeno, quello delle frasi minatorie rivolte a mons. Bagnasco, che pare si stia diffondendo a macchia d'olio in diversi luoghi della Penisola, dal Nord al Sud. L'elemento che si può notare è che anche Cosenza, come le altre città succitate, è una città, se non proprio rossa, quantomeno storicamente di sinistra, e dove molto forti e potenti sono le lobby e correnti culturali di marca progressista, laicista, libertaria, nichilista, relativista e radical-massonica, e dove - può essere spiacente ricordarlo ma è la verità - anche il cattolicesimo laicale è per buona parte quello d'ispirazione catto-comunista e dossettiana. Ciò che si va profilando sotto i nostri occhi è un potente attacco «in grande stile» giocato su più fronti alla gerarchia ecclesiastica, da Benedetto XVI passando per il cardinal Ruini fino a Bagnasco, «colpevole» come non mai di parlare chiaro ed esprimersi pubblicamente circa i contenuti fondamentali del magistero e dottrina morale della Chiesa cattolica. Si è infatti creato una sorta di humus e «brodo di coltura», cui attingono con ogni probabilità gli stessi facinorosi estremisti autori delle scritte, in cui da parte di maitre a penser od opinionisti di scuola post-illuminista o della sinistra radicale, ci si scaglia a testa bassa contro il clero, accusandolo - secondo la loro nefasta e tetra logica - addirittura di «non essere compatibile» con la vita democratica di un Paese civile, moderno e sviluppato. Il punto è che non si vuole proprio accettare che la chiesa dica la sua, illumini ed orienti il popolo dei fedeli, e richiami alla coerenza gli uomini delle istituzioni che si fregiano dell'appellativo di cattolico non tanto per autentica fede sperimentata ed annunciata ma forse soltanto per pescare voti nelle sacrestie. La Chiesa cattolica, in primis la gerarchia, meritano tutta la solidarietà da parte di chi, laico o cattolico che sia, ha a cuore, oltre che lo stesso magistero della chiesa, anche quelli che sono i fondamenti etici e morali di una sana democrazia e laicità dello Stato, dalla libertà religiosa alla centralità della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna in apertura alla vita. Spiace in verità notare la scarsissima vicinanza mostrata al presidente della Cei da parte di una larga fetta della sinistra, ma di ciò non ci si dovrebbe meravigliare troppo, dal momento che proprio da essa prendono le mosse le direttive ideologiche anti-clericali. Parliamo di famiglia perché è conclamato come le intimidazioni a mons. Bagnasco abbiano cominciato a vedere la luce in concomitanza ed in seguito alla sua netta presa di posizione contro i Dico. Ricordiamo che tale disegno di legge va infatti nella direzione dell'equiparazione sostanziale della famiglia naturale e legittima alle coppie di fatto etero ed omosessuali. Ciò è inaccettabile e va respinto perché indebolisce e scardina surrettiziamente l'istituto familiare, disorienta e diseduca le giovani generazioni, e funge allo stesso tempo da grimaldello per le adozioni di bambini/e da parte di coppie omosessuali. Con i Dico la famiglia tradizionale perderà col tempo sempre più di rilevanza, in quanto per ottenere dallo Stato i benefici e diritti fino ad ora spettanti solo ad essa non sarà più necessario passare attraverso il matrimonio indissolubile ed eterosessuale, ma basterà la dichiarazione all'anagrafe, anche da parte di due gay, contratto rescindibile senza troppi intoppi. E' giunto il momento, anche in vista del Family Day del 12 maggio, di operare una chiara scelta di campo: attorno ai temi della difesa della vita dal concepimento al suo termine naturale, della promozione della famiglia naturale e dell'educazione, si profila davanti a noi una fase di autentica messa in chiaro delle cose. Chi è cattolico è chiamato a dimostrarsi tale per il tramite di una propria rinnovata coerenza e fedeltà al magistero del Papa, chi è laico (e non laicista e nichilista) è invitato sia a difendere la Chiesa cattolica, Il Papa ed i vescovi, che a promuovere i valori e principi della vita, famiglia ed educazione, perché stanno alla base della nostra società e civiltà italiana, europea ed occidentale. E' necessario che laici e cattolici, insieme ed in sinergia, si stringano attorno al presidente della Cei, in modo che si respingano le becere ed infami intimidazioni, e mettano al centro della loro attenzione e del loro impegno i suddetti valori irrinunciabili, contro ogni relativismo, laicismo e nichilismo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.208 del 17/4/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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