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Statali: il governo stretto tra sindacati e Bcedi Antonio Maglietta - 21 aprile 2007 E' di nuovo polemica tra governo e sindacati sul tema caldo del rinnovo contrattuale degli statali. A innescare la miccia è stato il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, che ha accusato il sindacato di avere poco coraggio e lo ha invitato a non perdere «l'opportunità storica di contribuire a sistemare lo stato sociale e a riformare la Pubblica Amministrazione». Soprattutto, il ministro è fermo su un punto: «Chi pensa che prima si danno i soldi e poi si fanno le riforme ha sbagliato i suoi conti», dice. Poi, ancora più esplicitamente ha affermato: «Il governo ha sottoscritto un memorandum e stanziato le risorse, ma gli aumenti saranno pagati con la firma del contratto». Padoa-Schioppa parla di «logica di un negoziato» e dice che finché non è concluso nulla è definitivo e paragona il memorandum e la discussione su di esso a quanto è accaduto nel 1948 dopo l'approvazione della Costituzione: il tutto affermando di non voler drammatizzare troppo la situazione. Le reazioni dei sindacati alle dichiarazioni del ministro non si sono fatte attendere. Sui rinnovi dei contratti dei dipendenti pubblici e la riforma della Pubblica Amministrazione «ci sono gli accordi e il memorandum» e il sindacato è rispettoso di quegli accordi. Lo afferma il segretario confederale della Cgil, Paolo Nerozzi. «Noi - dice Nerozzi - siamo fedeli e rispettosi di quegli accordi, ma per ora il contratto non c'è. Di cosa stiamo parlando?». Paolo Pirani, segretario confederale della Uil, risponde per le rime al ministro dell'Economia ed afferma che sulla vicenda degli statali «c'è poco da dire e da aggiungere». Pertanto sarebbe il caso di mettere fine alle chiacchiere, di non continuare ad «abbaiare alla luna» e di rinnovare i contratti pubblici, perché su questo tema «c'è un colpevole ritardo del governo di sedici mesi. Mi pare sia già stato detto tutto. C'è poco da discutere. Il memorandum sul lavoro pubblico e gli accordi per le risorse necessarie a rinnovare i contratti sono stati sottoscritti. Se il governo ci ripensa, ognuno andrà per la sua strada. L'unica da imboccare è quella della trattativa». L'esponente della Uil ricorda che il sindacato è in attesa di un chiarimento politico da parte di Palazzo Chigi. «La politica degli annunci ha fatto il suo tempo - ha aggiunto Pirani -. E' logico avere a questo punto un confronto con il presidente del Consiglio. Ma non c'è dubbio che, nell'attesa, lo sciopero è confermato. La prossima settimana decideremo modalità e data». L'analisi del ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa sulla vicenda degli statali «non è condivisibile ed è assolutamente da respingere». Replica così alle parole del responsabile del Tesoro il segretario confederale della Cisl, Gianni Baratta. «In questi mesi - dice Baratta - il sindacato ha dato alta prova di responsabilità nel farsi carico della riforma della Pubblica Amministrazione. Non accettiamo giudizi sommari. Notiamo che tra la firma del memorandum e i primi atti del governo, come la direttiva "madre", c'è una differenza notevole. E', dunque, l'esecutivo che non sta rispettando gli accordi». L'esponente della Cisl sottolinea che la riforma della Pubblica Amministrazione è stata chiesta dal sindacato nel giugno scorso. «Scarso coraggio da parte nostra? La colpa è loro. Se poi pensano di portare avanti la questione dei contratti per altri dodici mesi... mi sembra una follia, c'è da preoccuparsi». Il segretario confederale della Cisl ribadisce che solo l'intervento di Romano Prodi «può sbrogliare la matassa» e che nel frattempo lo sciopero resta confermato. Sul contratto del pubblico impiego «non si può fare retromarcia» afferma dal canto suo il segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini. «I lavoratori - si legge in una nota - aspettano da oltre quindici mesi un adeguamento della propria busta paga e ancora non sanno quando potranno vedere quei soldi. Si continua a rimescolare le carte, a parlare di negoziato in corso, ma la sensazione è che si voglia una resa del sindacato che non è ipotizzabile». La direttiva - ha aggiunto - «visto che siamo in fase di trattativa, va modificata allentando la morsa sulla contrattazione di secondo livello, perché non si può parlare di produttività se di fatto viene mortificato lo strumento attraverso il quale conseguirla». Così come, aggiunge la leader Ugl, «non pensabile, a nostro avviso, ridimensionare il contratto di primo livello. Possiamo condividere, ed è l'unica eccezione, le agevolazioni fiscali sul secondo livello che certamente va incentivato, ma senza penalizzare il contratto nazionale». Come se non bastassero le levate di scudi degli amici sindacalisti, ci si mette pure la Banca Centrale europea a turbare l'operato dei ministri Padoa-Schioppa e Nicolais. Per evitare il ritorno di possibili fiammate inflazionistiche, «è cruciale che le parti sociali continuino a mostrare senso di responsabilià». Dal momento che «in tale contesto, gli accordi salariali dovrebbero tenere conto delle posizioni in termini di competitività di prezzo, del livello tuttora elevato della disoccupazione in numerose economie nonché dell'andamento della produttività». Lo afferma la Bce nell'ultimo bollettino mensile. «Il Consiglio segue con particolare attenzione le trattative salariali nei Paesi dell'area dell'euro», avverte l'istituto di Francoforte secondo, cui «le prospettive per l'andamento dei prezzi rimangono soggette a rischi al rialzo», connessi, oltre che alle dinamiche salariali, anche «alla possibilità di ulteriori rincari del petrolio e di nuovi incrementi dei prezzi amministrati e delle imposte indirette, oltre a quelli annunciati e decisi finora». Le consistenti entrate tributarie e i saldi di bilancio superiori alle attese del 2006 «devono indurre a porsi per il 2007 e per i prossimi anni obiettivi più ambiziosi» a livello di conti pubblici, «destinando entrate impreviste interamente alla riduzione del disavanzo e del debito pubblico». E' questo l'invito rivolto dalla Bce ai Paesi dell'Eurozona. E' di massima importanza, infatti, «trarre vantaggio dal deciso miglioramento della situazione economica e procedere con determinazione verso il riequilibrio dei bilanci». I rapporti tra disavanzo o debito pubblico e Pil registrati nei Paesi dell'area nel 2006 «sono considerevolmente migliori delle attese». Nondimeno, questi risultati positivi riflettono in ampia misura le consistenti entrate tributarie in un contesto macroeconomico favorevole, che hanno in alcuni casi compensato una spesa pubblica più elevata del previsto. Oltre a destinare tutte le entrate aggiuntive al miglioramento dei conti pubblici, la Bce chiede di «evitare politiche fiscali procicliche in tutti i Paesi». Questo aspetto è di «importanza vitale» per assicurare la sostenibilità dei bilanci e prepararsi all'impatto dell'invecchiamento demografico. «Un riesame della spesa e dell'imposizione mirato ad accrescere la qualità delle finanze pubbliche favorirebbe ulteriormente la crescita economica e la sostenibilità dei bilanci». A questo punto ci si chiede se, oltre alle frasi di circostanza, i ministri Tommaso Padoa-Schioppa e Luigi Nicolais faranno le «formiche» e quindi accetteranno l'invito della Bce oppure, cedendo alle pressioni dei sindacati ed in particolar modo dei confederali, opteranno per scelte da «cicala». Dalle dichiarazioni del ministro dell'Economia, riprese giovedì dal Corriere della Sera, sembra che gli statali si dovranno accontentare di quanto già avuto. Ma siamo pur sempre alla vigilia delle elezioni amministrative e, col passare del tempo, il monito della Bce potrebbe diventare un mero ricordo. In questa nuova prospettiva diventa quindi più che legittimo sollevare il dubbio che magari, con l'avvicinarsi dell'appuntamento elettorale, il rabberciato governo di Romano Prodi, alla disperata ricerca di facili consensi, decida di cedere alle richieste degli «amici» (i confederali) e rispedire al mittente i condivisibili inviti dell'istituto di Francoforte. Antonio Maglietta |
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Ragionpolitica, periodico on line n.208 del 17/4/2007 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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